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Alzo Zero
Italia spezzata
di Massimo Fini - "Il gazzettino"
L'Italia spezzata si intitola l'ultimo libro di Bruno Vespa, gran
cerimoniere della politica nostrana. E in effetti l'apparenza è questa.
Da più di dieci anni le classi dirigenti del centrodestra e del
centrosinistra si azzuffano in modo feroce, sono protagoniste di lotte
al coltello, non passa giorno che non si accusino reciprocamente di 'regime',
adesso non si fidano nemmeno più, quasi fossimo un Paese sudamericano,
della regolarità delle elezioni e vanno alla riconta delle schede, caso
unico nella storia dell'Italia repubblicana e democratica che non si
verificò nemmeno in momenti cruciali come il referendum sulla monarchia
e l'aut aut del 1948.
Eppure l'Italia di oggi non ha alcuna ragione di essere 'spezzata'. Non
si tratta di scegliere fra comunismo e il cosiddetto 'mondo libero', fra
fascismo e democrazia. Non ci sono più le Br e il terrorismo rosso, i
neofascisti sono ridotti a minigruppuscoli patetici. La sinistra, anche
quella radicale, ha accettato il libero mercato . Nessuno mette in
discussione che il modello di sviluppo occidentale, industrialista,
tecnologico, economicista, basato sul meccanismo produzione-consumo,
sia, pur con tutti i suoi difetti, 'il migliore dei mondi possibili'. In
politica economica le diversità delle scelte si riducono a sfumature,
perchè i margini di manovra del governo, di qualsiasi governo, sono
ridotti al minimo dipendendo da fattori globali totalmente fuori dal
controllo di un singolo Paese. Attualmente, avendo le classi dirigenti
degli Anni Ottanta (che avevano come uomini di punta l'esule di Hammamet,
il 'martire' Andreotti, il 'Dottor Sottile' tuttora in pista) fatto una
dissennata politica di dissipazione delle risorse collettive che ci ha
portato ad accumulare un enorme debito pubblico, la sola cosa che si può
fare è quella di sempre: tosare ulteriormente il ceto medio. Perchè solo
qui c'è ancora un pò di 'trippa per gatti', poichè i grandi patrimoni
hanno sempre avuto la possibilità di svicolare e ancor più ce l'hanno
oggi, in epoca di integrazione economica mondiale, con le società 'off
shore' totalmente fuori controllo, mentre i poveri sono poveri e non si
può cavar sangue dalle rape.
In politica estera sia la destra che la sinistra sono atlantiste e
nessuno si sogna di mettere in discussione l'alleanza con l'America e
nemmeno la Nato. Da noi persino il movimento No Global si è rapidamente
trasformato in un New Global, nell'idea cioè che il modello di sviluppo
occidentale, sia pur un po' umanizzato, debba essere esportato in tutto
il mondo, con i suoi schemi mentali, la sua concezione dei diritti
individuali, dichiarati, poichè sono i nostri, universali le sue
istituzioni, la sua democrazia.
E allora perchè questo clima da guerra civile in Italia, quando per il
cittadino comune che governi la destra o la sinistra non cambia nulla
come hanno ampiamente dimostrato le varie 'alternanze' dal 1994 in poi.
Qualcuno può ragionevolmente sostenere che sia migliorato qualcosa,
nella sua vita, col governo Prodi? Son la stessa cosa. Le indecorose
zuffe fra destra e sinistra cui, sempre più stanchi e schifati,
assistiamo quotidianamente non son che lotte per il potere fra oligarchi
all'interno di una classe di privilegiati - l'unica vera classe rimasta
su piazza - quella politica, con i suoi adentellati economici e
mediatici, il cui interesse primario oltre a quello di spartirsi il
bottino, è di autotutelarsi come abbiamo visto fare mille volte. Sono
costoro che giocano la vera partita. Noialtri, tutti, non siamo che
spettatori. E se sugli spalti, o in piazza, c'è chi parteggia con
passione per la destra o per la sinistra, non lo fa per ragioni
concrete, di contenuto, ma per motivi irrazionali e sentimentali per cui
si tifa Milan o Inter, Roma o Lazio, Verona o Chievo.
24/12/2006