Alzo Zero

 

Il valore della democrazia libanese: autodeterminazione nazionale o diktat atlantico-sionisti?

 


dal nostro corrispondente Dagoberto Husayn Bellucci - dir. resp. agenzia di stampa "Islam Italia" da Beirut sud


Le polemiche postbelliche libanesi ci inducono ad una qualche riflessione relativa al valore della democrazia e della sua essenza.

La democrazia libanese vive in quest'ultimo periodo una fase cruciale della sua pur travagliatissima storia. Un paese diviso da sempre in comunita' etniche e confessionali si trova , oltre ai problemi lasciati aperti dall'aggressione sionista (ricostruzione, disoccupazione, caos sociale e trasporti da rimettere in piedi ex novo) , ad un bivio: le forze politiche devono assolutamente prendere una decisione.

Il bivio politico che attende tutte le forze politiche libanesi si chiama dialogo nazionale. La tavola rotonda istituita un anno or sono dai principali partiti politici libanesi aveva trovato consensi sia tra le formazioni pro-siriane che tra quelle contrarie alla pluridecennale influenza di Damasco sul paese dei cedri.

I partiti sciiti, Hizb'Allah e 'Amal, avevano raggiunto un accordo di massima con le principali forze politiche maronite (i Kataeb, la vecchia Falange Libanese, di Amin Gemayel e Pakradoumi e le Forze Libanesi di Samir Geagea) e con i movimenti politici piu' importanti del fronte sunnita (la Corrente Futura di Sa'ad Hariri) e di quello druso (il Partito Socialista Progressista di Walid Jumblatt).

La nascita del governo presieduto da Fouad Siniora, con la partecipazione diretta di esponenti di Hizb'Allah e dei Kataeb, doveva assicurare al Libano un periodo di equilibrio politico e l'apertura di quel dialogo nazionale che rimane la sola strada percorribile per scongiurrare un conflitto civile.

I libanesi si ritrovavano invece coinvolti per l'ennesima volta nella spirale del terrore e della violenza imposti a questo martoriato paese dall'entita' criminale sionista. La guerra di luglio ha mandato a carte quarantotto ogni equilibrismo politico interno gia' precario dopo la nascita, la primavera scorsa, dell'alleanza anti-islamica del cosiddetto Fronte del 14 Marzo.

Il problema che rappresenta questa alleanza per l'autodeterminazione del paese dei cedri e per una sua effettiva indipendenza e' evidente: i rappresentanti dei Kataeb e del Partito Socialista Progressista si stanno prestando da mesi alla funzione di cavalli di troia delle manovre e delle strategie imperialiste americano-sioniste nella regione.

Ne abbiamo avuto l'ennesima riprova durante l'aggressione sionista contro il Libano: diversi media hanno quasi apertamente "tifato" "Israele" (e la televisione maronita "LBC" si distingueva per la sua 'precisione' con la quale forniva al nemico israeliano informazioni sugli obiettivi militari colpiti o mancati nei quartieri meridionali della capitale o nella Beka'a) , alcuni ministri in carica non hanno nascosto la loro soddisfazione per gli attacchi terroristici condotti contro la popolazione sciita e qualcuno si e' anche affrettato a telefonare all'Ambasciata america a Awqar per complimentarsi dell'"operazione" lanciata da "Israele" .

E' normale a nostro avviso che, finita l'aggressione e ritornate a rimescolarsi le 'carte, la politica libanese faccia un passo indietro prima di auto-precipitarsi
nel baratro di un conflitto civile.

Troppe forze politiche , anche dell'attuale maggioranza, hanno apertamente lavorato per il nemico sionista. Abbiamo avuto episodi inconcepibili di uffficiali superiori della Sicurezza Generale di Bint 'Chbeil che, anziche' opporsi, hanno preferito aprire le braccia e prendersi tranquillamente un the' con il nemico sionista e ministri degli Interni che hanno difeso questi comportamenti senza prendere alcun provvedimento sanzionatorio.

La democrazia si fonda , lo ripetiamo, sul rispetto di idee comuni condivise e accettate. In Libano questi valori comuni non esistono per il semplice motivo che lo stesso Stato e le sue funzioni, l'idea basilare di Entita' Nazionale Libanese viene attualmente avvertita in maniera completamente distinta dai due poli politici nazionali.

La destra maronita e i sostenitori del fronte del disarmo della Resistenza Islamica , alleati naturali di Washington e oggettivi sostenitori della politica sionista nella regione, non nascondono i loro contatti con ambienti politici e intellettuali, culturali e religiosi mondialisti. E' notizia di questi giorni che il Ministro della Cultura, signora Moawad (presidente di una omonima Fondazione intestata al marito defunto Renee') , si rechera' a Jew York nelle prossime settimane per una serie di incontri "filantropici" per raccolta di fondi "a favore delle popolazioni libanesi".

E dove "raccattera'" questi fondi la signora ministra? Direttamente nella tana del lupo: incontrandosi con alcuni esponenti del Congresso Usa legati a doppio filo alle lobbies neoconservatrici e all'A.D.L. (Anti Defamation League) la principale organizzazione sionista di controllo della vita politica americana.

Immaginiamo come saranno investiti questi "fondi" per "aiuti" alle popolazioni colpite della Beka'a e del Sud. Probabilmente la Fondazione Renee' Moawad avra' nuovi sussidi "extra".

Ne' ha nascosto il suo incontro, avuto un mese or sono in occasione dei lavori dell'Internazionale Socialista, il leader druso Walid Jumblatt che , preso evidentemente da troppa "euforia" socialisteggiante, ha incontrato la rappresentante israeliana del Partito Laburista prossima candidata , sembra, alla presidenza della Repubblica dell'Entita' Criminale Sionista.

"Non c'e' niente di male" gridano indignati per le accuse e le polemiche i rappresentanti del fronte del 14 Marzo e rispondono a tutte le accuse di connivenza con il nemico "in fondo gli altri mantengono relazioni cordiali con la Siria. Abbiamo i nostri diritti di mantenerle con Israele".

Ecco un bell'esempio di "democrazia" alla libanese. Alla luce degli ultimi avvenimenti occorre invece che , tutti quanti, facciano un passo indietro: eliminare le polemiche e i dissidi interni e fine delle provocazioni politiche.

Il Libano che sogna Hizb'Allah non sente affatto il bisogno  di questi "balletti" che assomigliano tanto ai dispetti di una scolaresca delle elementari irrequieta: Hizb'Allah vuole un Libano per i Libanesi , per tutti i libanesi, che sappia rappresentarsi con autorevolezza e dignita' nelle assisi internazionali, che non chini la testa ai diktat mondialisti o alla prima visita di un segretario di Stato statunitense.

"Un Libano senza cleneex" parafrasando un nostro camerata che ci sottolineava l'oramai famoso "pianto greco" del premier Siniora in occasione del Vertice della Lega Araba lo scorso fine luglio. 

Per costituire una democrazia stabile , uno Stato forte ed equilibrato occorre decisione e razionalita', volonta' e determinazione nel perseguimento di obiettivi comuni.
Occorre soprattutto una base di valori fondanti che siano accettati e riconosciuti da tutte le forze politiche libanesi.

Un Libano che dovesse cominciare a lavorare per costituire le premesse di uno Stato veramente indipendente sarebbe necessariamente una Nazione sganciata da qualsivoglia tutela o pressione atlantica. Sarebbe il Libano dei libanesi senza intromissioni americane, sioniste, francesi o europee.

E sarebbe anche il Libano che sogna e prospetta Hizb'Allah ai suoi partner di Governo.

Questo ancora il fronte del 14 Marzo pare non averlo compreso.
I "balletti" tra l'Atlantico e Sionne continuano....


18/10/2006


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