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Alzo Zero
Elogio del terrorista, purchè israeliano
di Maurizio Blondet
effedieffe
Il King David Hotel di Gerusalemme dopo l'esposione del luglio del 1946.
Proprio mentre Israele
si scatena contro «i terroristi» Hezbollah, cattura e uccide come
«terroristi» i governanti palestinesi perché sono di Hamas, e bolla come
«Stati terroristi» Siria e Iran, lo Stato dell'arroganza celebra i propri
terroristi, naturalmente rispettabili e legittimi.
Il governo britannico ha dovuto protestare (1).
La celebrazione in corso infatti riguarda l'attentato contro il King David
Hotel di Gerusalemme, dove nel luglio 1946 una squadra della morte rabbinica
massacrò 91 ufficiali e funzionari inglesi, che allora gestivano il mandato
sulla Palestina.
Corre il sessantesimo anniversario del glorioso episodio, e Benjamin
Netanyahu, ex primo ministro, presiede le feste per la strage, organizzate
dal Likud: un seminario di due giorni con brindisi vari, una visita guidata
all'albergo condotta dai terroristi di allora, alcuni dei quali ancora
viventi.
E sul muro del King David,
una lapide.
Che vale la pena di riportare per intero:
«King David Hotel L'hotel ospitava il Segretariato del Mandato e il
quartier generale dell'armata [britannica]. Nel luglio del 1946 i
combattenti dell'Irgun, agli ordini del Movimento di resistenza ebraico,
impiantarono esplosivi nel sotterraneo. Furono effettuate telefonate che
invitavano gli occupanti dell'albergo ad uscire immediatamente.
Per ragioni note solo agli inglesi l'hotel non fu evacuato, e dopo 25
minuti le bombe esplosero e con dolore e sgomento dell'Irgun, 91 persone
furono uccise».
Si assapori il linguaggio, un vero virtuosismo tra schadenfreude ed
eufemismo.
Se del fatto si fossero macchiati degli arabi, la lapide li chiamarebbe
«terroristi».
Ma sono ebrei, e dunque diventano «combattenti dell'Irgun», legittimi
combattenti, tant'è vero che agivano agli ordini del Movimento ebraico di
resistenza.
La verità è che l'Irgun era una banda di fanatici talmudici,
istigati dal primo rabbino capo d'Israele Avraham Kook, fuoriuscita dal
cosiddetto esercito clandestino giudaico (Haganah) che accusava di essere
troppo «molle e socialista», ossia laico.
Persino l'Agenzia Ebraica ne condannò le brutali operazioni, anche se
Haganah collaborò con questi assassini più volte sottobanco.
L'Irgun citava come suo ispiratore il sionista Zeev Jabotinsky, ammiratore
del fascismo, la cui linea era: «Solo la rappresaglia attiva serve con
gli arabi» (la stessa linea di oggi).
Il terrorista-capo dell'Irgun, allora studente talmudico, era Menahem Begin,
che decenni dopo diverrà primo ministro israeliano.
Dunque come si vede, dei terroristi autori di stragi possono diventare
rispettabili statisti.
Ma solo se sono ebrei.
Quelli di Hamas, no: terroristi una volta, terroristi sempre, illegittimi
governanti con cui non si tratta, anzi arres tabili e liquidabili a piacere.
E Begin non è il solo ass! assino c onvertito in statista; è diventato
premier anche Ytzhak Shamir, che come capo della Lehi, un'altra squadra
della morte meglio nota come «Banda Stern», ammazzò nel 1948 l'inviato
dell'ONU, il conte svedese Folke Bernadotte, testimone neutrale e scomodo
delle atrocità giudaiche contro i villaggi palestinesi.
Infine, l'impagabile chiusa:
il compassionevole Igun aveva avvertito con telefonate di uscire dal King
David, ma «per ragioni note solo agli inglesi», l'albergo non fu
evacuato.
Da qui il lacrimevole esito.
Insomma, se gli inglesi sono morti, è colpa loro.
Si sono fatti ammazzare per inconfessabili ragioni, forse per screditare gli
eroici combattenti per la libertà ebraica.
Questo è purissimo «chutzpah» rabbinico.
Per quest'ultima frase hanno protestato l'ambasciatore britannico a Tel Aviv
Simon McDonald, e il console generale a Gerusalemme John Jenkins.
Miti come pecorelle - l'orgoglio britannico per una volta spento - hanno
scritto al municipio (sic)
di Gerusalemme che gli inglesi non erano stati avvertiti.
Ma non hanno voluto insistere nello smentire la versione ufficiale, forse
temendo di essere arrestati come «negazionisti».
Perciò hanno concluso belando: «in ogni caso ciò non assolve dalle loro
res ponsabilità chi pose le bombe».
Responsabilità?
Ma gli organizzatori del convegno l'hanno addirittura rivendicata con
orgoglio.
Netanyahu, nel discorso celebrativo dell'attentato, ha voluto ricordare
quanto i «combattenti dell'Irgun» fossero diversi da «gruppi come
Hamas»: i giudei erano guidati da «moralità», gli altri no.
«E' molto importante fare la distinzione tra gruppi terroristici e
combattenti per la libertà, tra azioni terroristiche e legittime azioni
militari», ha detto Ben: «Si può immaginare che Hamas ed Hezbollah
chiamino il nostro quartier generale e dicano: abbiamo messo una bomba,
evacuate l'area?».
Sara Agassi, una delle terroriste di allora, arzilla e allegra ottantenne,
ha mostrato ai visitatori come nel '46 ingannò gli inglesi.
Ha raccontato come lei e un altro terrorista, fingendosi una coppietta,
ballarono il tango e bevvero whisky mentre si imprimevano nella mente la
mappa del l'hotel.
Il giorno dopo, ha detto la vecchietta stragista! , lei, s uo fratello e
alcuni altri terroristi («combattenti») si «sono finti arabi che
portavano il latte all'hotel».
Mascherati da arabi portarono dentro sette grossi bidoni del latte, ciascuno
dei quali conteneva 50 chili di tritolo.
Proprio ciò che altri eroi probabilmente compiono in questi mesi in Iraq,
mascherati da arabi e facendo stragi fra i civili.
Proprio ciò che fecero l'11
settembre 2001 alcuni giovanotti israeliani
che guidavano il camion della Urban Moving System, una ditta di traslochi, e
che furono notati da una cameriera messicana mentre, bardatisi con djellabe,
si fotografavano a vicenda sullo sfondo delle Torri in fiamme, facendo il
segno di vittoria con le dita.
Prontamente arrestati, i giovanottoni risultarono membri dell'esercito
israeliano, forniti di falsi passaporti e di molto contante.
Al momento dell'arresto farfugliarono: «Non siamo noi il vostro
problema, sono gli arabi. Gli arabi sono il vostro problema ed anche il
nostro».
I traslocatori sapevano già che l'attentato era arabo.
Gli arabi, sempre loro, questi terroristi senza riscatto.
I giovanotti invece furono espulsi dall'FBI con la motivazione che il loro
visto era scaduto (sui passaporti falsi) e lavoravano illegalmente in USA (traslocatori
e combattenti della libertà).
A mandarli via s ottraendoli alle indagini fu il procuratore Chertoff,
israelo-americano, oggi capo della Homeland Security USA.
Anche lui combattente della libertà.
Il Times di oggi,
nel riportare la notizia della bella cerimonia, ricorda che il Times di
ieri, quello del 23 luglio 1946, non esitò a chiamare «terroristi» i puri
eroi dello sterminio.
Anzi scrisse: «Solo un insensato fanatismo, prodotto da una propaganda
pervertita, può spiegare l'attentato al King David. Gli uomini che hanno
progettato ed eseguito l'eccidio sono prodotto di un'educazione che ha
insegnato loro a valutare l'etnicismo più della moralità e della pietà… fra
tutti i popoli della terra, gli ebrei hanno più da guadagnare dalla
cancellazione della discriminazione razziale…».
Insomma, gli inglesi di allora sapevano bene indicare da quale ideologia
nasceva la strage, e la dichiaravano: razzismo pervertito.
Oggi, a dire la verità su questa educazione all'odio per i goym in cui
consiste la «religione» talmudica, è solo Israel Shamir.
Maurizio Blondet
Note
1) Ned Parker, «British anger at terror celebration», Times, 20
luglio 2006. Si noti che il mandato britannico
sulla Palestina, che ebbe inizio nel 1931, aveva appunto fra gli scopi
quello di favorire insediamenti ebraici nella zona, secondo la promessa
fatta dal governo britannico a Lord Rotschild nella Dichiarazione Balfour
del 1917. Una pallida riconoscenza verso gli inglesi che li avevano così ben
serviti non è nemmeno contemplata nella narrativa ebraica.
23/07/2006