Alzo Zero

 

Laicità, politica e società
 
Mentre Napolitano afferma che senza laicità non c’è democrazia, il Pontefice accusa la società Occidentale deprivata di ogni identità e di ogni riferimento religioso.
 
di Marco Cottignoli

Fra meno di un mese il Capo dello Stato andrà in visita in Vaticano e, probabilmente, discuterà con il Papa sul tema della laicità, un argomento che, negli ultimi giorni, è stato trattato, pubblicamente, da entrambi. Per Napoletano la laicità dello Stato è un elemento essenziale della democrazia moderna e trova un alto riferimento nei valori della Costituzione italiana e nei principi posti a base dell'integrazione europea in grado di difendere e di rinsaldare i diritti dei cittadini, a garantire la convivenza civile, il progresso e la coesione sociale, a promuovere la pace nel mondo. Benedetto XVI, invece, inaugurando l'anno accademico all'Università Lateranense si è, nuovamente, espresso con forza nei confronti della società e della cultura Occidentale, slegate da ogni riferimento religioso, motivo della odierna crisi di cultura e di identità occidentale. Il pontefice ha anche affermato che la scienza deve pur sempre salvaguardare l’uomo e promuovere la sua tensione verso il bene autentico ma non lasciarsi prendere dal gusto della scoperta senza salvaguardare i criteri che vengono da una visione più profonda, ricordando la favola di Icaro il quale, invasato dal desiderio verso la libertà assoluta, incurante dei richiami del vecchio padre, si avvicinò troppo al sole, dimenticando che le ali erano di cera. La caduta rovinosa e la morte sono il castigo che egli paga a questa sua illusione. Una lezione che fa luce fra i valori perenni e le illusioni della esistenza terrena a cui non ci si può affidare, senza rischiare conseguenze disastrose per la propria ed altrui esistenza. L’incontro fra il Pontefice che in passato ha parlato della possibilità di una « laicità sana » che non tenta di escludere Dio dalla vita dei popoli e Napolitano il quale non ha fatto battezzare, per ragioni di principio, il primogenito e che ha condiviso pienamente la bozza del Trattato Europeo dove si ometteva il richiamo alle comuni radici cristiane, metterà a confronto due esponenti di due visioni della esistenza radicalmente opposte. L’attuale capo dello Stato- nonché (ex)comunista e, quindi, di ideologia materialista ed atea- si ispira a quelle eredità culturali da cui si sono sviluppati i cosiddetti valori universali, quelli dei diritti inviolabili ed inalienabili della persona, della democrazia, dell'uguaglianza, della libertà e dello Stato di Diritto. Da questo insieme di concetti nasce la moderna società occidentale; una civiltà che si proclama aperta al progresso, sociale e scientifico e la cui pubblicistica la dipinge a favore della pace, della giustizia e della solidarietà nel mondo. Ma la confusione, le problematiche e le asperità si moltiplicano quando si discute di valori spirituali e società, di etica religiosa e scelte politiche. Nell’ultimo incontro del Santo Padre, a Verona, erano presenti praticamente tutti gli esponenti di punta dei maggiori partiti di entrambi i poli. Mero tornaconto elettorale, pura devozione o spudorato clericalismo di massa? Anche per questo la tanto auspicata laicità, richiamata da Napolitano nel suo intervento, scopre senza ritegno un problema mai affrontato a fondo nella sua molteplice ed ostica problematicità. Eppure anche l’articolo 52 della Carta Europea prevede che tra le Chiese e gli Stati si stabilisca un rapporto di dialogo continuo; si sta andando verso la strumentalizzazione della politica o l’acquiescenza della Chiesa? Sta prendendo piede anche da noi quello che negli Stati Uniti è il fenomeno della religione civile; cioè lo Stato ha interesse a riconoscere l’utilità della Chiesa per le condivisibili finalità civili che svolge con i suoi servizi e la Chiesa ha interesse nel pesare politicamente sulla società? Esiste la possibilità di ritornare ad una collusione tra Stato e Chiesa, di stampo medioevale, che rendeva non liberi gli uni e gli altri? Gli interessi della Chiesa e dello Stato tornano a mescolarsi? L’attuale governo non ha per niente l’intenzione di affrontare questo problema, non solo perché gravemente imballato su altre questioni ma perché se dovesse esplodere anche il problema della laicità del suo programma politico, non reggerebbe ulteriormente. Così il centro-sinistra, per non crollare sotto il peso delle proprie contraddizioni interne, nicchia. Ma per quanto tempo ancora? Il tema della laicità- che spesso confina nel laicismo- ritornerà quando si riparlerà di fecondazione assistita, di eutanasia, di aborto, di unioni civili, di matrimoni fra omosessuali. Il capo dello Stato, con la propria affermazione, ha forse deciso di rivendicare, senza compromessi, per le istituzioni la loro piena autonomia e sovranità? La situazione è in stallo ma è palese che l’individualismo egualitario di massa ed il clericalismo bigotto non portano da nessuna parte. Che tipo di società può sopravvivere senza un puro anelito spirituale e metafisico da cui attingere un pensiero etico e comportamentale? Davanti a tanto relativismo- perché alla fine di questo si tratta- spontanea, una riflessione, sempre attuale di Dostoevskij, mi sopraggiunge e dipana la matassa: se Dio non esiste, tutto è permesso.

 
29/10/2006


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