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Alzo Zero
Come forse il lettore ricorderà…
Di Massimo Fini
-Il Gazzettino-
Come
forse il lettore ricorderà, avevo scritto una sorta
di elogio di Natascha
Kampusch, sequestrata a dieci anni, tenuta
prigioniera per otto dal suo rapitore, Wolfgang
Priklopil, finché aveva trovato il coraggio
e la forza di fuggire dalla sua cella e di liberarsi dal suo aguzzino.
Mi aveva colpito la lettera ferma e risentita che, appena liberata,
aveva scritto polemicamente e anche un poco ironicamente ai "Cari
giornalisti e cara opinione pubblica mondiale", accusando la prima di
aver scritto "falsità e calunnie" su una vicenda di cui nulla
conoscevano né potevano conoscere e di
voyeurismo morboso la seconda.
Aveva difeso la singolarità della sua storia. Si era negata alle
richieste di intervista che a diecimila euro
a colpo, le erano piovute da tutte le parti. Aveva scritto, in quella
lettera: "L'intimità non appartiene che a me, può darsi che ne parli
a una terapeuta se ne sento il bisogno che
non ne parli mai".
Aveva rifiutato offerte di 250 mila euro per i diritti cinematografici
della sua storia dolorosa e di 50 mila per quelli letterari. Mi era
sembrato un comportamento di grande
compostezza e dignità.
In sole due settimane è cambiato tutto. È stata presa in consegna da uno
staff di tre psicologi, una terapeuta, due avvocati, un portavoce, un
addetto alle pubbliche relazioni, che le hanno fatto
capire, alla svelta come van le cose nel
mondo di fuori, nel nostro mondo, nel mondo delle persone libere.
Natascha ha accettato un'offerta di un
milione di euro per un'intervista alla
Televisione pubblica austriaca dove è stata così presentata e
introdotta: «Ecco a voi Natacha "Beckham"
Kampusch».
Un fenomeno da baraccone. Come la donna-cannone che,
nei circhi di qualche anno fa, mostrava al pubblico le sue enormi
mutande. Lei però si considera già una celebrità e si comporta
come tale. Ha già costituito una Fondazione che si occuperà "delle
piccole vittime dei crimini, delle donne sequestrate in Messico, della
fame in Africa". Scriverà un libro sulla sua vicenda e
ha espresso l'ambizione, completati gli
studi, di fare la giornalista o l'attrice.
Insomma Natascha
Kampusch è stata normalizzata: ora è davvero, e finalmente, una
di noi.
Ha detto suo padre, Ludwig, a proposito
dello staff: «Natascha
è di nuovo in ostaggio. Quella gente... sta distruggendo
quel che resta di lei».Aggiungerei che a
tenerla in ostaggio non è soltanto l'equipe di "esperti" che la
circonda ma l'intero nostro sistema. Il
sistema della finta libertà, del mercato, dei quattrini,
dei media, il Gran Baraccone che non conosce
pudori, né remore, né pietà.
È passata da una prigione a un'altra.
E l'imbarazzante impressione è che il carceriere di prima,
Wolfang Priklopil,
forse più delicato di quelli attuali e avesse
per la ragazza, sia pur in un modo stravolto e criminale, un'attenzione
più vera e più sincera. Che
Natascha fosse migliore nella sua cella.
10/09/2006