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Alzo Zero
L’Italia sta svanendo
Fra cinquanta anni si compirà il suicidio demografico dell’Europa, vinta dalle popolazioni africane ed asiatiche; se la situazione non muta, dimezzerà la popolazione nel corso di una generazione. Solo in Italia il 10% circa delle nuove generazioni non è più figlia d’italiani; ogni anno che passa – sparisce la popolazione italiana equivalente ad un piccolo capoluogo di provincia – Vercelli, Teramo o Savona – e nasce una cittadina di giovani extracomunitari di quasi pari grandezza.
di Marco Cottignoli
Basterebbe girare un po’l’Italia per accorgersi del suo lento ma inesorabile declino; non solamente nelle periferie o nelle metropoli, nelle aree industriali, nei supermercati e nel traffico implacabile ma anche nei piccoli centri abitati ormai disabitati dai quali spariscono le scuole, i negozi, le farmacie, gli uffici postali…I dati Istat appena editi confermano il declino: gli italiani invecchiano e sono insoddisfatti- ben il 47,5% dei cittadini con più di 14 anni esprime un sentimento di scontento rispetto alla propria condizione economica- e non fanno figli, 1,32 per donna nel 2005, un tasso ancora più basso del 1,33 del 2004 che costituiva già il livello minimo in Europa. Anzi l’Italia con un tasso di 1,2 si avvia a diventare la nazione del mondo con il minor numero di nati e già lo sarebbe se dalle nascite registrate negli ospedali si escludessero i figli di immigrati residenti ma non cittadini italiani. Un vero e proprio suicidio demografico che appare irreversibile con la conseguenza che tra mezzo secolo, con gli attuali tassi di natalità, non solo l’Italia ma anche Francia, Spagna, Olanda, Germania dimezzeranno la popolazione nel corso di una generazione. La Germania perderà l’equivalente della popolazione della Germania Est in mezzo secolo, la Spagna l’equivalente dell’attuale popolazione di un quarto del proprio territorio ed in Olanda fra un paio di decenni la maggioranza degli adolescenti sarà costituita da musulmani che venti anni dopo, costituiranno la maggioranza degli adulti che andranno a votare e, probabilmente, a governare. L’Europa è destinata ad essere colonizzata a causa della propria natalità decrescente, da oltre trenta anni, e dell’esplosione demografica nel mondo islamico, africano ed asiatico. In pratica fra pochi decenni gli europei- quelli che vivono nel cosiddetto benessere- non ci saranno più, spazzati via dal crollo demografico ma anche dalla propria inconsistenza etica e dai costumi sociali improntati ad una dose sempre maggiore di individualismo. La tentazione di un paragone con l’impero romano è forte. Noi europei spariremo perché non abbiamo più un futuro nelle nostre culle così come il crollo demografico spazzò via l’impero romano, indebolito oltremodo dalla corruzione, dal vizio e dalla pratica diffusa dell’aborto e dell’infanticidio, che fece in modo che non ci fossero più legionari romani. Poi si arruolarono i barbari, rendendoli frettolosamente cittadini romani; quando i barbari si accorsero di essere in maggioranza, presero il potere. Il tema è talmente grave che perfino i non europei sono stupiti dal fatto che questo tema drammatico non sia al centro del dibattito culturale e delle campagne elettorali. Tale è anche la tesi di Mark Steyn, nel suo magnifico libro “ L’America sola: la fine del mondo come lo conosciamo “ di cui è auspicabile una rapida traduzione in italiano. Le soluzioni non stanno certo nel trucco della cittadinanza concessa agli immigrati residenti come vorrebbe fare Prodi ed il suo governo; è evidente che trasformare gli extracomunitari africani od orientali in cittadini italiani per decreto non significa farne degli italiani per cultura e per integrazione. Alcune autorevoli statistiche prevedono che nel 2050 l’Italia sarà una nazione “senza zie”: già ora la maggioranza dei bambini italiani sono figli unici ma fra meno di quaranta anni anche gli adulti saranno per il 60% figli unici di figli unici, persone che non avranno mai fatto l’esperienza di un fratello o di una sorella, o appunto di uno zio o di una zia. Non mancano gli appassionati di questo nuovo mondo; chi non si ricorda le lodi sperticate alla futura Eurabia quando nel 1998 la nazionale di calcio francese vinse i campionati mondiali di calcio schierando una maggioranza di giocatori che non erano nati in Francia? Gli intellettuali militanti progressisti parlarono dottamente della palese superiorità della civiltà francese multietnica e multireligiosa mentre, hanno taciuto, sulle recenti rivolte nelle banlieu parigine. Il problema è stratificato e complesso ed investe l’aspetto culturale, morale, sociale ed economico di tutta l’Europa; alle incertezze lavorative, alle ansie della precarietà e della povertà si sommano le questioni sociologiche in atto. In particolare la nostra società italiana è profondamente mutata nei valori di riferimento perché fino a poche decine di anni fa, non erano certo le preoccupazioni economiche, anche peggiori di adesso, a scoraggiare la procreazione; basti pensare al sud d’Italia, terra ad altissimo tasso di natalità e di emigrazione. Una delle ragioni del calo della natalità riguarda sicuramente l'emancipazione femminile e la scarsa propensione maschile a collaborare in casa. E’ passato il tempo in cui le donne italiane stavano a casa ed organizzavano la loro vita all'esclusivo servizio del marito e dei figli, rinunciando a qualsiasi ambizione lavorativa. Oggi non solo anche la donna lavora ma esistono pure una infinità di nuove opportunità, attrazioni, interessi divertimenti che un tempo non esistevano. Oggi chi sceglie di avere figli- e di seguirli con la dovuta attenzione- sa che dovrà rinunciare ad una fetta consistente dei fittizi moderni piaceri quotidiani- viaggi, tempo libero, vestiti alla moda, auto, discoteca, ristorante, telefonini- e di opportunità lavorative. Senza contare il numero crescente dei quarantenni che vivono o da soli od ancora in casa assieme ai genitori. Come riporta Bertani in un suo recente articolo “ Gli italiani sono civilmente divisi in due grandi squadre: la prima – quella dei “posso” – non fanno figli perché i figli – quando “puoi” – sono un ingombro. Come fai ad acchiappare l’ultima offerta di volo per Puerto Escondido se devi cambiare i pannolini ogni tre ore? L’altra squadra – quella dei “vorrei, ma non posso” – in genere ha altri grattacapi cui pensare invece di fare figli: sono la popolazione più strapazzata d’Europa da tasse e gabelle, da circa quindici anni sono bersagliati da Finanziarie che tolgono anche l’aria. Il futuro? L’Istat per il 2050 prevede un costante flusso migratorio, perché senza di esso, l’Italia non riuscirebbe a mantenere gli attuali livelli di benessere, sia per ciò che concerne produzione, pensioni e consumi. Che grottesco destino il nostro, ormai in via di estinzione ma ancora, fino alla fine, inebetiti dalla frenesia del consumismo e dai bisogni indotti. E’quasi una pietosa fortuna che metà della popolazione si stordisca facendo uso di psicofarmaci e l’altra metà stia silenziosamente scomparendo.
03/12/2006