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Alzo Zero
Schiavi della ‘libertà’
Francesco Fatica
Quando, nel 1945, lo Psicological Warfare
Branch contribuì in maniera essenziale alla vittoria degli Stati Uniti
contro l’Europa, vestendo i bombardieri degli ideali liberali e costruendo
il mito della “liberazione”, pochi avevano veramente capito cosa si
nascondeva dietro questi ideali sbandierati da giornalisti, “opinion makers”,
assoldati via via al seguito delle truppe.
Oggi cominciamo a capire che siamo caduti invece in potere della dittatura
più cinicamente feroce che sia mai stata espressa dalla storia.
La massa del “popolo bue” si lascia irretire da “circenses” come i
campionati mondiali invernali o ancora di più dai campionati mondiali di
calcio, unica valvola di sfogo ad un certo nazionalismo d’accatto.
Ma intanto il centro di potere finanziario, nascosto ai più, dirama i suoi
ordini, conditi da irrecusabili bigliettoni di banca.
Venerati uomini politici, partiti accreditati dalle “istituzioni” vengono
governati da un fiume inestinguibile di sovvenzioni, che alimentano
sotterraneamente la vita politica delle nazioni. Questa è la “democrazia”
che viene largita al “popolo… sovrano”.
Benito Mussolini ci aveva spiegato che si tratta di demoplutocrazie.
Ebbene la “Power Élite”, il potere occulto insediatosi nelle Banche Centrali
delle più importanti nazioni, possedendo la sovranità monetaria, ha immense
disponobilità finanziarie, tali da poter asservire la politica mondiale.
Nondimeno è capitato talvolta che qualche politico o stato sovrano abbia
tentato di ribellarsi. Finora nessuno ci è riuscito, mi pare, se escludiamo
Hitler e Mussolini.
Tuttavia l’onorevole Ron Paul di fronte alla “House of Representatives” (15
febbraio 2006) in un lungo e dettagliato discorso, ha pronosticato la fine
dell’egemonia del dollaro, infatti secondo questo illustre politico ed
economista americano, l’impero del dollaro, attraverso la stampa di
cartamoneta al di sopra delle possibilità di beni reali americani permette
di acquistare sui mercati esteri le merci che necessitano, senza dover fare
la fatica di produrle, ma ciò sta portando “ a una dislocazione produttiva
dell’economia, sia nazionale che internazionale “ e ciò vale per quel che ci
riguarda anche per l’Italia.
Infatti Maurizio Blondet conferma e ci spiega: “Il fenomeno è di portata
storica: non emigrano gli uomini, ma i posti di lavoro. Centinaia di
migliaia di posti vengono risucchiati dalla Cina ed India; non sono solo
lavori non qualificati, i meno pagati, che laggiù costano ancora meno; sono
posti ad alta qualificazione e contenuto tecnico, perché nel corpo del terzo
mondo indo-cinese esiste un primo mondo ( che si contenta però di paghe da
terzo mondo ) di laureati con invidiabile livello tecnico, alta qualità di
educazione e saperi moderni. Ma così facendo, il capitalismo si dirige verso
il proprio suicidio: poichè i lavoratori con potere d’acquisto calante
diventano sempre meno capaci di acquistare le merci che il capitalismo
produce in volumi sempre maggiori.”
Importare beni reali esportando dollari - o anche, nel nostro caso, euro -
può rappresentare un vantaggio nell’immediato. I paesi esportatori sono
diventati dipendenti dai nostri acquisti, indispensabili per la loro
crescita. E pertanto entrano a far parte del gioco, alleati nella
prosecuzione della frode monetaria..
Le élites del mondo monetario, attraverso le trattative delle autorità
americane, strinsero negli anni ‘70 un accordo con l’OPEC fissando il prezzo
del petrolio esclusivamente in dollari per tutte le transazioni mondiali.
Questo éscamotage agganciò il dollaro al petrolio, il cosiddetto
petrodollaro.
L’America, pur non occupando direttamente terre straniere, ha sparso truppe
in giro per 130 stati del mondo. E vuole aumentare il suo potere nelle zone
petrolifere mediorientali, pur non dichiarando il possesso diretto delle
risorse naturali, semplicemente pretende comprare quello che vuole pagando
con la sua cartamoneta e i paesi che si oppongono lo fanno a loro rischio e
pericolo.
L’accordo con l’OPEC, riguardante la determinazione del prezzo del petrolio
esclusivamente in dollari, diede forza artificiale alla moneta statunitense,
che divenne valuta mondiale. Di conseguenza si creò una forte domanda che
assorbì enormi quantitativi di moneta emessi dalla Federal Reserve ogni
anno. Nell’ultimo anno la massa monetaria è aumentata di oltre 700 miliardi
di dollari.
“Questa artificiale domanda di moneta, insieme alla nostra strapotenza
militare, ci permette di occupare una posizione di controllo sul pianeta
intero.- riconosce sinceramente Paul e ancora ammette: - Prendiamo a
prestito più di 700 bilioni di dollari all’anno dai nostri cari benefattori,
che lavorano sodo e ci danno beni in cambio di carta. - e aggiunge
onestamente pure - La nostra strapotenza militare è diventata l’unica
contropartita reale alla carta dei nostri dollari.[…] non possono fare altro
che accettare la banconota che noi dichiariamo di essere l’”oro”del XXI
secolo. Ecco perché quei paesi che provano a sfidare questo sistema - come
l’Iraq, l’Iran e il Venezuela - diventano nostri obbiettivi per un cambio di
regime.”
Infatti questi paesi avevano tentato di svincolarsi dalla schiavitù del
dollaro, arrivando a proporre la vendita del petrolio in euro. Gravissimo
delitto! Asse del Male!
Ciò non significa, però, che la difesa della supremazia del dollaro fosse
l’unico fattore che determinò la seconda guerra del golfo, e neppure è
l’unico fattore che sta per determinare da solo la prossima aggressione
all’Iran. Le ragioni per fare la guerra sono state e sono complesse. La
protezione delle forniture di petrolio ha influenzato per decenni la
politica estera americana, proprio per quanto riguarda il medioriente, ma la
presenza israeliana ha avuto il suo peso; conta molto il progetto dei
neo-conservatori per ricostruire la geopolitica del medioriente. L’influenza
Israeliana e in particolar modo quella dei Sionisti, ha giocato un ruolo
determinante.
In America c’è chi prevede ancora un grosso attentato, paragonabile a quello
alle “Torri Gemelle”, probabilmente addirittura un attentato atomico;
sarebbe necessario per creare la reazione emotiva che permetterebbe
l’aggressione all’Iran.
Infatti si sta già provocando una psicosi di massa negli USA con la graduale
imposizione di un clima di stato di assedio: è già stata mobilitata la FEMA,
cioè la protezione civile americana, e sono in immediato programma
esercitazioni obbligatorie di ricovero in tanti bunker antiatomici, quegli
stessi approntati da Truman negli anni 50, in piena guerra fredda. E’
perfino previsto di rinchiudere ermeticamente in un bunker in caverna,
appositamente attrezzato, anche il governo americano, che potrà impartire le
direttive agli organi esecutivi attraverso reti di comunicazione già
predisposte per assicurare la cosiddetta “continuity of governement”
prevista durante un attacco atomico.
Può sembrare a molti una ridicola esagerazione di fantapolitica, ma tutto
apparirà più credibile e reale se si pensa che, già da un sondaggio del
2005, il 62% degli americani considera Bush il peggior presidente della
storia degli Stati Uniti. E anche peggio, in un rapporto “segreto” –
evidentemente non abbastanza segreto - riservato ai soli membri del partito
repubblicano, su come salvare il partito dal disastro atteso per le elezioni
di medio termine, come ci ha rivelato il ben informato Maurizio Blondet, si
adombra un attentato per “validare” il presidente e “unire l’opinione
pubblica” intorno a lui”come accadde l’11 settembre”.
E qui voglio spiegare e ribadire che si è utilizzato l’attentato dell’11
settembre per infiammare la reazione popolare. Ma l’attentato non fu
casuale, come potrebbe credere un qualsiasi benpensante essere umano; ma era
stato addirittura organizzato, con cinismo ancora più nefando, dai servizi
segreti pakistani, alleati degli USA e agli ordini della CIA,
strumentalizzando alcuni kamikaze mussulmani di bin Laden. Incredibilmente,
si tratta sempre dello stesso Osama bin Laden che frequenta ospedali
statunitensi, nonostante sia ufficialmente classificato come il terrorista
N° 1, il nemico ricercato speciale, che sfuggirebbe, secondo i rapporti
ufficiali, ad ogni ricerca.
Ma non dovremmo meravigliarci di niente; l’attività della CIA può risultare
più romanzesca della fortunata serie dei mirabolanti film su “007”.
Nel luglio 2001 Osama Bin Laden fu ricoverato, infatti, nell’ospedale
americano di Dubai. Il 10 settembre, poi, bin Laden, sempre lui, si
sottopose a dialisi a Rawalpindi in un ospedale militare pakistano,
nonostante il Pakistan fosse, e lo è ancora, alleato degli U.S.A. e i
servizi segreti militari pakistani (ISI) collaborassero e continuino a
collaborare strettamente con gli Stati Uniti.
Tutto attestato e garantito dal professore canadese Michel Chossudovsky,
docente di economia all’università di Ottawa, nel suo documentatissimo
saggio Guerra e globalizzazione – Le verità dietro l’11 settembre e la nuova
politica americana, (EGA, Torino, V ediz. 2006.). Egli infatti sostiene e
documenta che la cosiddetta “guerra al terrorismo” americana nasconde una
trama di interessi privati che mirano ad estendere il sistema del mercato
globale, aprendo nuove frontiere economiche alle multinazionali che dominano
gli U.S.A. e alimentando la crescita del complesso militare-industriale
americano. Lo stesso Autore fa una dettagliata analisi dei retroscena degli
attacchi dell’11 settembre alle “Torri Gemelle” dimostrando la complicità
dei servizi segreti pakistani agli ordini della Cia.
In definitiva per creare un casus belli non si esitò a produrre la strage di
oltre cinquemila persone. Cosa sono le persone di fronte al valore (?)
“primario” del danaro che serve poi per dominarle?
L’on Ron Paul, nel suo torrenziale bisogno di vuotare il sacco, afferma che
le motivazioni apportate per giustificare gli attacchi a Saddam erano false,
in particolare:”Nonostante non ci fosse nessun esplicito collegamento al
9/11, o evidenza di armi di distruzione di massa, il supporto della Nazione
per giustificare la deposizione di Saddam, così come quello del parlamento,
fu ottenuto attraverso distorsioni o false rappresentazioni dei fatti.”
Ma Paul, per carità di patria, non arriva ad ammettere la complicità della
CIA nell’attentato “dell’11 settembre”. Eppure non poteva non aver letto il
libro di Michel Chossudovsky, stampato in Canada fin dal 2.000.
Son certo chenon può essere sfuggito ai politici italiani un libro che fa
luce su tanti retroscena della politica americana, nelle sue cinque
edizioni, ripetute in Italia dal 2002 al 2006 – e pubblicizzato anche su
“Rinascita”- il fatto è che tanto Berlusconi che Prodi sono bloccati nella
loro posizione di vassallaggio e non possono scandalizzarsi. Continua così
indefettibile la loro obbedienza disciplinata e cieca. Oggi come ieri.
Non possiamo certo lasciarci abbagliare dalle sfrontate dichiarazioni di
Prodi in Senato sulla volontà di svincolarsi dall’”Europa delle Banche”. Il
volpone della politica è ben affiancato dagli stessi che dieci anni fa
svendettero alle Banche i “gioielli di famiglia”; bisognerà continuare
l’opera, si parla dell’ENI. La Goldman Sachs non può aspettare a lungo. Ci
dichiarano perciò sempre più insistentemente di aver scoperto un vero
disastro finanziario, un grosso buco nel bilancio; sarà necessario
assolutamente correre ai ripari: svendere in fretta e senza poter pretendere
troppo, alla fin fine la Goldman Sachs ci fa un favore.
Un grosso favore, non è vero Professore? Ma facciamo presto per piacere,
onde evitare la concorrenza di Berlusconi & C.
E intanto prepariamoci ad andare a combattere e morire in Iran. E non
dimentichiamo l’Afghanistan. Per favore.
Non abbiamo alcuna speranza? L’on. Ron Paul ammonisce:
“Ma verrà il giorno in cui il
dollaro - a causa del suo deprezzamento - verrà accettato un po’ meno
felicemente dagli Stati stranieri, o verrà addirittura rifiutato.”
11/07/2006