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Alzo Zero
Il 2006 sarà l’anno della rinascita somala?
La Somalia, è situata nella parte orientale del Corno d’ Africa, affacciata sull’ Oceano Indiano, di conseguenza assume un importante, rilevanza geo – strategica, data la sua vicinanza alle rotte petrolifere del Medio – Oriente.
Questo stato, ha caratteristiche etniche, differenti rispetto alla maggioranza delle nazioni africane, dato che ha una completa omogeneità nel campo razziale ( 97% bantù ) e religioso ( 100% musulmano ).
L’odierna entità statale somala, nacque per volontà delle ex potenze coloniali e non ( in primis gli USA ), i confini furono definiti arbitrariamente , e di conseguenza un elevata percentuale di somali risiede nelle nazioni confinanti, come il Gibuti l’ Etiopia e il Kenya.
L’indipendenza fu ottenuta nel 1960, quando l’ex Somailand britannico e la Somalia Italiana si unirono formando una nazione comune “la Somalia fu l’unica colonia che ci fu “concessa” dal trattato di Parigi, questa colonia era la meno popolata da cittadini italiani e con un minor interesse economico a confronto dell’ Eritrea e dell’importantissima Libia, ma in questi altri stati, l’ “irredentismo” italiano, rappresentato dai “traditori” come De Gasperi, si scontrava con gli interessi etiopici per l’Eritrea e in Libia con la Gran Bretagna e Francia guidati dalla lunga manus yankee, che non accettava una nuova riaffermazione italiana nel Mediterraneo ).
Il nuovo stato dotato di “parvenze democratiche in stile occidentale” ebbe breve durata, nel 1969 fu assassinato il presidente Alì Shamarke, esponente della Lega Somala e il potere fu occupato da una giunta militare capeggiata da Siad Barre, massimo esponente del CRS ( Consiglio Supremo Rivoluzionario ). Il CRS si impegnò ad attuare una “via socialista”, che mirò a sviluppare un economia nazionale autonoma e autarchica. I primi passi, si scontrano con gli interessi dell’ex potenza coloniale italiana, furono, la nazionalizzazione delle banche, della società di assicurazioni, lo zuccherificio di Giondar ,la Seis società elettrica italo – somala e adozione del somalo come lingua ufficiale.
La nuova politica “socialista” aveva trovato un ampio consenso tra la popolazione nazionale.
La svolta in politica estera ed interna avvenne nel 1977, a seguito della guerra dell’ Ogaden, una regione assegnata nel 1938 all’Etiopia ma abitata da somali. All’inizio la giunta militare appoggiò il Fronte di Liberazione dell’ Ogaden, ma dopo gli scarsi risultati ottenuti in campo militare, decise di intervenire direttamente nel conflitto, ma l’Etiopia ( nel 1975 un colpo di stato marxista leninista destituì l’anacronistico negus Hailè Seialssè, che era stato re instaurato dai britannici nel 1941 ), ebbe la meglio grazie al sostegno fornito dai cubani e sovietici. Il conflitto si concluse nel 1978, quando le rimanenti truppe somale abbandonarono il territorio etiope. A seguito di questo conflitto la Somalia ruppe le relazioni con l’URSS ed “entrò” nelle grinfie statunitensi. A seguito della nuova amicizia, arrivarono anche i “vampiri/avvoltoi” del FMI, che obbligarono lo stato africano, ad attuare politiche neo – liberiste, volte a distruggere la già debole economia locale. In primis la dipendenza alimentare, dall’ estero che è stata la conseguenza delle impostazioni strutturali del FMI. Nel decennio 1975-85 l’ “aiuto alimentare” crebbe di una media annuale del 31%, mentre il mercato interno fu distrutto dalle importazioni a prezzi più bassi rispetto ai prodotti locali. Nel 1981 con la conseguente svalutazione dello scellino furono eliminati i piani di sviluppo governativo. Ad avvantaggiarsi delle politiche del Fondo Monetario furono i ceti militari burocratici, i militari legati al clan di Barre e la media borghesia che si arricchì tramite operazioni di speculazione nell’acquisto di terreni comunitari. Questi terreni dopo l’acquisto, furono utilizzate per la cultura estensiva di prodotti ( frutta, cotone e legumi ), coltivati ai soli fini dell’ esportazione. L’ economia nazionale era allo sfascio, secondo uno studio della Banca Mondiale, nel 1989 i salari dei dipendenti pubblici erano del 90% inferiori rispetto al 1975, nello stesso periodo gli interessi sul debito ammontavo al 194.6% delle esportazioni.
A causa di queste politiche neo-liberali il malcontento dilagava, tra la popolazione i gruppi guerriglieri, contrari al regime iniziarono a prendere il sopravvento nelle regioni periferiche dello stato. Nel 1988 ¾ del Somailand erano occupati dal movimento del SNM, ( il regime cercò di reprimere la rivolta causando la morte di circa 20.000 civili ), a Sud nacque il SPM che ottenne l’appoggio dei soldati ammutinati a Chisimayo, mentre al centro era attivo l’USC. Il regime di Siad Barre sempre più in crisi, fece dei cambiamenti di facciata, reintroducendo il multipartitismo, riaffermando il pansomalismo, mentre venivano epurati vari ministri e comandanti dell’ esercito.
Nel frattempo la guerriglia era divisa, in diverse fazioni regionali – claniche. Nel maggio del 1990, l’ USC muovendo dalle sue basi in territorio etiope occupò varie città, mentre Siad Barre nominò un nuovo Primo Ministro del clan Issa avversario di Barre. Il 26/12/1990 i guerriglieri occupano Mogadiscio e il 25 gennaio 1991 l’ex presidente abbandonò la Somalia. Alcuni mesi dopo l’ occupazione di Mogadiscio Alì Mahdi Mohamed esponente dell’ USC si auto proclamò presidente, osteggiato al suo interno da Eidid., mentre riprendesero i combattimenti tra le diverse fazioni. L’ undici giugno 1991, il presidente della Repubblica del Gibuti , convocò la I° Conferenza Intersomala di riconciliazione a cui particeparono l’USC del clan Hawiya, SDM ( Digibul Mirefle ), l ’SPM dell’ Ogaden, i rappresentanti delle Nazioni Unite, l’Italia, la CEE, la Lega Araba e l’OUA. La conferenza si concluse con la firma di un documento unitario, che prevedeva un cessate il fuoco su scala nazionale, conferma biennale alla presidenza di Mahdi, reintroduzione della Costituzione del 1960, e istituzione di un Assemblea Nazionale. Nell’attuazione del programma redatto la conferenza si rilevò come un fallimento, dato che vi erano esponenti politici screditati per il peso condizionante di un forte “clanismo politico” che avevo reso impossibile l’affermazione del potere del Presidente su scala nazionale. Il 10 novembre il Comitato Centrale dell’ USC dichiarò deceduta la presidenza del Mahdi, dato che era entrato in contrasto con l’ala più radicale del movimento capeggiata da Eidid. Il 17 maggio 1991 l’ ex colonia britannica del Somailand dichiarò la secessione dal resto della Somalia.
L’ ex colonia italiana era in preda al totale caos,le Nazioni Unite approvarono la creazione dell’UNOSOM I composta da soli 800 soldati, ma il perdurare della crisi e l’insistenza delle lobby petrolifere “costrinsero” ad aumentare il contingente a 40.000 uomini ( 20.000 Yankee ) ( le multinazionali petrolifere avevano sottoscritto un precedente contratto con l’ex dittatore Barre, in cui veniva stabilito che la CONOCO, Chevron, Philiphs e Amoco avevano diritto di esplorazione e sfruttamento sui 2/3 del sottosuolo somalo ). La nuova missione, iniziò a disarmare la maggior parte delle milizie ad eccezione di quelle fedeli all’ ex despota Barre, di conseguenza i nuovi tentativi di disarmare le fazioni in maniera parziali portarono ad un definitivo fallimento dell’ accordo. Nella primavera del 1993 l’ex sottosegretario per gli affari africani Cohen, ammise che la politica ufficiale all’ interno del governo americano mirava a disarmare solamente le milizie dell’ SNA capeggiate dall’ ex-membro dell’USC Eidid. Il 27 marzo 1993, ad Addis Abeba le fazioni in lotta, si riuniscono e firmano un trattato di pace, in gran parte formulato dal Dipartimento di Stato Americano. Il nuovo accordo impegnò i contendenti a istituire nelle zone sotto controllo dei warlords dei consigli distrettuali e regionali ( il generale Aidid l’aveva già fatto precedentemente ), ma nel maggio 1993 a causa dei ritardi nelle creazioni dei vari consigli locali, l’ONU prese l’ iniziativa senza un suo mandato di istituire nuovi consigli. Di conseguenza, molte delle fazioni scelte dall’ ONU non controllavano nessun territorio, e non avevano ricevuto un valido mandato democratico da parte della popolazione che sostenevano di rappresentare. L’ UNOSOM che era alla ricerca di leader alternativi, creò alcuni consigli nella zona controlla da Aidid per appoggiare i suoi alleati a lui ostili, ma non fece altro che ignorare i consigli già esistenti nel territorio del SNA e cercò di crearne dei suoi. Nel frattempo le Nazioni Unite, ricrearono il meccanismo assistenziale degli “aiuti umanitari” e riversò sul paese oltre 500 mila tonnellate di viveri e medicinali, ma la fece da padrona l’inefficienza organizzativa. All’arrivo dei primi rifornimenti si scatenò una feroce corsa all’accapparamento e assunse forme di frantumazione del codice clanico di comportamento e assistenza. I saccheggi, l’attività di bande irregolari misero in difficoltà gli stessi esponenti dell’ USC nella distribuzione organica dei rifornimenti alle rispettive comunità di appartenenza, mentre si acuì lo scontro interclanico sulle quote di spettanza. Con l’inizio dell’ estate aumentò il prezzo politico degli “aiuti” e la condotta ONU si fece più discriminante. La conseguente e incontrollabile situazione portò alla chiusura il porto di Mogadiscio ( 28 agosto ). ( Alla fine del 1992 soltanto il 20% dei rifornimenti arrivò alla popolazione ),il restante 80% fu spartito dai vari warlords. A causa di questa situazione discriminatoria, attuata dalle Nazioni Unite e rivolta soprattutto contro il movimento capeggiato da Eidid ( nel frattempo, questi ebbe un ordine di cattura da parte dell’ ONU, risoluzione 837 6/6/93 ) rinforzò l’odio contro la missione ONU, che fu vista come una forza neo-coloniale ,che mirava a far ritornare al potere l’ex dittatore Barre. Il 5 giugno del 1993, i caschi blu pachistani, tentarono di occupare la sede della radio di Mogadiscio, utilizzata dalla fazione di Eidid, per diffondere i proclami della resistenza contro l’ invasione straniera. La reazione dei miliziani alla prova di forza dei caschi blu, fu violentissima e nello scontro morirono 18 pachistani, il 2 luglio furono uccisi 3 soldati italiani, ma l’evento che ebbe più risalto mediatico fu l’abbattimento di un elicottero degli USA il 3 ottobre, che causò la morte di 18 yankees, a causa di un alto numero di vittime e i fallimenti politici della “missione di pace” le truppe delle Nazioni Unite iniziarono un graduale ritiro che si completò definitivamente nel 1995. Il 24 marzo 1994 a Nairobi, in Kenya, fu redatto un nuovo trattato di pace, questo accordo fu firmato dal generale, ed eroe nazionale Eidid, a nome delle sue 4 fazioni che componevano l’Alleanza Nazionale Somala, e da Alì Mahdi, per conto delle 12 fazioni alleate, al suo gruppo Manifesto, anche questo accordo come quello precedente di Addis Abeba, rimase lettera morta.
Nel 1996 nei sobborghi di Mogadiscio, nacquero i primi “embrioni” delle Corti Islamiche capeggiate da Shayk Sharif. Questa nuova organizzazione creata dal “basso”, mirò a ristabilire l’ordine tra la popolazione, mediante l’ attuazione della legge islamica, sharia, che rimpiazzò il caos legislativo dei warlords.Nello stesso anno il generale Eidid morì, facendo peggiorare ulteriormente, la già grave situazione nazionale. Le alleanza tra i vari clan cambiarono, Hussain il figlio di Eidid passò alla guida del CSU, Osman Alì Alto le cui milizie un tempo fedeli ad Eidid, si allearono con Mahdi. Il 2 maggio del 2000, una nuova conferenza di pace aperta, ad Arta nello stato del Gibuti, composta da 300 membri dei clan somali, approvò l’ elezione di presidente nazionale A.S. Hassan. La conferenza di Gibuti, adottò una carta provvisoria, che prevedeva un nuovo governo transitorio di 3 anni la creazione di un Assemblea Nazionale composta da membri eletti dai vari clan. Il nuovo accordo, come quelli precedenti, non apportò alcuna modifica alla nazione somala, il governo di transizione aveva il potere effettivo solo nel suo palazzo di Mogadiscio. La situazione sembrò mutare radicalmente nel 2004, quando l’ Unione Europea, la Comunità Internazionale, e l’ IGAD ( Agenzia per lo sviluppo dell’ Africa Orientale ), riuscirono a riunire i rappresentanti dei vari clan a Nairobi, creando un Parlamento ad interim composto da 275 membri che a sua volta elessero un Governo e un Presidente Ahmed Yusuf, warlords della regione semi autonoma del Puntaland.
Situazione attuale.
Lo scenario somalo, è in un continua ebollizione e evoluzione. Il 5 giugno 2006 le Corti Islamiche hanno occupato la “capitale” Mogadiscio, avendo la meglio sui vari warlords, finanziati dalla CIA ed uniti in una generica sigla Alleanza per il ripristino della pace e contro il terrorismo. In pochi mesi le Corti Islamiche hanno ottenuto il sopravvento in tutto il Sud. Il governo di transizione, che ha poteri simili a quelli del governo Karzai in Afghanistan, si è trasferito a Baidoa una città a 350 km da Mogadiscio, vicino alla frontiera etiope ,il nuovo governo “democratico” e internazionalmente riconosciuto ha ottenuto l’appoggio logistico da parte degli USA e soprattutto militare, dall’ ex-nemico l’Etiopia, contro il fronte comune di Rinascita Islamica, da quanto appreso da varie fonti circa 5.000 soldati etiopi sono stanziati vicino a Baidoa a difesa di un presunto o prossimo attacco delle Corti, il governo del Presidente Yusuf sempre più in crisi sta cercando di impegnarsi in una difficile exit – strategy con gli Islamici, cercando un compromesso, ipotizzando la loro entrata in nuovo esecutivo. I media nazionali e internazionali, stanno attuando un’ ampia campagna di discredito contro le Corti Islamiche, accusandole di fondamentalismo. Questo movimento è stato l’ unico ad incarnare l’ordine e la disciplina dopo 15 anni di caos, restaurando le istituzioni locali, prestando istruzione e assistenza sanitaria alla popolazione. Anche la sharia, la legge islamica ( criticata dai mass- media in Somalia, ma accettata nel “democratico” Afghanistan e nella ricca Arabia Saudita ), è accettata da tutta la popolazione, in una nazione al 100% islamica. Di conseguenza l’ampio consenso che ottengono le Corti Islamiche, ha indotto vari esponenti delle istituzione di Baidoa, ad abbandonare l’ imbelle governo di transizione.
Come precedentemente dimostrato, dalla situazione in Afghanistan, Iraq e Somalia, l’esportazione della democrazia “euro-americana” è ed è stata un totale fallimento, la popolazione non accettata governi “imposti” dall’ alto o con parvenze di elezioni falsa, i governi “neo democratici” vengono considerati sinonimo di corruzione,parassitismo e dipendenza dall’ estero.
Saverio Borgheresi
03/12/2006