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Alzo Zero
All’Onu c’è puzza di zolfo
Di Ugo Gaudenzi
Al Palazzo di Vetro, come si sa. è 61°
Assemblea Generale dell’Onu. Dopo l’anodino discorso introduttivo del
segretario generale Kofi Annan - l’ultimo del mandato - e quello del
presidente Usa George Bush, il clima si è immediatamente surriscaldato. Il
fronte del “no” alle guerre “democratiche” e “normalizzatrici” atlantiche e
all’egemonia del “nuovo ordine mondiale” con asse Washington, Londra e Tel
Aviv, ha alzato la testa e denunciato le dichiarazioni del presidente Bush.
Il “fronte del no” planetario (Chavez, Morales, Ahmadinejad, Kirchner) -
ormai emerso come realtà non omologata allo strapotere atlantico nel recente
vertice di a Cuba - ha accusato il presidente iraniano di imperialismo e l’Onu
stessa di inutilità.
D’altra parte era stato lo stesso Bush, nel suo discorso “della Corona”, ad
affermare gelidamente che “ovunque” volgesse “lo sguardo” vedeva
“estremisti”.
Una callida espressione, che la dice lunga sullo stato di paura di chi c
ontinua ad imporre la supremazia statunitense sul pianeta (con un export di
democrazia fatto a suon di bombe e di guerre nel nome della “civiltà”) e che
provoca deserti e li spaccia per pace.
Il presidente venezuelano Hugo Chávez gli aveva risposto per le rime: in
quell’aula dopo il discorso di George Bush - ha subito dichiarato
nell’incipit del suo discorso - si sentiva odore di zolfo. I presenti hanno
applaudito e Chávez ha argomentato il suo J’accuse, citando in premessa lo
stesso George Bush per quel suo “ovunque io volga lo sguardo vedo
estremisti” e difendendo il diritto dei popoli alla sovranità senza tutele
da chichessia. I media, i grandi mezzi di comunicazione di massa, la
propaganda dell’Occidente cioè, hanno preferito glissare sul contenuto della
denuncia venezuelana. Più realisti del re, hanno preferito “il colore”, la
cronaca giallo-rosa, hanno volutamente descritto - edulcorandolo - il
discorso di Bush come un “appello per la pace planetaria” e di pinto il
presidente venezuelano come una sorta di “errore de! lla natu ra” che se la
prendeva con Bush come se questi fosse stato il diavolo. Già, il diavolo.
Proprio così...
Dopo Chavez è stata la volta di Evo Morales, l’altro presidente
latinoamericano, della Bolivia, nazionalista e rivoluzionario. Anche Morales
ha parlato di modelli. Indicando nello sfruttamento “globale” (e
globalizzatore) degli atlantici il cancro del mondo, la causa della miseria
dei popoli. E ha parlato di beni comuni, di necessità di riforme agrarie, di
necessità di sganciamento dalle logiche del profitto e dell’usura delle
compagnie multinazionali. Morales ha sbandierato anche una foglia di coca,
ed ha ricordato all’assemblea come una pianta benefica per i popoli andini
sia stata volutamente trasformata in un genere di contrabbando per drogare
milioni di persone ricche concentrate in pochi paesi del nord del pianeta.
Quindi è toccato al peronista, al presidente nazionalista argentino Nestor
Kirchner. Colui che è stato capace di risollevare un Paese prostrato dallo
strangolamento delle multinazionali e della Banca Mondiale ha sottolineato
come il proprio paese sta registrando una crescita ininterrotta
dell’economia, una diminuzione della povertà e la rinascita dell’industria
locale. Dove le forme avanzate più sociali di socializzazione del lavoro
sono ormai una realtà. Un popolo, quello argentino, che dal “fascista” Peron
in poi, non ha perduto mai un’occasione di sbattere le porte in faccia al
Fondo Monetario Internazionale e alle banche usuraie. Nestor Kirchner ha
detto una semplicissima verità: uno sviluppo senza redistribuzione della
ricchezza non è sviluppo.
Come ha argomentato Hugo Chávez, l’Assemblea non ha alcun potere e il
consiglio di sicurezza è imprigionato dai possessori del diritto di veto.
Quei cinque Grandi tra i quali l’Italietta di Prodi vorrebbe sedersi - senza
potere - ma come ruota di scorta.
Quel diritto di veto, che continua a fotografare il mondo in bianco e nero
targato Jalta e 1945, odora davvero di zolfo e incatena l’ONU e sei miliardi
di persone, ai voleri d! i un John Bolton di torno, oggi il falco estremista
ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite e di portavoce dei suoi
alleati-sudditi. Gli altri, tanto, non contano nulla.
24/09/2006