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Alzo Zero
A proposito del distrofico Piergiorgio Welby
SIGNOR PRESIDENTE, L’EUTANASIA NON C’ENTRA!
di Carmelo R. Viola
Signor Presidente, voglio anch’io rivolgermi a Lei come ha fatto Piergiorgio Welby, copresidente dell’Associazione “Luca Coscioni”, colpito dalla distrofia muscolare, costretto alla totale immobilità fisica e ad una serie di operazioni tecnologiche (ventilatore polmonare, filtro umidificatore, catetere boccale per le secrezioni tracheali, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare e quant’altro) durante le quali il suo corpo è una cosa vile e indecorosa…mentre la natura, madre e pur anche matrigna, vorrebbe tuttavia liberarlo da tutto questo con la cessazione di ogni funzione e attività vitale, detta volgarmente morte.
La tecnologia consente di rallentare artificialmente l’ineluttabile progressivo degrado della vita psico-vegetativa, ma dovrebbe essere il diretto interessato a chiederlo. Imporgli di continuare non a vivere ma ad essere testimone impotente di un corpo che non gli appartiene più, grazie a supporti tecnologici contro la sua volontà cosciente è semplicemente un crimine e non c’è alcun conoscitore del concetto di diritto che possa dimostrare il contrario. La solita giustificazione in forza di leggi è un giochetto pseudo-logico che dovrebbe aver fatto il suo tempo.
Non basta. Nel caso specifico l’eutanasia non c’entra assolutamente nulla. L’eutanasia consiste nel ridurre il processo vitale quando la sofferenza supera la gioia di esistere ed anche qui la volontà dell’interessato fa legge. Anzi diritto. Nel caso in oggetto, dunque, la violenza della legge contro il diritto è doppia perché non riduce il decorso di un’esistenza ma la prolunga contro la naturale spontanea risoluzione. Spero che Lei, Signor Presidente, abbia captato la capziosità di un ragionamento che mette la legge al di sopra di un diritto, che non è nemmeno quello del “suicidio assistito”, detto eutanasia, ma quello molto più semplice – e più grave - d’impedire la soluzione di una vita per caduta fisiologica (o patologica) del potere vitale.
Nei casi citati la volontà cosciente del paziente è già “testamento biologico” ad effetto immediato che nessuna volontà terza – nemmeno se in veste giuridica – può minimamente bloccare o intaccare.
Purtroppo, ci tocca constatare come il potere temporale dei papi - debellato militarmente nel 1860 con la Breccia di Porta Pia, illegittimamente difesa da certo Pio IX, ghigliottinatore di patrioti italiani – continui a vivere nello spirito di rappresentanti del popolo, che confondono la propria (pur legittima) fede religiosa con l’ingerenza clericale nei fatti del nostro paese e non hanno coscienza di servire uno Stato laico, anzi non sanno nemmeno cosa significhi laicità, condizione prima e indispensabile per una vita civile guidata dalla scienza e dalla coscienza. Non sanno nemmeno che il concetto di bioetica non può che essere al di sopra e al di fuori di ogni confessione e perfino di ogni ideologia politica, proprio perché pertinente al settore delle leggi della natura e quindi tenuto al rispetto della triade “biologia-logica-etica”.
Escludendo la natura, come unica maestra di vita, si esclude anche l’uomo con i suoi diritti naturali e ci si impantana nella pretesa di legiferare contro la natura stessa ovvero anche laddove esistono di già delle leggi, che l’uomo ha solo il dovere e il compito di tradurre in formule operative ed attuative. Per associazione di idee si affaccia alla mente la vecchia vessata questione delle cellule staminali, a proposito delle quali gli affetti di sudditanza patologica all’antica prepotenza papale si fanno in quattro (e magari in quaranta) per rendersi benemeriti di un istituto che credono assicuri loro un buon posticino nel paradiso dei giusti a condizione di obbedire ciecamente.
Piergiorgio Welby giace su un letto, immobile, ridotto a poco più di un vegetale cosciente: una condizione di condanna terribile che possiamo solo molto pallidamente immaginare fingendoci incapaci di movimento fisico, cioè di autonomia reale. Un incubo onirico: uno dei peggiori supplizi che la leopardiana madre e matrigna detta natura possa infliggere alle sue stesse creature. Costui chiede semplicemente che la tecnologia non prolunghi la sua “lucida agonia” ma lo lasci “addormentarsi” – se così vogliamo dire – di quel sonno che tutti gli infelici si augurano specie se sono diventati un peso morto, privi della benché minima motilità funzionale e, nel caso specifico, della benché minima utilità sociale, avendo l’interessato detto tutto quanto il cuore e l’intelletto gli hanno suggerito.
Chiedere di potere smettere di vedere perfino le persone amate è un gesto di amore verso le stesse, che muoiono lentamente di dolore al solo vederlo e nel doverlo accudire anche nelle sue necessità più intime e più mortificanti. Condannarlo alla prosecuzione di questo stato di vita, che non può essere definita nemmeno vegetale – tenendo conto che perfino la pianta può essere felice! – è (lo ripeto ad alta voce) un crimine. Un crimine fideistico-tecnologico che non mi risulta trovi riscontro nemmeno nel famoso “Giuramento d’Ippocrate”, antico codice etico ancora in auge per chiunque operi nel campo della medicina.
Mi auguro, signor Presidente, che Lei possa farsi promotore di una legge cònsona al diritto che cancelli definitivamente tutte le leggi che, facendo scempio del diritto, condannano dei nostri simili a delle pene terrificanti senza colpa, da inferno dantesco, pene che, a ben considerare, sono ben più barbariche di quella morte che il nostro codice ha per fortuna cancellato da tempo.
A Piergiorgio Welby, come a tutti i nostri simili, che vengano a trovarsi in quel tunnel – che nessuno di noi augurerebbe al peggiore dei propri nemici – compete l’indiscutibile e inconcusso diritto di decidere di sé stessi contro ogni farsa di uomini che pretendono di dettare norme a quella natura, che è la sola entità legittimata a dettarne a noi. Natura – lo dico chiudendo – sta per biologia, logica ed etica. Ogni tergiversazione è solo desolante esternazione di presunzione giuridica di pigmei che credono di porsi al di sopra di quella parte dell’ordine naturale delle cose, che non può essere diversamente.
Ascoltiamo le parole della vittima: “Io amo la vita. Io non sono né un uomo malinconico né un maniaco depresso, morire mi fa orrore. Purtroppo, ciò che mi è rimasto non è più vita, è solo testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio… Se fossi svizzero, belga o olandese, potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’è pietà”. Possano queste parole cadere come macigni sulla testa di quanti si ostinano a volere sostituirsi alla naturalmente legittima volontà di un uomo che ha cessato di essere un uomo per diventare un animale nudo esposto alle mansioni di tecnici e di lavoratori. Che vergogna per uno Stato che si dice “di diritto” e la cui intellighenzia cattolica si vanta di avere tradizioni cristiane! Siamo molto al di sotto della già cattolicissima Spagna, dove l’attuale compagine governativa sta sapendo dire no non solo agli Usa ma anche alla prepotenza clericale.
Carmelo R. Viola – Centro Studi Biologia Sociale – crviola@mail.gte.it
03/10/2006