Alzo Zero

 

La favola democratica

Paolo Emiliani

 

Bush ricorderà a lungo questo martedì elettorale: per lui è stato il giorno della disfatta nella quale ha trascinato tutto il suo partito repubblicano.
I democratici ora avranno il controllo, con un margine piuttosto ampio del parlamento, ma anche la maggioranza (seppur risicata, 51 a 49) del senato e per il presidente potrebbe diventare molto difficile governare. Il partito dell’elefante ha perso anche la maggioranza di governatori, che si è ribaltata nei 36 Stati nei quali si è votato (erano 21 a 15 per i repubblicani oggi le stesse cifre sono a favore del partito dell’asinello).
La corsa alla Casa Bianca sta poi per iniziare ed i repubblicani sentono odore di cambio della guardia anche a Washington; inoltre sembra mancare loro un candidato forte da schierare contro le due possibili corazzate rosa democratiche, l’ex first lady Hilary Clinton e l’astro nascente (ma già molto esperto) e prossimo portavoce del parlamento Usa, l’italomaericana Nancy Pelosi.
In realtà i democratici avrebbero un candidato “forte”, quel Arnold Schwarzenegger che ha riconquistato la poltrona di governatore della California con una percentuale del 56%, in uno Stato che nello stesso giorno ha regalato la conferma al senatore democratico con il 60%. Il fatto è che “Terminator” non è eleggibile alla Casa Bianca, perché non cittadino americano dalla nascita. Negli Usa, nazione di immigrati, per i “nuovi americani” è possibile ora ricoprire qualsiasi ruolo isituzionale, ma non quello di presidente. Insomma per schierare Schwarzenegger i repubblicani avrebbero dovuto cambiare la Costituzione ed ora questa strada sembra assai più difficile, perché non crediamo che i democratici siano disponibili a far loro questo favore.
Questi però sono soltanto i giochi di potere all’interno degli Usa: il mondo intero si sta in queste ore chiedendo se cambierà qualcosa nella politica militare di aggressione sposata e portata avanti in questi anni dall’amministarzione Bush. Noi pensiamo che non cambierà nulla.
Per due principali motivi.
Il primo. Negli Usa la lobby dei fabbricanti di armi è molto ricca e potente e non crediamo che i democratici, sposando una politica di dismpegno militare, vogliano far convogliare nelle tasche repubblicane fiumi di dollari che potrebebro pesare nella corsa alla Casa Bianca.
Il secondo. Storicamente (Bush fa eccezione) gli Usa sono entrati in guerra sempre con presidenti democratici. Wilson la I e Roosevel la II guerra mondiale, Truman la guerra di Corea e Johnson (ma preparata da Kennedy) la guerra del Vietnam: insomma, solo i pacifinti nostrani possono credere alla favola dei democratici americani pacifisti. E così sarà ancora.



12/11/2006


pagina di alzo zero

home page

archivio 2006

archivio 2005

archivio 2004

archivio 2003