Alzo Zero

Venezuela e Iran voltano le spalle al dollaro


Marzio Paolo Rotondò

Il dollaro rischia presto di non essere più la valuta di riferimento negli scambi internazionali del petrolio. Come anticipato nei giorni scorsi, si moltiplicano gli investimenti in euro dei produttori petroliferi dell’Opec. Venezuela ed Iran stanno infatti per primi convertendo progressivamente le loro attività in dollari detenute all’estero, rimpiazzando la divisa americana con quella europea negli scambi internazionali. Il dollaro tenderà dunque nei prossimi mesi a perdere ancora valore rispetto all’euro, già indebolito del 9,5%, caratterizzando probabilmente buona parte del 2007. Anche gli Emirati Arabi Uniti e l’Indonesia hanno intenzione d’investire a breve i loro capitali sulla moneta unica europea.
È stato il governo iraniano ad aprire le danze ad inizio settimana. Il portavoce del governo Gholam Hossein Elham, ha infatti annunciato lunedì che è stato dato il via libera alla Banca centrale di Teheran per sostituire il dollaro con l’euro. Oltre ai proventi energetici e le transazioni finanziarie, anche il bilancio dell’Iran sarà calcolato in euro. “Le risorse dall’estero e le entrate petrolifere saranno calcolate in euro e le riceveremo in euro per mettere fine alla dipendenza dal dollaro”, precisa un portavoce del governo iraniano, secondo il quale “procederemo anche al cambio dei nostri averi all’estero, il che include sia le entrate delle esportazioni, sia le fonti di finanziamento internazionali”.
In poche parole, l’Iran mette una pietra sopra al dollaro: questo sarà probabilmente l’inizio di una dinamica più estesa che sicuramente colpirà in modo non indifferente la valuta statunitense ed il suo dominio incontrastato.
Il secondo passo lo ha fatto il Venezuela. Domingo Maza Zavala, membro del consiglio della Banca centrale del Venezuela, ha spiegato che anche il governo di Caracas ha intenzione di agire nella stessa direzione di quello di Teheran. “Il dollaro americano ha subito un lungo processo di deterioramento. La strategia di diversificazione è iniziata quest’anno” ed è volta soprattutto a convertire in euro una quota sempre maggiore dei profitti del Paese. In un anno, infatti, la Banca centrale venezuelana ha ridotto i suoi investimenti in dollari ed in oro dal 95% del totale delle sue riserve all’80%, ed intende proseguire ancora su questa strada l’anno prossimo.
Complessivamente, ovvero prendendo in considerazione i Paesi produttori di petrolio affiliati all’Opec, la loro quota di depositi in valuta estera detenuta in dollari più quella della Russia, sta progressivamente scendendo, facendo appunto pensare a grandi manovre sul fronte valutario. Nel secondo trimestre, quest’ultima è diminuita al 65% dal 67% del trimestre precedente, toccando il minimo degli ultimi due anni.
Nonostante le avversità che questi due Paesi hanno nei confronti degli Stati Uniti, questo processo di eliminazione della valuta statunitense come riferimento monetario internazionale s’inquadra in procedimenti economici del tutto legittimi, visto anche i recenti avvenimenti legati all’economia Usa che stanno fortemente screditando il dollaro. Per non perdere potere d’acquisto in seguito la svalutazione del biglietto verde, i Paesi dell’Opec investono ora sull’euro, diminuendo la loro esposizione al dollaro, dato che la moneta unica europea offre migliori prospettive nel breve-medio periodo grazie ad una ripresa economica dell’eurozona sempre più solida.
D’altronde, con la nascita della moneta europea, gli investitori internazionali, in questo caso i Paesi dell’Opec, hanno ora una valuta di riferimento diversa dal dollaro sulla quale investire in conseguenza di precisi momenti ciclici dell’economia mondiale, tenendo al sicuro i loro guadagni. Indubbiamente, il fatto che il Venezuela e l’Iran siano fra i principali Stati definiti da Washington ‘canaglia’, di sicuro aiuta questa precisa scelta economica, che potrebbe però dare adito a delle rappresaglie a stelle e strisce.

 
24/12/2006


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