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Alzo Zero 2007
CHIUSI GLI
ORFANOTROFI. ITALIA COME LA ROMANIA”
In Italia, il 31 dicembre, sono stati chiusi gli istituti per
minori, ovvero gli orfanotrofi, secondo la legge 149 del 28 marzo
2001, senza proroghe alcune.
Questa inumana legge mi riporta a Bucarest per un reportage fatto
alcuni anni fa.
Come sono scesa dall’aereo, all’aeroporto di Otopeni di Bucarest, ho
avvertito una strana sensazione indecifrabile. Attorniata da
moltissimi ragazzi e bambini, lerci, stracciati che stendevano la
mano per chiedere l’elemosina, chiesi al mio interprete il motivo di
tale situazione. La risposta fu che gli orfanotrofi erano stati
chiusi perché il governo non dava più sovvenzioni. Così, abbandonati
a se stessi, vivevano di carità, qualche furtarello, abitavano nei
vari scantinati, in mezzo ai topi e a cani randagi e per riscaldarsi
in pieno inverno vivevano sotto terra, dove passavano i tubi
dell’acqua calda, insomma nelle fognature.
Ora non credo che nel nostro paese si possa arrivare a tanto, però
perché chiudere gli orfanotrofi, dove i ragazzi avevano cibo, un
letto, una casa, anche se declinare casa un orfanotrofio è un
paradosso?
Non esiste una banca dati per i minori accolti negli orfanotrofi e
nelle comunità, si conosce il numero dei circa 200 istituti ma non
quello dei bambini ospitati. Stime, non ufficiali, del 2004, li
attestano attorno ai 24.000.
Nell’art. 2 della 149/2001 c’è scritto: “ ……..mediante affidamento
ad una famiglia e ove ciò non sia possibile mediante inserimento in
comunità di tipo familiare…
Ma quante sono le famiglie disposte all’affido? E si è sicuri che
non si prestino ad accettare un bambino solo per il sostegno
economico promesso alle famiglie affidatarie?
E quali caratteristiche debbono possedere le comunità di tipo
familiare?
Ora che gli orfanotrofi sono stati chiusi è calato il silenzio e non
si conosce dove sono finiti quei poveri bambini e chi se ne è preso
cura.
Ottima legge chi l’ha fatta. Evidentemente deve essere una persona
che non ha figli e neppure ama quelli degli altri.
Ma pure anche i Martinitt sono a rischio. La struttura fondata a
Venezia da Gerolamo Emiliani nel XVI secolo, nel 1528 venne
trasferita a Milano, tra via Manzoni e via Morone, in un edificio
annesso all’Oratorio di San Martino. Da qui il nome Martinitt, cioè”
piccoli Martini”. Nel 1932, con Mussolini, si inaugurò la sede in
via Pitteri, 56.
Chi è milanese e di una certa età, si ricorderà il gruppo dei
Martinitt, in divisa, che erano portati a passeggiare per le vie
della città. Quanta commozione facevano al loro passaggio. Ma
studiavano, si diplomavano, diventavano artigiani, chi era entrato
ribelle e violento, con il tempo, grazie alla continua intelligente
assistenza di bravi educatori, usciva dall’istituto totalmente
cambiato e in bene.
Ora, dove finiranno quei ragazzini, sbattuti fuori dal loro
ambiente, dalle loro abitudini, dove si sentivano protetti dai loro
superiori che in fatto d’abnegazione sono ineccepibili?
Le famiglie disposte all’affidamento sono rarissime, le comunità di
tipo familiare non si conosce come sono gestite e se sono già
funzionanti. Soli, abbandonati potrebbero, molto facilmente, cadere
nelle grinfie di qualche spacciatore di droga, i piccoli saranno in
pericolo con i pedofili, il loro futuro non si prospetta certo
roseo.
Visto e considerato che questa “ bella legge” è stata instaurata dal
centrosinistra, perché con la schifosa Finanziaria non ha messo
anche un incentivo agli orfanotrofi invece di voler castrare i
gatti, dare cariche e relativa grana ai terroristi delle Br, tanto
per citare alcune delle leggi anomale attuate?
La Finanziaria ha già rovinato mezza Italia ma, prendersela con dei
bambini è, veramente, il degrado massimo!
ERCOLINA MILANESI
“La Prealpina” 6 marzo 2007
01/04/2007