Alzo Zero

 

La “cosa” di nome Maria, trasportata in patria, ovvero “consummatum est”!

 

LETTERA APERTA AL TRIBUNALE DEI MINORI DI GENOVA

 

di Carmelo R. Viola

 

         La Corte di Appello, assunto il compito di esaminare la nota questione, non ha bloccato la sentenza del Tribunale dei Minori (alias “cose viventi”), in tal modo rendendola esecutiva. Perché abbia assunto il detto compito, resta un mistero per noi profani di cotanta scienza. Così, a sorpresa – come hanno riferito i media, la “cosa” di nome Maria, bambina bielorussa decenne, è stata prelevata, naturalmente da forze dell’ordine, probabilmente in divisa, da un deposito di Stato e trasportata al paese d’origine. Noi, non addetti ai lavori, non possiamo comprendere l’imperatività della legge.

         Il contenzioso burocratico-diplomatico tra Italia e Bielorussia si avvia a soluzione e questo, a quanto pare, è l’unica cosa che conti! Imparate, gente e, se potete, tacete. La saggezza giuridica è tutta da scoprire. Le nostre autorità hanno fatto del proprio meglio per sedare i nervi di quelle bielorusse che minacciavano di “saltare” – e questo non sarebbe stato politicamente bello e conveniente: ne sarebbe potuta scaturire una guerra. O no? – perché la cosa, chiamata Maria, la bambina bielorussa decenne, affidata – pare più volte – ad una famiglia italiana, in attesa di una possibile adozione, era stata da questa nascosta per evitare che la bambina, probabile vittima di traumi, ne subisse di altri con il rientro forzato in patria.

         I coniugi italiani, affidatari, totalmente decisi di adottarla, si sono affezionati alla piccola Maria, non la considerano una cosa vivente, ma una persona umana, due volte sacra perché ancora una bambina! Hanno ascoltato il racconto della  grande-piccola vita: orfana è stata rinchiusa in un istituto specifico dove avrebbe subito delle violenze, pare anche di carattere sessuale. Accanto alla coppia italiana, ha conosciuto il calore di una famiglia, che probabilmente non ha mai avuto, ha sentito il tepore di una carezza sincera, si è costruito un nido di piccole cose in una casa che sente già sua, si è sentita protetta e rassicurata da un nucleo affettivo vero, totalmente diverso dalle cure di protocollo e dalla disciplina di personale impegnato a svolgere un proprio lavoro entro certe ore.

         Non è facile scoprire se la piccola Maria abbia mentito, in che e quanto, a proposito delle violenze, ma tuttavia è certo che l’eventuale menzogna o esagerazione ha lo scopo di rendere più credibile la sua repulsione nei riguardi dell’orfanotrofio, risaputamente psicologicamente molto vicino ad una caserma o ad un carcere e, in ogni caso, totalmente dissimile da un nucleo affettivo vero di cui ha scoperto il potere vivificante. Pertanto, l’eventuale menzogna della piccola Maria, usata come espediente di autodifesa, non toglie nulla alla veridicità psico-viscerale del suo racconto.

         Ciò è confermato dal fatto che al pensiero del rientro la piccola Maria si mostra terrorizzata, sentendosi ormai parte dei genitori affidatari, manifesta perfino il proposito del suicidio. Quando il potere bielorusso la reclama indietro, appunto come una cosa – secondo i termini di una specie di contratto di commodato o prestito, che prevede la restituzione della cosa alla scadenza del termine! – i genitori affidatari, sentendosi vieppiù interessati al bene della piccola come a quello di una figlia vera – si adoperano di nasconderla sperando che la legge scopra una persona laddove non c’è solo una “ragione del contendere” : quale migliore occasione per perfezionare la pratica dell’adozione? Non era questo lo scopo dell’affidamento? Del nascondiglio si fanno carico le due nonne anche loro affezionatesi alla piccola “nipote” orfana da riscattare dal limbo di un istituto dove l’affettività è una merce venduta da chi ne trae sostegno per la propria esistenza.

         C’è una legge biologica, che voi, lavoratori giuridici, certamente conoscete: gli affetti sono manifestazioni naturali che non possono essere prodotti artificialmente. Un’insegnante, carica di spirito materno, si vanta di amare tutta una scolaresca, ma si tratta, tutt’al più, di un “affetto sociale” che non ha niente a che vedere con l’amore verso i propri figli o nipoti. L’amore protettivo, che una coppia senza figli, bisognosa anch’essa di un affetto filiale, sente crescersi in petto per una piccola creatura che cerca quell’amore, è un’altra cosa. E’ il caso dei genitori genovesi per Maria, piccola creatura bisognosa di quell’alimento che è la rassicuranza affettiva, quello che il poppante chiede alla nutrice, assieme al latte!

         Non esiste nato della nostra specie – ma anche di specie animali evolute – che chieda solo di “mangiare”: egli ha bisogno di essere rassicurato e il nostro nato lo sente inizialmente attraverso il calore fisico di una persona capace di prendersi cura di lui, persona con cui stabilisce un “rapporto di autoidentificazione”. Il rapporto di affetto-amore richiama direttamente il rapporto di identità con sé stesso.  Quanto questo rapporto d’identità sia indispensabile all’equilibrio di una personalità, specie nell’età evolutiva,  è un grandissimo capitolo della psichiatria infantile ma, nel caso specifico, pare che le “barbe” della legge l’abbiano totalmente dimenticato!

         Le due nonne, di cui parlavamo, “nascondono” la piccola Maria presso un istituto religioso mentre il rappresentante bielorusso reclama con crescente impazienza la restituzione della “cosa giuridica”, naturalmente “in nome della legge” E “in nome della legge” il nostro Stato autorizza quello bielorusso a “scovare” la cosa e la scova per l’appunto, nel suddetto istituto. Un vero giallo internazionale! E vi par poco? La piccola Maria è intenta a giocare al computer e sembra felice, sebbene sempre sul chi va là come una preda che sa di essere braccata. E come una preda le forze dell’ordine (insomma, della legge) “arrestano” la cosa Maria (ne “arrestano la felicità”!) e la conservano in un luogo segreto, in attesa della sentenza della Corte di Appello, la quale, come già detto, non ha bloccato la delibera del Tribunale, che rimane pertanto eseguibile. E lo viene a sorpresa. Quando si dice prontezza della legge! La cosa Maria piange e si dispera (certamente, vi sarete sorpresi nel vedere una “cosa” piangere e disperarsi!) mentre le viene impedito ogni contatto o comunicazione di commiato con la madre affidataria semplicemente affranta dal dolore: con un volo speciale – quanta amorevolezza legale! – viene restituita allo Stato bielorusso, che ne è, a quanto pare, il legittimo proprietario! Il rappresentante del padrone dirà, con stomachevole ipocrisia, che tutto è stato fatto “nel rispetto della legalità” e che la cosa Maria ha viaggiato ed è arrivata tranquilla in un nuovo “reclusorio” (non sappiamo sotto quale effetto di psicofarmaci! ) dove tecnici e addetti alle varie incombenze si prenderanno cura della cosa recuperata. Proprio come di una cosa di valore, che so, di una statua, o addirittura di un’opera d’arte da esporre alla curiosità “culturale” del pubblico, ma pur sempre di una “cosa”!

         La TV italiana ci ha fatto vedere più volte il pianto singhiozzante della madre affidataria e la rabbia urlante dell’uomo affidatario, il quale si è anche chiesto ad alta voce che democrazia sia mai questa. A questo proposito non è stato possibile fornirci delle menzogne e prendersi gioco di noi “cittadini sovrani” che osiamo immedesimarci nel dramma psico-affettivo-emozionale di un’entità che per noi, estranei alla maestà della legge, non rappresenta un evento marginale fra questioni di gran lunga più importanti, ma il grande dramma di una piccola creatura umana che ha bisogno di ogni comprensione. Davanti a quel dramma, noi, sedicenti persone civili, ci dovremmo inchinare e riflettere… Ma noi, ignari della rigorosa giustezza della legge, non comprendiamo nemmeno il giochetto di un promesso giudizio superiore, i cui fautori rendono esecutivo quello inferiore e quindi inutile il proprio!

         Il potere legislativo (assemblea eletta dal popolo!) può – volendo – produrre un decreto-legge – poniamo sul diritto di “asilo affettivo per infanzia bisognosa” – perfino nel giro di quarantotto ore, sia pure con riserva di approfondimento del caso... Cosa superflua, nel nostro caso, essendo in iter una pratica di adozione ed essendo evidenti tutti i requisiti per concluderla in senso positivo. Può – abbiamo detto – ma tale potere non si è posto nemmeno il problema. Nel quadro generale dei “grandi problemi”, di cui si occupano parlamentari e funzionari ben pagati (talora fin troppo bene), il dramma di una bambina è, come diceva Totò, una “punzellacchera”, una cosa insignificante. “Dura lex, sed lex”: anche per le leggi di un dittatore-boia tipo Pinochet, o per  quelle del dittatore di fatto Bush, che gli consentono di derogare dalle norme internazionali in fatto di rispetto dei diritti per i prigionieri di guerra? Non direi. Non possono non esserci le eccezioni. 

         Nel caso specifico, signori del Tribunale dei Minori di Genova, quella locuzione latina l’avete applicata eccezione anche se l’elemento più rilevante, in fatto e in diritto, sarebbe dovuta essere la volontà di una bambina di dieci anni che chiede un bene vitale che non ha (e che forse non ha mai avuto): per vostra tranquillità di coscienza, potete dire di avere applicata la legge. Caspita, si parla di educazione alla legalità in un paese infestato dalla “mafia”. Ma una sola cosa avete dimenticato, nella “patria del diritto”: il diritto, scoperta biologica e non invenzione burocratica dell’uomo, e padre unico della legge! La fretta con cui avete rispedito con “posta prioritaria” la cosa Maria a Misk ci autorizza a pensare che anche qualche legge possa essere stata calpestata. Lo pensa anche l’on.le Mario Segni, docente di diritto civile (e non è poco, ci pare), il quale ha auspicato che una giustizia giusta possa venire dalla corte europea dei diritti umani ed ha gridato ad alta voce che si vergogna di essere italiano di fronte a cotanta inciviltà. Per concludere, ci limitiamo a capovolgere quell’autocommiserazione di Segni, a cui, per il caso specifico, esprimiamo tutta la nostra stima, e a sussurrare, in una sordina più eloquente, la sola parola: “vergognatevi!”

 

Carmelo R. Viola – Centro Studi Biologia Sociale – crviola@mail.gte.it


09/10/2006


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