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Alzo Zero
I saluti dei bambini
israeliani sono… missili!
di ‘Imad az-Zughbi
Se esiste una "umanità di serie B" devono esistere anche "bambini di serie
B". Ignorati nelle loro sofferenze, nei loro traumi, derisi da "bambini di
serie A". I primi, ci dicono, sono "educati all'odio", i secondi sono forse
"educati al razzismo"?
Bambini che scrivono, con le matite colorate, parole e dediche, in attesa di
spedirle ai loro “coetanei” libanesi, non per chiedere scusa per le
uccisioni
e le distruzioni che i loro padri ed i loro parenti stanno commettendo, ma
per attestare con tale gesto che i loro messaggi arriveranno a tutti i
bambini libanesi, senza batter ciglio, anzi, divertendosi e ridendo davanti
ai missili ed ai carri armati super tecnologici [vedi qui]. Dall’altra
sponda invece, si consuma una tragedia, vissuta dal popolo libanese, ed in
particolare dai bambini, causata dall’aggressione israeliana che annienta
gli uomini, gli edifici e i diritti umani, soprattutto quelli dei bambini,
essendo questi ultimi, per lo più, le principali vittime.
Quelle immagini - che l’esercito israeliano ha permesso di pubblicare -
mostrano quei bambini come privi dell’innocenza che dovrebbe caratterizzare
i loro coetanei; rimane ovvio che la causa sta nel fatto che essi sono stati
educati e cresciuti in una società militarizzata, che non conosce altro che
l’uccisione e lo spargimento di sangue, il sangue di ogni arabo, che sia
sangue palestinese o libanese… non fa differenza.
I media israeliani sono tutti concordi nel modo in cui presentare
l’immagine, ad essi benevisa, della propria macchina da guerra, vietando la
trasmissione delle immagini dei massacri compiuti contro i civili libanesi,
particolarmente contro i bambini. Permettono, invece, la pubblicazione delle
immagini che ritraggono bambini israeliani intenti a divertirsi giocando tra
carri armati, mezzi da guerra e grandi quantità di missili; in tal modo, i
media israeliani cercano forse di trasmettere ai popoli di tutto il mondo
“il vivo desiderio di pace che hanno i loro figli”! “Pace”, una parola
composta da lettere che vengono incise, dalle mani degli stessi figli, sulle
bombe a grappolo, sulle bombe al fosforo e sulle ‘bombe intelligenti’.
Di
fronte a tutto ciò, e di fronte all’esodo di oltre 750mila cittadini
libanesi, il mondo intero, insieme allo Stato Gigante, si prende tutto il
suo tempo, prima di imporre una fine all’uccisione dell’infanzia in Libano,
mentre la gente si divide, da un lato, tra semplici spettatori ed altri
dispiaciuti per la morte di vittime innocenti; dall’altro, tra coloro che
chiedono, sottovoce, di mettere fine alla distruzione del popolo libanese e
coloro che mantengono il silenzio per paura del Signore Gigante… persino il
Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, UNICEF, non ha condannato
immediatamente i crimini commessi contro l’infanzia, ma solo dopo 13 giorni
dall’inizio dell’aggressione israeliana al Libano, ammettendo, tramite il
direttore esecutivo dell’organizzazione, Ann Veneman, che “la maggior parte
degli sfollati in seguito a questi violenti avvenimenti sono bambini che
potrebbero aver assistito alla morte o al ferimento dei loro cari e che,
afflitti, soffrono di una grave depressione” .
Senza dubbio, i bambini libanesi sono esposti a pericolosi rischi psichici,
causati dalle spaventose esperienze, viste e vissute, dalla vista dei corpi
dei loro cari dilaniati dalle bombe di fabbricazione americana, a quella dei
corpi bruciati dal fuoco dell’odio israeliano.
E quanti bambini, al loro ritorno a scuola, guarderanno il banco che c’è
accanto, vedranno che è vacante, e ci poseranno una rosa, e quanti sono
quelli che quando torneranno nei loro villaggi, cercheranno invano i volti
dei vicini di casa e dei loro cari, che non ci sono più…. Questo, nel caso
in cui rimanga, a questi bambini, un villaggio, una scuola ed una casa a cui
fare ritorno.
I bambini in Libano, costretti all’esodo ed all’abbandono delle proprie case
e dei propri villaggi, fanno disegni che raccontano l’aggressione, disegni
tratti dalla realtà quotidiana, disegni degli aerei israeliani che sganciano
missili su edifici civili. I bambini in Israele, invece, vicino alle
postazioni militari, disegnano sulle bombe e sui missili, e mandano i loro
saluti, mentre il ministro degli Esteri americano Condoleezza Rice esprime
“la sua forte preoccupazione riguardo alla situazione dei cittadini libanesi
ed alla loro sofferenza”.
Tradotto per Aljazira.it da Naydi Nachar
Fonte: "As-Safìr" (Libano), 26 luglio 2006
04/08/2006