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Alzo Zero 2007
Dal quotidiano Rinascita-
3-07-2007
Pubblichiamo questa lettera – denuncia verso quello che fu..il
“sindacato Corridoniano e dello Stato Nazionale del Lavoro”.
Italiasociale
La femme prodige: soccorso rosa ..l’Ugl sempre meno sindacato
e sempre più Triplice.
Gianlorenzo Dettori
Caro direttore,
chiedo nuovamente ospitalità, se possibile, sulle colonne del
Suo quotidiano per un commento su una notizia da me letta in una
rassegna stampa sindacale che ha stuzzicato la mia attenzione, a
dispetto della soporifera apatia di queste giornate canicolari.
L’Unione Generale del Lavoro (il sindacato della “svolta rosa
del 2006”) si è appassionatamente gettata nell’agone politico
italiota per dar man forte ai referendari nostrani, che, come è
ben noto, vorrebbero definitivamente impedire, con il loro
referendum elettorale, l’accesso in Parlamento, attraverso
l’introduzione di ben studiate soglie di sbarramento, ad ogni
formazione politica minoritaria non omologata all’attuale
sistema di pensiero e di potere dominante, in nome di un
bipolarismo sempre meno democratico e sempre più avulso dalla
realtà nazionale. E così, lancia in resta, la femme prodige di
via Margutta sprona senza sosta i suoi alla raccolta di firme
nei vari gazebo allestiti dal sindacato in numerose città
italiane. Forte della sua crescente visibilità nel
caravanserraglio televisivo di regime (Porta a Porta, Ballarò,
Cominciamo bene estate, ecc.), per la serie “tutto quanto fa
spettacolo” (anche il titolo di “dottoressa” impropriamente
attribuitole in una trasmissione di Ballarò dal conduttore
Giovanni Floris fa parte della coreografia politicamente
corretta) e nonostante sia ben consapevole che, comunque vadano
le cose, sarà un flop, il segretario Generale UGL sta spendendo
ogni residua credibilità sindacale a sostegno delle lobby
trasversal-inciuciste che sponsorizzano il referendum,
soprattutto di quella sanfedista alleanzina ben radicata nel
partito di Gianfranco Fini. Captatio benevolentiae in vista di
un eventuale cambio della guardia al governo (visti i numerosi
sgambetti ricevuti dall’attuale)?; o, più verosimilmente,
opzione futura per sé e per qualche fidato scudiero di una
comoda e ben remunerata poltrona politico-istituzionale?
D’altronde di finti sindacalisti che hanno fatto carriera in
politica, alla faccia dei lavoratori, ne sono piene le
cosiddette istituzioni e traboccante il Parlamento.
Con una faccia di bronzo degna del Sicofante di via della
Scrofa, la nuova protagonista della vie en rose sindacale ha
orgogliosamente affermato che “la Ugl è l’unico sindacato ad
aver aderito a quella che si considera una battaglia per
ripristinare un senso di civiltà e democrazia rappresentativa in
questo Paese”.
Si tratta forse della stessa “civiltà e democrazia” che la UGL
ha ripetutamente attribuito, dalle colonne del suo organo di
stampa, alle guerre democratiche atlantiche nei Balcani e nel
Vicino Oriente lodando la presenza e il sacrificio delle nostre
truppe di occupazione? Ed è la medesima “civiltà e democrazia”
che si intendeva omaggiare, alcuni mesi fa, con l’amichevole
stretta di mano all’ambasciatore sionista ricevuto con tutti gli
onori dalla prima donna di via Margutta, ribadendo solennemente
la vicinanza della UGL ad Israele? Ed è in nome della “civiltà e
democrazia” di cui sopra che, scimmiottando la Triplice e certe
organizzazioni parassitarie che operano nel campo della
cosiddetta solidarietà, la UGL, tramite il suo SEI (il sindacato
che si occupa degli immigrati), preme ora con maggior vigore
sull’acceleratore dell’accoglienza a tutti i costi, ignorando la
drammatica realtà di un’Italia sempre più flagellata da
un’immigrazione senza limiti e controlli?
Ma si sa, pecunia non olet, e l’odore forte e inebriante di
nuovi affari, soprattutto quando sono garantiti e finanziati
dallo Stato e dalla Comunità Internazionale (assistenza sociale,
disbrigo pratiche, regolarizzazioni, permessi di soggiorno,
ecc., senza contare i proventi derivanti dalle nuove tessere),
fanno chiudere entrambi gli occhi (alla UGL come, naturalmente,
ai suoi sodali triplicini) sullo sfruttamento della mano d’opera
a costi irrisori, sulle nuove frontiere dello schiavismo, sulla
precarietà del lavoro e sulla disoccupazione nazionale.
Come ebbi già modo di affermare qualche mese fa sulle stesse
colonne di Rinascita la quadruplice sindacale sarà quanto prima
una realtà compiuta e, ahinoi, altamente letale per gli
interessi dei lavoratori e per tutti quei “diversi” che si
riconoscono nel vero sindacalismo autonomo e di base.
04/07/2007