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Alzo Zero
Dopo l’ennesimo vergognoso atto del regime coloniale di Tel Aviv, il rapimento di 61 membri del governo palestinese, tra ministri, deputati e sindaci, l’opinione pubblica italiana continua imperterrita non solo a ignorare la gravità della situazione ma addirittura a proporre servizi televisivi nei quali israeliani e palestinesi appaiono uniti nel loro tifo a favore dell’Italia campione del mondo di calcio.
Eravamo certo abituati alle manipolazioni mediatiche della “sinistra di governo”, dopo “l’eccellente” prova già fornita nel 1999 quando i vari mezzi di comunicazione riuscirono a convincere le masse italiote sulla necessità di intervenire militarmente contro la Serbia, perché Milosevic, “feroce dittatore”, stava effettuando la “pulizia etnica” degli albanesi dal Kosovo e Metohija.
Oggi, che assistiamo al massacro quotidiano di decine di civili palestinesi e un intero governo, legittimamente eletto pochi mesi fa, è stato praticamente spazzato via dall’esercito sionista, constatiamo il silenzio più assoluto.
Quello che perciò avevamo facilmente pronosticato solo poche settimane fa (cfr. “Rinascita” del 15/06/2006) e che avevamo chiamato “colpo di stato in Palestina”, si è puntualmente avverato.
L’ipocrisia non solo dell’Italia, dove da parte dei vari Prodi, D’Alema e Bertinotti non si è levata una sola protesta per il golpe effettuato dallo Tsahal ma dell’intera Europa – l’Unione Europea si è astenuta dalla condanna che invece il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite capitanato da Cina, India e Russia ha inflitto a Israele – è assolutamente devastante.
Le voci dei vari Sofri, Levy e Glucksman, sempre pronte a chiedere “guerre umanitarie” contro i vari “Stati canaglia” (ultimo in ordine di tempo, la Corea del Nord), stavolta tacciono.
Le sanzioni economiche adottate da UE e USA nei confronti della Bielorussia, rea di non essersi piegata alle manovre destabilizzatici di Soros e CIA, non vengono minimamente prospettate nei confronti del governo di Ehud Olmert.
Come ribadito dall’ on. Gianfranco Fini, ribattezzato anche “er viscido”, Israele è l’unica “democrazia” del Medio Oriente e non può certo essere messa sullo stesso piano di un “movimento terroristico” come Hamas.
Dimenticando che come sempre avviene nella storia dell’imperialismo – britannico prima e statunitense poi – la cd. “libertà” interna viene fatta pagare ai popoli schiavizzati e colonizzati all’esterno.
O forse semplicemente ignorando la politica discriminatoria e razzista che da ormai 60 anni il regime sionista pratica nei confronti dei non ebrei, siano cittadini o meno dell’entità sionista.
Così ora anche il Vaticano, un tempo critico almeno nei confronti dell’occupazione di Gerusalemme, mantiene una fastidiosa equidistanza tra aggressori e aggrediti, occupanti e occupati, quasi che si trattasse di una mancanza di volontà nel “fare la pace” e non dell’aggressione di quello che, recentemente, un meritevole deputato dell’irlandese Sinn Fein ha definito “Uno dei più ripugnanti ed odiosi regimi del pianeta” (cfr. comunicato stampa di Aendus O’Snodaigh, portavoce per gli Affari internazionali e i Diritti umani del partito, del 20 giugno 2006).
Ebbene, fra tutti, è stato proprio il capo dell’esecutivo di questo regime, Ehud Olmert, ad essere il più sincero, quando ci ha spiegato che il rapimento del governo di Hamas non costituisce materia di scambio con il soldato israeliano nelle mani della guerriglia palestinese e ci ha confermato che il vero motivo dell’operazione militare israeliana è la caduta di un governo sgradito all’Occidente e a Tel Aviv innanzitutto.
Allo stesso tempo, l’insistenza dell’indicazione di Khaled Mashaal – attualmente residente a Damasco - quale mandante della strategia di Hamas, lascia chiaramente presagire che il secondo obiettivo dell’espansionismo bellico israeliano è la Siria.
Ma come l’unilateralismo dell’Amministrazione Bush ha definitivamente smascherato il progetto di conquista mondiale statunitense e provocato le reazioni delle maggiori potenze eurasiatiche, il calvario quotidiano eroicamente sopportato dal popolo palestinese, schiacciato in maniera disumana dalla ferocia sionista, ha comunque il vantaggio di aver messo la parola fine a qualsiasi prospettiva di falso accordo diplomatico per una questione che può essere risolta solo con l’integrale ritorno della Palestina nelle mani dei suoi legittimi abitanti.
Quel giorno, i popoli che abitano la Mezzaluna fertile - qualunque sia la loro religione - conosceranno finalmente il significato della parola “libertà”.
STEFANO VERNOLE
11/07/2006