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Alzo Zero 2007
Quando indagano sui politici sono sempre sotto accusa
"Il gazzettino" 27/07/2007 - Massimo Fini
È la solita storia. Da noi appena c'è un'indagine su un
politico, immediatamente si apre un'inchiesta sul magistrato che
l'ha iniziata. È il nuovo Codice di procedura penale italiano.
Che non esiste in nessun altro Paese del mondo, civile o
incivile, perché in questo modo è impossibile amministrare la
giustizia. È una storia che parte nel 1994 dopo che la
magistratura osò, per la prima volta, richiamare anche la classe
dirigente a quel rispetto della legge cui tutti siamo tenuti.
Questa volta, poiché ci sono di mezzo dei pezzi grossi dei Ds,
contro il Gip Forleo si sono mossi il Guardasigilli, il Pg della
Cassazione, il Capo dello Stato, i presidenti delle Camere, il
presidente del Consiglio e, bipartisan, buona parte della classe
politica, la sinistra (con l'eccezione di Di Pietro e Furio
Colombo) che deve difendere i suoi, la destra (con l'eccezione
di An e Udc) che non può rinnegare un decennio di devastante
campagna di delegittimazione della Magistratura in difesa,
soprattutto, di Berlusconi.
Dalle confusissime motivazioni con cui Mastella ha richiesto, a
fini disciplinari, le due ordinanze con cui la Forleo chiede al
Parlamento l'autorizzazione a utilizzare le intercettazioni di
D'Alema, Latorre, Fassino, in quanto nei loro confronti sono
ipotizzabili dei reati, l'unica cosa che si capisce è che il
Guardasigilli accusa il Gip di aver esorbitato dalle sue
funzioni perché ha avanzato richieste che i Pm non avevano
fatto. Ma chi ha messo nel cervellino di Mastella una
sciocchezza del genere? Anche se in genere avviene il contrario,
infinite volte è successo che il giudice riformi «in pejus» le
richieste della Pubblica accusa. E, nel caso specifico, il Gip è
un giudice delle indagini preliminari ed è in suo potere elevare
imputazioni a soggetti che i Pm hanno trascurato.
Ancor più grave, se possibile, l'intervento del Capo dello
Stato. Nella forma e nella sostanza. Non è suo compito, nemmeno
come presidente del Csm, sindacare singoli atti di singoli
magistrati. Napolitano, pur non nominandolo, ha richiamato la
Forleo «a non inserire in atti processuali valutazioni e
riferimenti non pertinenti». Ma se il Gip chiede
l'autorizzazione ad utilizzare le intercettazioni è ovvio che
debba motivarla ed entrare nel merito. Non si tratta di nessuna
«sentenza» anticipata ma solo di un passaggio del processo che
sarà poi verificato da altri giudici.
Poi c'è stata la difesa bipartisan di casta e l'aggressione
politica alla Forleo e alla Magistratura. Prodi ha manifestato
«solidarietà e sostegno» a D'Alema e Fassino. Il Presidente del
Consiglio non può manifestare «solidarietà e sostegno» a degli
indagati (perché non lo fà allora, in nome della presunzione di
innocenza cui si è appellato, per Corona?). Si sono sentite cose
inaudite. Il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi,
preannunciando il voto favorevole del suo partito a ripristinare
«in toto» l'immunità parlamentare, ha affermato: «Bisogna
distinguere sempre fra l'uso politico della giustizia e le
indagini di magistrati indipendenti e scrupolosi». E chi è che
decide se un magistrato è indipendente? Sandro Bondi? E se ogni
volta che viene indagato un politico si accusa il magistrato di
«uso politico della giustizia», com'è sempre avvenuto in questi
anni, poiché da questo processo alle intenzioni è impossibile
difendersi tanto varrebbe dire che gli uomini politici non sono
indagabili. Lo stesso vale per l'altro specioso argomento per
cui quando un magistrato indaga un politico o un vip è «per
farsi pubblicità». Fabrizio Cicchitto, Fi, ha definito i
magistrati «mostri incontrollabili» creati dalla sinistra,
perché a suo tempo ebbero il torto di indagare il corrottissimo
partito cui allora apparteneva, il Psi.
Stiamo retrocedendo a Paese feudale. I nobili non lavoravano,
non pagavano le tasse e avevano un diritto diverso da quello del
Terzo Stato. Costoro non lavorano, non pagano le tasse su una
parte enorme (100 mila euro l'anno) dei loro emolumenti, sono
colmi di privilegi e, dopo lo choc del 1992-94, si sono
precostituiti, di fatto, l'immunità penale come nemmeno durante
la Prima Repubblica si era osato fare. Per molto meno si sono
fatte rivoluzioni.
31/07/2007