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Alzo Zero
Con buona pace..
Di Massimo Fini
-il Gazzettino-
Con buona pace di quei lettori del
Gazzettino che mi danno del "comunista", sabato pomeriggio durante
una manifestazione dei Centri sociali a Roma, cui
hanno partecipato anche il
sottosegretario all'Economia, il verde Paolo Cento, e il deputato di
Rifondazione Vladimir Luxuria, il mio
nome, insieme a quelli di intellettuali, di giornalisti, di
calciatori ed ex, come Damiano Tommasi
(noto, oltre che per essere un notevole centrocampista, per le sue
attività di volontariato), Bruno Conti e di allenatori come Luciano
Spalletti, è stato scandito dal palco come appartenente a una "lista
nera" di persone.
Queste sono accusate di "legittimare una cultura violenta e
neofascista partecipando alle iniziative di spazi occupati dalla
destra radicale romana".
La manifestazione voleva essere di cordoglio per la tragica morte
dell'ingegner Renato Biagetti, un
frequentatore di
Acrobax, uno spazio occupato dai Centri sociali nel quartiere
ostiense, accoltellato all'alba di
domenica da due giovani dopo una festa reggae a Focene, sul litorale
laziale. Gli inquirenti escludono, allo stato, che i ragazzi
arrestati e accusati del delitto facciano
parte di gruppi organizzati dell'estrema destra. Ma la questione non
è questa, anche se pare un tantino arbitraria
l'affermazione dei Centri sociali secondo i quali "questo assassinio
a sangue freddo è comunque di stampo fascista nel senso che è frutto
del clima di violenza e di aggressione al diverso fomentato dai
gruppi della destra radicale sul territorio e legittimato dalla
destra istituzionale sul piano politico".
La questione non è nemmeno se io sia di destra o meno.
Tuttavia su questo punto voglio spendere qualche
parola perché troppo spesso subisco dalla sinistra o dalla destra,
non facendo parte né dell'una né dell'altra, attacchi,
intimidazioni, censure, violenze e ne ho le scatole piene.
Ci vuole tutta la crassa ignoranza e la confusione mentale dei
giovani dei Centri sociali per confondermi con uno di destra,
radicale o meno. Negli ambienti dove circola un po' di
cultura sono ritenuto un antesignano del
"No Global" (quello internazionale, non
quello italiano declinatosi subito in un contraddittorio "New
Global") per aver scritto contro la
globalizzazione e la mondializzazione
del mercato in vari libri fra cui "La Ragione aveva Torto?" che è
del 1985 quando quei giovani non erano nemmeno nati o avevano ancora
il latte sulle labbra e Caruso and company erano di là da venire.
Sono stato, e sono, contro le aggressioni alla Jugoslavia,
all'Afghanistan e all'Iraq sostenute da tutta la destra,
internazionale e nazionale. L'unica volta che mi
era stato affidato il commento (nemmeno la conduzione, il
commento) in una trasmissione televisiva, all'una di notte, il
programma è stato bloccato prima ancora di andare in onda, prima
addirittura di essere visto da alcuno, dalla Rai controllata dalla
maggioranza di governo di centrodestra.
È vero che non sono di sinistra, ma ciò non basta per definirmi di
destra. Il mio pensiero va "oltre" la destra e la sinistra, due
categorie politiche che giudico obsolete, vecchie di due secoli e
non più in grado di comprendere nè,
tantomeno, di gestire le esigenze più
profonde dell'uomo contemporaneo.
Quanto alla violenza l'ho sempre condannata,
venisse da destra o da sinistra. L'ho condannata negli anni
'70 quando era "rossa" e molti
intellettuali, giornalisti e politici (parecchi dei quali poi
passati a destra) civettavano con la violenza, non solo quella dei
gruppi extraparlamentari che scorazzavano allegramente per le città
spaccando vetrine e crani, ma anche quella delle Brigate Rosse (i
"compagni che sbagliano"). Ciò mi valse l'attenzione di Prima Linea
e il mio nome fu trovato, insieme a
quello di Walter Tobagi, in uno dei covi
di questo gruppo terrorista. Walter, che era allora uno dei miei più
cari amici, è stato accoppato. Io mi sono
salvato. Come, per puro caso, mi ero salvato negli anni precedenti
dal manipolo di sprangatori, guidato dal
figlio di un imprenditore veneto, Giorgio
Livrini, che mi era stato inviato da uno dei
leader del Movimento Studentesco, Luca
Cafiero, per aver denunciato in un'inchiesta su "Linus"
la violenza dei gruppuscoli extraparlamentari.
Ho condannato ovviamente anche le violenze della destra, anche se
bisogna dire che in quegli anni erano del
tutto minoritarie rispetto a quelle della sinistra estrema, tanto
che sull'"Europeo" di Tommaso Giglio facemmo un'inchiesta titolata
"Dove sono finiti i fascisti?". Nell'orgia del conformismo di quegli
anni si faceva fatica a trovarne uno, erano tutti diventati di
sinistra, di estrema sinistra, marxisti,
leninisti, rivoluzionari, tutti, intellettuali, giornalisti, docenti
universitari, imprenditori, mignottine.
Non c'era chi scrivesse pure un manuale sul giardinaggio non lo
inquadrasse "in una prospettiva
rivoluzionaria".
Ho sempre difeso invece la libertà di
espressione e il diritto di cittadinanza proprio del "diverso",
delle minoranze, fossero di sinistra, di destra o di nulla oppure,
come oggi in Italia, islamiche. Per questo ho presentato i miei
libri a "Casa Pound", cosa che mi
viene rimproverata, a quanto ho capito,
dai Centri sociali romani, come negli ambienti di Rifondazione
comunista. In democrazia tutte le idee,
anche quelle che ci paiono più aberranti, hanno diritto di
esprimersi. L'unico discrimine è che
rinuncino a farsi valere con la violenza. Questa liberalità - che
peraltro in Italia con le leggi Mancino e simili
sta venendo meno - è il pedaggio che la democrazia paga a se stessa.
Ma, come dicevo, la questione esula dalla
mia posizione personale e da quella degli altri "monatti" messi
nella "lista nera". Fa specie che queste accuse di legittimare la
violenza vengano da persone che guidavano un corteo in cui si
gridavano slogan come "uccidere un fascista non è reato"; "10, 100,
mille Acca Laurenti".
Chi è, allora, che legittima la violenza? Che,
anzi, istiga alla violenza? A meno che i
confusi giovani dei Centri sociali romani (ma Paolo Cento e Vladimir
Luxuria non sono dei ragazzi) non
pensino che la violenza è illegittima quando è di destra e legittima
quando viene da sinistra.
In quanto alle liste di proscrizione, inaugurate
da Silla in epoca romana, sono sempre
una cosa infame, come la Colonna di manzoniana memoria. E mi
ricordano il giornale di Lotta Continua, di cui era leader
indiscusso quell'Adriano
Sofri che oggi, pur condannato a 22 anni
di reclusione per l'omicidio del commissario Calabresi, è uno dei
principali editorialisti di Repubblica che ha
dato asetticamente la notizia delle prodezze dei Centri
sociali senza spendere una parola in difesa di coloro che venivano
esposti al ludibrio pubblico. Lotta Continua negli anni '70
pubblicava le fotografie di "fascisti" o presunti tali, i loro
indirizzi, i loro percorsi, le loro
abitudini, additandoli alle spranghe dei
compagnucci. Qualcuno ci ha rimesso la
pelle, altri sono rimasti sulla sedia a rotelle. Non vorrei
che nell'Italia dove gli errori si ripetono sempre, con costanza
estenuante, e dove, come disse splendidamente Mino
Maccari, "i fascisti si dividono in due
categorie: i fascisti propriamente detti e gli antifascisti",
fosse ricominciata una stagione di quel
genere. Sarebbe gravissimo.
10/09/2006