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Alzo Zero 2007
Casta suicida contromano
Maurizio Blondet - Effedieffe
Lo spericolato Claudio Burlando (democratici di sinistra)
Arriva il momento in cui il disprezzo per l'opinione pubblica,
la sordità arrogante agli umori popolari propri dei parassiti
privilegiati diventa follia suicida.
L'ultimo caso lo sapete già: Claudio Burlando, governatore della
regione Liguria, guida contromano per quasi due chilometri in
autostrada.
Quando finalmente la Polstrada lo ferma, estrae il tesserino di
parlamentare: scaduto da due anni.
«Non avevo altri documenti», si giustifica.
Così non viene nemmeno multato.
Il fatto è avvenuto domenica, ma è trapelato solo venerdì, lo ha
raccontato il Secolo XIX.
Che riceve migliaia di e-mail incazzatissime.
Lettura amaramente divertente: «Fosse successo a noi ci
avrebbero ritirato subito la patente e magari anche sequestrato
l'auto».
Anche peggio: tentato omicidio colposo, guida in stato
confusionale sotto l'effetto di stupefacenti (evidente, non
sanno come spendere l'emolumento), e guida senza patente…
«A me hanno tolto 5 punti perché parlavo al
cellulare…Vaffanculo!».
«Ora finalmente abbiamo capito perchè tutti i politici hanno
l'autista», scrive un altro.
«La 'Casta' colpisce ancora! Ecco cosa non vogliono più gli
italiani! Vogliamo vivere in una democrazia reale non in una
società feudale dove il signorotto di turno può fare e disfare a
suo piacimento».
«E' un ex ministro dei trasporti, pretendete che conosca il
codice?».
Ancora: «E' coerente, diamogli atto: guida l'auto come guida la
nostra regione».
Ancora: «Burlando e Mastella, due facce stessa medaglia».
«Finiranno per farci credere che erano tutti gli altri a guidare
contromano».
Quest'ultima merita il primo premio: dipinge la Casta e il suo
concetto di «legalità» pro domo sua. Si fa le «leggi» in modo
che ad essere contromano sia sempre il cittadino contribuente.
Ma da qualche giorno, il trucco è più difficile.
Ci si chiede: Burlando (DS, stato confusionale) ha mai sentito
parlare di Beppe Grillo?
E dei milioni che gli danno ascolto?
E' stato informato del Vaffanc…-day?
In altre parole: non teme, non temono lorsignori, di essere
linciati?
No.
Sono ciechi.
Leggono solo i giornali che pagano, e i giornalisti che hanno
messo loro a quel posto lì.
Da cui si sentono difesi.
Vedi Mauro Mazza che a difesa del suo stipendio ha detto: Grillo
evoca il terrorismo, finisce che qualcuno spara.
Strano: quando Cofferati (allora CGIL) additò in pubblico
comizio, come nemico dei lavoratori, Marco Biagi - e le BR
diligenti eseguirono - i giornalisti non dissero che il
responsabile era in qualche modo Cofferati, che aveva evocato il
terrorismo, che aveva indicato il bersaglio.
«Ci fu vietato di dirlo, adesso posso confessarvelo, dai
direttori dei giornali».
No, non temono.
Non aprono mai internet, manco sanno navigare: lo fanno per
loro, se mai, i portaborse.
Loro credono che la realtà sia quella che leggono sui loro
giornali, da loro mantenuti.
Non hanno paura di essere linciati?
No, perché hanno le scorte.
Ma anche qui non dovrebbero essere tanto sicuri.
Come ho appreso, gli agenti di scorta ai politici hanno firmato
in massa i disegni di legge popolari di Beppe Grillo.
E' un segnale.
Quegli agenti a 1.300 euro vedono come vivono «loro».
Ascoltano le loro telefonate dai cellulari sempre roventi.
Chissà quanti reati constatano da quelle telefonate.
Quante veline devono far passare in camera al signor ministro,
deputato, senatore.
Quanti reati devono commettere essi stessi, sull'ordine del loro
scortato con tesserino-immunità: come i finanzieri che il
senatore Colombo ha mandato, umiliandoli, a comprare la sua
cocaina.
Che dire se un giorno, come da codice, procedessero agli
arresti?
Le scorte stesse?
No, non lo faranno mai.
E' «illegale».
Ma attenzione: nel caso di Burlando drogato e contromano già c'è
chi chiede la punizione per gli agenti che l'hanno fermato ma
non multato.
C'è chi invoca il loro licenziamento.
Come dice la mail: ci convinceranno che si guida a sinistra, che
dunque siamo noi ad andare contromano da sempre.
Insomma, che sono gli agenti i colpevoli.
In fondo io lo spero.
Mi spiace per quegli agenti: ma la polizia asservita alla Casta
per bisogno, finalmente, capirebbe che non ci si guadagna nulla
a restare schiavi di tali parassiti.
Anzi che ci si perde.
Così, magari, un bel giorno sognato, ecco lo sciopero delle
scorte: e lorsignori nudi, senza BMW corazzata, tra la gente.
Il re di Svezia va in tram, e non gli succede niente: siamo
sicuri che non succederebbe niente a loro?
Un Mazza dirà che è un invito al linciaggio: accecato dallo
stipendio e dal posto direzionale alla RAI lottizzata.
No, mi basterebbe che la gente dicesse a questi parassiti il
fatto loro.
Gli facesse aprire gli occhi sulla realtà.
Altrimenti, guardate, non c'è speranza.
Perché la Casta è trasversale, irriformabile e ubiqua.
Berlusconi tutto giulivo dice che presto tornerà lui a
governare.
Perché tutta quella allegria?
Se torna, la sua «maggioranza» si sfalderà alla prima seduta.
Anzi, è già sfaldata.
Il Cavaliere era sicuro di «mandare sotto» Prodi sulla RAI: non
c'è riuscito perché Storace (Storace!) ha defezionato.
Il governo futuro sarebbe ogni giorno così.
Era tanto sicuro, il Cav, perché sta passando dalla sua parte
Dini.
Dini, il banchiere miliardario che gli elettori di Forza Italia
votarono nella grande entusiastica infornata del '92, e che poi
- quando la Lega tradì - accettò di capeggiare un governo messo
insieme in fretta da Oscar Luigi Scalfaro: un trucco di Oscar
Luigi per non andare di nuovo alle elezioni (Dini era «di
destra», del governo Berlusca), che configurò un colpo di stato
sostenuto dai procuratori di Mani Pulite.
Da allora Dini è passato a «sinistra», sta sempre coi governi
dell'Ulivo; ora ha il mal di pancia perché non vuol finire col
suo partitino (ha un partitino: chi l'ha votato?) nel partitone
democratico, e cerca altra casa.
L'ha trovata.
In un altro paese sarebbe ai domiciliari per golpe; ora, torna
col Polo, di nuovo in corsa.
Berlusconi s'è comprato Mastella - cosa non difficile, solo
molto costosa - e Mastella ha agito secondo contratto, facendo
mancare «i suoi» a Prodi.
Atto inutile, perché Storace s'è invece squagliato (s'erano
dimenticati di pagarlo?).
Ma insomma Mastella sta cambiando cavallo, e sarà premiato.
Porterà il suo 1,4% di voti clientelari dall'altra parte.
Il che significa: votare contro l'Ulivo non servirà a niente.
Perché se andrà su il Polo, avremo sempre Mastella ministro,
molto più ministro di prima: non si contenterà della Giustizia,
vorrà gli Interni.
Avremo di nuovo Dini.
In più avremo Storace, la Brambilla e una maggioranza che si
sfalda con un grissino, come il famoso tonno.
Senza uno straccio di programma, senza la più vaga volontà di
riforma.
Un amico agricoltore mi dice sospirando: d'accordo, ma la
differenza è fra gente come Visco, che sta bruciando i campi con
la benzina, e fannulloni inconcludenti che si limitano a
lasciare i campi incolti.
Se devo scegliere, scelgo quelli che non fanno nulla, piuttosto
che quelli che fanno danni.
Ha ragione, purtroppo.
Ma capite a quale tipo di scelta siamo ridotti, siamo di
«destra» o di «sinistra».
Non a caso i giornali più avvelenati con Grillo sono quelli
della «destra».
Temono che Grillo e i grillini gli rubino la partita.
E lo stipendio e i cachet RAI.
Come Giampiero Mughini che chiama Grillo e chi gli crede
«imbecilli», «pezzi di m…», «tapini», e conclude: «Voglio
scendere da questo Paese».
E scendi, chi ti tiene?
Ma non scenderà.
Non scenderà nessuno dalla greppia dei parassiti.
Sottovalutano l'umore.
Sono ciechi e arroganti.
Già Napolitano ha detto che certa informazione esagera e ciò è
male: una bella lezione di giornalismo, da parte di uno che
applaudì l'invasione sovietica dell'Ungheria nel '56.
Promette giri di vite dei giornalisti che criticano, che non
adulano, che non applaudono come fece L'Unità i carri armati
dell'URSS.
E' una lezione di libertà da KGB.
Ciampi ha fatto anche lui la sua lezioncina: non sia mai che
perda le tre pensioni e gli emolumenti che sta cumulando.
L'ordine è stato dato: «normalizzare» i media non controllati,
ossia internet.
Tornare alla «legalità»: da ora, la guida giusta è a sinistra,
chi tiene la destra (non per metafora politica) si vedrà
sequestrare l'auto e ritirare la patente.
A meno che non esibisca il tesserino; anche scaduto va bene.
Berlusconi ha detto che si farà un blog: troppo tardi,
Cavaliere, lei copia.
Se lei si prende Mastella, lo sappia, non avrà il mio voto.
Ma Mastella ha un 1,4% sicuro: sono i suoi clientes, i
beneficiati dalla sua corruzione.
E'ovvio che il Cav preferisca Mastella a me: un voto, di un
nessuno.
Capite perché si sentono certi di durare a nostre spese?
Ed hanno pure ragione: la «sinistra» già si accaparra Grillo,
avete visto Santoro: una trasmissione sulla folla di Bologna,
senza citare il motivo primario dell'incazzatura popolare, l'iper-tassazione
spoliatrice, per pagare gli Airbus di Stato di Mastella.
E' così che faranno i media pagati: addomesticheranno,
cercheranno di addomesticare.
E ci riusciranno.
Ci divideranno di nuovo «destra» contro «sinistra».
Tutto tornerà come prima.
Ma per fortuna c'è Burlando che va contromano, sicuro che a lui
la legge non farà nulla: può essere la goccia che fa traboccare
il vaso.
E se non questa volta, la prossima: perché ne faranno ancora.
Quando una Casta arriva a questo livello di insensibilità e di
disprezzo, vuol dire che si è avviata sulla strada
dell'auto-distruzione.
«Non hanno pane? Mangino le brioches!».
Ma quanto ci vorrà per organizzare efficacemente la sua
dismissione?
Quelli hanno in mano gli apparati e le clientele.
Fra cui 3,5 milioni di statali che ritengono utile al loro
stipendietto assicurare gli stipendioni della Casta, che si
sentono legati ad essa da un comune destino.
Sono una massa di voti sicuri: una decina di milioni, con le
famiglie.
Per questo ho speranza solo nelle scorte.
Agenti, procedete agli arresti.
Avverrà, un giorno o l'altro?
Grideranno al golpe, allora: è questa paura di commettere
«illegalità» che li (e ci) trattiene.
Ma va detto: la rabbia che cresce in Italia contro la Casta dei
parassiti non è un fatto locale, passeggero.
Cresce anche negli Stati Uniti, contro Bush e tutti i candidati
«democratici» troppo servili alle lobby.
Cresce in Cina, contro la nomenklatura capitalcomunista.
Cresce in Gran Bretagna, tempio del dogma capitalista che ci ha
rovinato tutti.
Le Caste dovunque reprimono, arrestano, soffocano a fucilate,
impiccano (in Cina) o con le pistole elettriche (USA), censurano
internet, chiudono siti.
Ma, fatto notevole, la protesta non si lascia zittire, si
collega su internet, si organizza persino tra i due angoli del
pianeta…
Se la speranza non mi acceca, questo è il fenomeno politico
nuovo dei nostri anni.
Dovunque si reclama una legalità senza virgolette.
Quella che sancisce: è Burlando ad andare contromano.
Maurizio Blondet
01/10/2007