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Alzo Zero 2007
Messico, la distruzione di una nazione
La nazione ispanica più popolosa del pianeta, sta vivendo da venti
anni a questa parte una feroce e virulenta politica liberista, che
ha provocato la completa scomparsa dello stato nell’economia. Il
Messico non prevede alcun sussidio di disoccupazione né previdenza
sociale. L’assistenza sanitaria non esiste. Solo coloro che lavorano
per il governo o per le società private che sono registrate con il
sistema nazionale ( IMSS ) hanno una pensione, sono circa un terzo
della popolazione attiva. Oggi la spesa governativa copre solo il
19% del Prodotto Nazionale Lordo a fronte di una media del 40% dei
paesi membri dell’OSCE.
Breve storia dalla Rinascita nazionale all’iperliberismo.
All’inizio degli anni 30, il potere fu assunto dal generale Cardenas,
che iniziò ad attuare una politica di rinascita nazionale, con la
nazionalizzazione delle risorse e una riforma agraria. Dal 1945 al
1974, lo stato centro americano attuò una politica mista di stampo
keynesiano, con una crescita media annua del 6,4% e una inflazione
relativamente bassa al 3,1%. Tuttavia lo sviluppo economico
autocarchico finì alla fine degli anni 70, quando i tecnocrati ( al
servizio dei poteri forti ), assunsero il controllo del Partito
della Rivoluzione Istituzionalizzata PRI. L’economia messicana subì
una profonda crisi, dovuta al crollo del prezzo del petrolio ( il
principale prodotto esportato ) sui mercati internazionali, un
aumento incontrollato dell’inflazione sopravalutazione del peso e
una deterioramento del deficit pubblico. Nel 1983, il PIL diminuì
del 4.2%, gli stipendi videro una contrazione del potere d’acquisto
paragonabile al 20%, e l’inflazione fu del 75%.
Il governo messicano dichiarò la propria insolvenza, e ottenne un
prestito dagli istituti finanziari internazionali e dagli USA. I
nuovi creditori obbligarono lo stato centro americano a
intraprendere nuove strade economiche all’insegna del neo liberismo
più sfrenato. Il governo De La Madrid inziò ad applicare gli ordini
delle banche. Le prime misure furono l’introduzione delle
liberalizzazioni di beni di consumo e la diminuzione dei dazi sulle
importazioni, riducendo a 5 le categorie della tassazione dei
prodotti ( 0,5,10,15 e 20% ). La tassazione media sulle importazioni
passò dal 13.3% del 1985 al 5.6% del 1987. Il governo messicano
autorizzava le imprese estere a investire e delocalizzare sul
territorio nazionale, con la conseguente creazione delle maquilas (
1 ).
Le liberalizzazioni provocarono una grave crisi delle aziende
nazionali, la MABE s.p.a. un atra le più importanti aziende nel
mercato nazionale delle stufe e forni a microonde, vide un drastico
ridimensionamento delle vendite con un calo del 50% mentre le
importazioni di tale prodotto videro un aumento del 60%. Nello
stesso periodo migliaia di aziende parastatali furono liquidate o
privatizzate che passarono dalle 1.214 alle 468. La campagna di
privatizzazione e austerità attuata dal governo messicano non portò
i risultati attesi. Nel 1987 l’economia nazionale fu colpita da una
nuova crisi, le entrate fiscali riuscivano a malapena a coprire gli
interessi sul debito, l’inflazione era galoppante e il peso si
svalutò del 22%, e i prezzi dei beni di consumo subirono un’
impennata dell’80%, mentre il potere d’acquisto calò del 64%. A
seguito della crisi debitoria, tra il 1983-88 ci fu una massiccia
fuga di capitali all’estero equivalente al 5.8% del PNL, effetto che
causò una forte danno all’economia interna che nel quinquennio ebbe
misero aumento medio 0.56%.
Nel 1988 Carlos Salinas de Gortari venne scelto come candidato del
PRI per le elezioni presidenziali. L’economista che aveva studiato
negli USA, godeva dell’appoggio del FMI e Banca Mondiale e delle
istituzioni economiche nazionali. Le elezioni si svolsero in clima
di tensione che contrapposero Salinas all’uomo del PRD ( partito di
sinistra ) Cardenas.
Al primo conteggio sembrò che quest’ ultimo fosse in vantaggio, ma
poco dopo il ministro dell’interno, ordinò la sospensione dello
scritunio dichiarando che il sistema elettorale era saltato. Dieci
giorni dopo Salinas si proclamò vincitore con il 52% dei consensi.
Nel mese successivo si arrivò a scoprire che delle schede ufficiali
di registrazione erano state alterate inoltre, più di 20.000 schede
furono ritrovate in discariche e letti di fiume.
Un’analisi indipendente dimostrò che in realtà era stato Cardenas a
vincere con il 42%, mentre Salinas era attestato al 36%.
Il nuovo presidente iniziò una nuova fase di privatizzazioni,
svendendo ai privati varie compagnie come quella
aeronautica,telefonica, aziende minerarie, Ferrovie e CONASUPO
magazzini agricoli, vitali per l’agricoltura. Inoltre il Messico
entrò nel GATT, l’attuale WTO, fatto che provocò l’eliminazione dei
dazi su molti prodotti. Durante la presidenza Salinas un nuovo e
drammatico fatto colpì il mercato finanziario. Fino agli anni 70/80
gli investimenti diretti IED, ossia quelli che trovavano un utile
nel mondo della produzione, costituivano la percentuale più
importante degli investimenti, mentre gli investimenti esteri in
titoli IET, quelli impegnati nella speculazione finanziaria erano
marginali. Sotto Salinas la situazione si capovolse. I capitali
utilizzati nella speculazioni finanziaria passarono da 1 a 28 mld.
Per un dollaro investito nella produzione ben 5.5 venivano investiti
in attività parassitarie. Se da un lato la politica degli alti tassi
favorì l’afflusso di capitali esteri, dall’altro ha determinato
un’enorme deficit passando da 2.44 mld ai 28 mld in soli 6 anni,
mentre le riserve valutarie ammontavano a 23mld di dollari.
Il processo di liberalizzazione delle merci e dei titoli finanziari
provocherà conseguenze drammatiche per quasi tutti le classi
sociali. Sotto Salinas aumentarono i multimiliardari che passarono
da 2 a 24, mentre il 20% della popolazione viveva con meno di un
dollaro al giorno e 3 abitanti su 4, vivevano in povertà . La
malnutrizione colpiva tra il 40-65% dei messicani e l’85% della
popolazione tra le comunità indigene, mentre ogni anno 158.000
bambini morivano per malattie innocue nel mondo “occidentale”.
Il Chiapas, viveva in una situazione drammatica, che fu da preludio
per la rivolta zapatista del gennaio 1994. In questo stato metà
della popolazione non aveva acqua potabile, 2/3 non possedevano un
impianto elettrico e di fognatura, il 70% dei ragazzi non finiva le
scuole elementari e inoltre 20 famiglie creole possedevano 18.4 mln
di acri mentre la maggioranza degli indigeni campesinos aveva un
possedimento medio di soli 2 ettari.
Ma il peggio doveva ancora venire.
Il 1° marzo 1993, la Borsa Messicana aumentò del 48%!, ma subito
dopo ci fu una forte fuga di capitali e un conseguente aumento di
capitali di interessi, fino al 24%, che non riuscì a far diminuire
le riserve valutarie messicane. Questo fatto costrinse il Messico a
rinegoziare un nuovo credito con gli USA e il Canada per un valore
di 10 mld di dollari. Secondo una nota del Bancomer la speculazione
sui cambi tra fine marzo e metà aprile fu di 216 mln di dollari al
giorno.
Alla fine della presidenza Salinas, fu abolito il vitale art.27 che
garantiva la distribuzione delle terre “sociali” a comunità di
contadini, in pochi giorni migliaia di agricoltori furono privati
delle loro terre, che venero lottizzati e ceduti alla nuova
borghesia agraria. Nel 1994, entrò il vigore il NAFTA, ( che provocò
la completa morte dell’industria e dell’agricoltura nazionale ). Gli
anni di Nafta hanno dimostrato che oltre 3 milioni di famiglie
rurali, sono state distrutte dal libero scambio ( il mais americano
veniva venduto ha un prezzo del 70% inferiore ). La maggioranza dei
campesinos si trasferì nelle baraccopoli delle città o è emigrò
verso l’estero ( verso glli USA è decuplicata ), vivendo nei settori
informali della sottooccupazione e della criminalità. Le scelte
iperliberiste portarono al collasso l’economia nazionale. Nel 1°
trimestre del 1994, gli investimenti speculativi ebbero un
improvviso calo, gli IET del 25% e gli IED del 82%. Nell’ottobre
dello stesso anno le riserve valutarie erano diminuite a 7.34 mld.
In dicembre la situazione precipitò ulteriormente, il peso perse il
58% rispetto al dollaro, mentre la Borsa di Città del Messico accusò
un crollo dei titoli azionari. In un anno fallirono più di 45.000
imprese e più di un milione di persone si ritrovò senza lavoro. Al
Messico furono concessi 48 mld di “aiuti”, il quale dovette
sottostare a nuove e pesanti clausole, privatizzazioni di varie
strutture come porti aeroporti,aziende petrolchimiche e centrali
elettriche. I successivi governi hanno continuato le politiche
iperliberiste, nel 2000 per la prima volta in 71 anni il PRI perse
le elezioni presidenziali con la conseguente affermazione del
partito PAN del presiedente Fox. La vittoria non portò cambiamenti
strutturali nella vita quotidiana dei messicani fatta di precariato,
sfruttamento e criminalità. Le consultazioni del 2006 videro
l’affermazione del presidente Calderon ( PAN ), che sconfisse di
stretta misura, 0.52% il rappresentante del PRD ( sinistra )
Calderon.
A maggio 2006 violente manifestazioni sociali scoppiarono nello
stato meridionale di Oaxaca, che provocarono in 6 mesi di scontri 13
morti e 1.200 denunce di violazioni di diritti umani. Il conflitto
iniziò con il fallito tentativo, della forza della Polizia Federale
Preventiva, di smantellare un accampamento eretto da 70.000
insegnanti che rivendicavano miglioramenti salariali, centinaia di
organizzazioni si riunirono alla protesta ( APPO ) formando un
fronte comune contro il governatore Ruiz ( PRI ), accusato di essere
stato eletto irregolarmente e di servirsi della polizia come sua
guardia privata. Ad agosto 2007, con un tasso di astensione del 75%,
il governatore è stato riconfermato, vittoria causata anche
dall’assenza di una valida alternativa tra le formazioni di sinistra
nazionale.
Maquila
Industrie nate dalla delocalizzazione delle imprese verso paesi
terzi, dove sono assenti, o ridimensionati, i diritti ambientali e
dei lavoratori. Oltre 4.000 maquila sono situate in Messico.
A seguito delle delocalizzazioni, negli USA, sono stati persi
900.000 posti di lavoro nel settore tessile e 200.000 nel settore
elettrico.
Saverio Borgheresi
01/11/2007