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Alzo Zero 2007
da "Il gazzettino"
di Massimo Fini
Lo demonizzano perché hanno paura….
Più impressionante e significativa della stessa manifestazione
di Beppe Grillo è stata la reazione del mondo politico e di
quella sua dependance che è il sistema televisivo.
Prima si è cercato di ignorare il fenomeno, di nasconderlo, di
oscurarlo. il TG1 ha dato una brevissima notizia, senza
immagini, del "V-Day", il TG5 è riuscito nell'impresa di far
apparire semivuota una piazza che era invece gremita e debordava
nelle vie circostanti. Poi, di fronte alll'evidenza, si è
passati alla demonizzazione del comico genovese. Un po' la
stessa tattica seguita con la Lega Nord che era anch'essa,
almeno ai suoi inizi, un movimento antipartiti. Anche se questa
volta le cose, data l'accelerazione stratosferica che sta avendo
il nostro tempo, sono andate molto più velocemente. Grillo è
stato bollato, in modo bipartisan, come fenomeno da baraccone,
populista, qualunquista, fautore di una "deriva fascista".
Prodi, defini to scherzosamente dal comico "Valium" o "Alzheimer",
ha ricevuto la solidarietà di tutti i partiti, e il suo
linguaggio è stato defini to di "sconcertante immoralità"
(Sandro Bondi), come se gli uomini politici in questi ultimi
anni non ci avessero abituati a ben di peggio, fuori e dentro il
Parlamento tanto da subire, proprio recentemente, un duro
richiamo dalla Corte di Cassazione nell'ambito di una sentanza
che si occupava del turpiloquio politico. Anche il presidente
Napolitano ha sentito il bisogno di scendere in campo (definendo
"pericoloso un clima in cui i partiti vengono messi
indiscriminatamente sotto accusa"), in una contesa che non lo
riguarda per nulla, se non per il fatto di essere, come Capo
dello Stato, non solo il principe dei privilegiati ma perchè
gode di questi privilegi da epoca immemorabile non avendo mai
fatto altro che il parlamentare e non avendo lavorato un solo
giorno in vita sua. Ma l'intervento più grave è stato quello del
direttore del TG2, Mazza, che con un linguaggio circonvoluto e
allusivo nella forma ma chiaro nella sostanza ha sostenuto che
Grillo eccita il terrorismo e che se domani qualcuno attenterà a
uno dei suoi bersagli polemici la responsabilità morale ricadrà
su di lui. E' una minaccia inaccettabile, squadrista, perchè
tende a rendere criminale e impossibile ogni critica al sistema
dei partiti che, esca dal più scontato, banale e innocuo "politically
correct". Inoltre innesca un circolo vizioso e perverso perchè
se domani dovesse accadere qualcosa a Grillo potrebbe essere
addebitato a Mazza.
Queste reazioni scomposte dicono una cosa sola: che la classe
politica si sente tremare la terra sotto i piedi e sa di avere
la coda di paglia. E ne ha ben donde. In questi anni gli
avvertimenti ci sono stati, ma li ha sistematicamente ignorati.
Nel 1992-94 le inchieste di Mani Pulite ottennero un grande
consenso popolare perchè i cittadini erano stufi di essere
taglieggiati, angariati, umiliati dai partiti e dai loro
apparati. Anche se ci furono delle strumentalizzazioni quelli
che gettarono le monetine a Craxi o che inseguirono Gianni De
Michelis per le calli di Venezia non erano solo "comunisti", era
anche gente che non ne poteva più in particolare dell'arroganza
dei socialisti che erano arrivati a prepotenze da Don Rodrigo, a
"torre le donne altrui".
Ma bastò poco alla partitocrazia per riprendere in mano la
situazione. Scese in campo, presentandosi come "uomo nuovo", uno
dei principali sodali di Craxi, Silvio Berlusconi, la Lega fu
inglobata e innocuizzata, i cittadini vennero convinti che i
veri colpevoli erano i giudici e i ladri di regime le loro
vittime. Più tardi vennero i girotondi. Cosa chiedevano i "girotondini"
(un milione di persone a piazza San Giovanni a Roma)?
Protestando contro le leggi "ad personam" chiedevano che fosse
rispettato almeno il principio elementare dell'uguaglianza di
tutti i cittadini davanti alla legge senza la quale la
liberaldemocrazia, che già rinuncia all'uguaglianza sociale, non
si giustifica più. Ma anche i "girotondini", le cui
manifestazioni erano assolutamente pacifiche, furono irrisi e
sbeffeggiati, da destra e da sinistra. Ma intanto la rabbia,
benchè repressa, o forse proprio perchè repressa, montava in
modo sordo e sotterraneo. Nel 2004 pubblicai un libro,
"Sudditi-Manifesto contro la democrazia", in cui denunciavo,
argomentando, che la liberaldemocrazia, la "democrazia reale",
quella che concretamente viviamo, non è la democrazia ma un
regime di oligarchie. Vendette più di 100 mila copie, non poche
per un saggio teorico. Ma tre anni dopo "La Casta" di quel
grande cronista che è Gian Antonio Stella, che puntualizza con
casi concreti ciò che io avevo denunciato teoricamente, ha
venduto un milione di copie. Adesso è arrivato il "grillismo". È
probabile che il sistema, che ha molti mezzi per farlo, riuscirà
ad inglobare e ammortizzare anche questo fenomeno. Ma se il
sistema politico non cambierà strada - e non la cambierà, perchè
non può farlo dato che la democrazia rappresentativa non è che
l'involucro legittimante del vero nocciolo della questione: un
modello di sviluppo paranoico che ci stressa tutti e che è la
vera, anche se spesso inconscia, origine della rabbia popolare -
un giorno o l'altro salterà per aria come il coperchio di una
pentola tenuto troppo a lungo sotto pressione.
01/10/2007