Alzo Zero

l nemico degli atlantici? La sovranità nazionale

Ugo Gaudenzi

Questa guerra passerà alla storia come la prima persa dall’entità sionista. Il mito dell’invincibilità di Israele subisce un offuscamento i cui contraccolpi sono oggi difficilmente valutabili nella loro completezza.
Tel Aviv sognava un’altra vittoriosa guerra lampo, altri “sei giorni” di trionfale avanzata e alla fine deve segnare una disfatta chiara ed evidente.
Israele ha perso perché ha saputo soltanto bombardare dall’alto, forte di una enorme superiorità della sua aviazione, ma ha colpito in gran parte obiettivi civili, per terrorizzare, come un criminale, senza aver avuto mai la possibilità di vincere veramente.
Le sue truppe sono state fermate poco oltre i suoi confini(?) da quelli che lei definiva terorristi e straccioni e che invece si sono dimostrati un esercito di popolo ben armato, ben guidato, ben organizzato e disciplinato e, soprattutto, con l’appoggio del popolo libanese.
Israele ha perso quando ha dovuto in gran fretta chiedere aiuto all’Onu per sganciarsi e ha infine perso ieri, quando ha dovuto rimuovere anche il blocco aeronavale imposto al Libano il 13 luglio, all'indomani dell'inizio della sua guerra di aggressione al Paese dei Cedri.
Naturalmente i media addomesticati di tutto il mondo non presenteranno così la realtà e anzi esalteranno la volontà di pace di Olmert, ma tutto questo non è vero.
Non esiste volontà di pace in chi solamente due mesi fa aveva scatenato una guerra inutile e rispondente soltanto alla logica espansionistica dell’entità sionista. La ritirata di Israele non può poi essere legata solo alle indicazioni dell’Onu, perché Tel Aviv ha mostrato in tutti questi anni di violare a suo piacimento le risoluzioni del Palazzo di Vetro e se questa volta non è successo è a causa della sconfitta militare subita sul campo da parte di Hizbollah.
Chi però, anche in Italia, ha sposato la missione militare è ora pronto a cantare vittoria.
«Il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, e il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan - si legge in un comunicato diramato dall'ufficio di Olmert - hanno contattato il primo ministro affermando che la forza internazionale era pronta ad assumere il controllo di porti e aeroporti in Libano. Per questo è stato deciso che alle 18 ora locale (di ieri, ndr) Israele lascerà le posizioni che gli permettono di controllare i porti, permettendo lo schieramento della forza internazionale al suo posto». Insomma, per costoro, questa sarebbe una vittoria dell’Onu e ovviamente delle nazioni che hanno partecipato alla missione.
Anche Kofi Annan ha espresso viva soddisfazione per la decisione israeliana di togliere il blocco in Libano. Secondo il segretario generale dell'Onu, in Spagna per colloqui sulla forza internazionale di pace nel sud del Libano, il passo permetterà alla tregua di mettere radici e contribuirà a «stabilizzare la situazione tra Israele e Libano». Annan ha poi espresso anche la speranza che la decisione possa «condurre a un processo di pace più ampio nella regione, che includa siriani, palestinesi e tutte le parti interessate».
Annan forse dimentica che la Siria finora è stata più volte minacciata da Tel Aviv e Washington senza aver mai commesso alcuna azione che potesse mettere in pericolo “la pace”. Quanto ai palestinesi: cosa si vuole ancora da loro?
Nessuno ha fattivamente impedito a Israele di costruire il suo infame muro della vergogna; di proseguire la sua campagna di omicidi “mirati”; di bombardare, anche in questi giorni, a suo piacimento Gaza; di sequestare i suoi oppositori in territorio palestinese (chiamandoli poi, con la complcità dei media cialtroni, arresti).
Per una vera pace bisognerebbe cominciare a riconsiderare il ruolo e la legittimità delle azioni dell’entità sionista, mentre gli Usa, principali padrini di Tel Aviv, continuano a minacciare l’Iran soltanto perché questa è la volontà israeliana.
Un Israele cane da guardia atlantico sarà sempre una minaccia alla pace nel Vicino Oriente, perché non potrà mai accettare che nella regione una nazione si rafforzi economicamente o militarmente. Così è successo per l’Iraq e così vorrebbe Tel Aviv che succedesse per l’Iran e la Siria.
Oggi però godiamoci questa vittoria della resistenza libanese e di Hizbollah e la visione degli israeliani sconfitti che vanno via con la coda tra le gambe. Anche se minacciano raid autonomi nonostante la presenza delle truppe di “pace” dell’Onu.
Che tutto questo sia di buon auspicio per tutti gli altri popoli che lottano per riconquistare la loro libertà , in ogni parte del mondo, non solo nel Vicino Oriente.

 
10/09/2006


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