Alzo Zero 2007ì

Fermi a metà ottocento

Di Fabio Calabrese 

Io credo ci sia molto di vero nelle tesi sostenute da Maurizio Blondet secondo il quale questo governo, questa maggioranza, questa classe politica stanno strombazzando oltre misura la questione dei DICO sostanzialmente per un motivo: poiché non hanno risposte concrete a nessuno dei problemi reali che travagliano gli Italiani, dal lavoro per i giovani che non si trova, alla difficoltà crescente delle famiglie ad arrivare a fine mese, alla crescente insicurezza dovuta all'espansione a macchia d'olio della criminalità, complice anche l'immigrazione, ad un sistema pensionistico dissestato che ci lascia con la prospettiva di pensioni da fame dopo una vita di lavoro, poiché sui problemi reali non hanno alcuna risposta da dare, allora rispondono dandoci “libertà” fittizie e voluttuaria o comunque inutili per la stragrande maggioranza della popolazione, dal matrimonio fra persone dello stesso sesso, allo spinello libero, all'eutanasia, proprio per far passare sotto silenzio il fatto che le libertà reali: il lavoro, la sicurezza nelle strade e nelle nostre case, la possibilità di mettere su famiglia e di mettere al mondo figli, la sicurezza per la vecchiaia, ci sono negate.

Io non dico che il discorso di Blondet sia sbagliato, sono convinto che non lo è, ma coglie solo un aspetto del problema. Da un altro punto di vista non si può non cogliere in dibattiti di questa sorta qualcosa di stantio, di decrepito. D'un tratto, questa disputa tra “clericali” e “liberi pensatori” ci risospinge in piena epoca risorgimentale, a metà ottocento, ai tempi della “questione romana” o prima.

Consideriamo quali sono le due parti nell'agone. La Chiesa cattolica rimane sempre uguale a se stessa, e forse i dibattiti recenti hanno avuto almeno il merito di farci capire che il Concilio Vaticano II con il suo “aprire a sinistra” non ha significato aprire al mondo attuale ed accettare posizioni di meno rigido ed astratto dogmatismo su di una qualsiasi posizione concreta (in tema di contraccezione, ad esempio).

A guardare bene, allora la Chiesa fece un'operazione molto precisa selezionando accuratamente alcuni aspetti “della modernità” (qualunque cosa ciò significhi) a cui aprire, e scartandone od ignorandone altri, aspetti che rappresentavano in ultima analisi semplicemente posizioni di potere, in questo seguendo appieno la sua tradizione secolare, per dirla con Dante, di “puttaneggiar coi regi”, in particolare venire a patti con il comunismo la cui vittoria sull'Occidente all'epoca (eravamo negli anni '60) appariva probabile, addirittura imminente. Ora, grazie a qualche divinità che probabilmente non è quella apparsa a Mosè sul Sinai, “lo Spirito Santo” prese una memorabile cantonata.

Noi non dobbiamo credere che il cattolicesimo sia oggi in ripresa, che stia riguadagnando terreno rispetto alla sempre più marcata laicizzazione e scristianizzazione della società europea; neppure un formidabile comunicatore come senza dubbio è stato il defunto pontefice Giovanni Paolo II è riuscito a modificare sostanzialmente le cose. Qualche anno fa, un mio collega insegnate di religione e sacerdote (collega, s'intende, come  docente, non come prete) mi confidò che tutto il movimento giovanile che ruotava attorno alla figura di Karol Woytila era più apparenza che sostanza; “Sono sempre gli stessi”, mi disse a proposito dei “papa boys”, “solo che fanno più chiasso di prima”.

Ciò che di positivo si può dire della Chiesa cattolica, è che ciò che c'è dall'altra parte, sull'altro piatto della bilancia, è molto peggio. La cosa paradossale è che essa finisce per sostenere per motivi errati, per astratte ragioni dogmatiche che trovano il loro fondamento in speculazioni appartenenti a filosofie morte e sepolte, incomprensibili alla maggior parte della gente, posizioni “giuste”, o perlomeno più giuste rispetto a quelle di un “libero pensiero” che altro non è se non una congerie di dogmatismi mascherati e di paraocchi spessi quanto le porte blindate delle casseforti delle banche.

Si tratta, ad ogni modo, di una “giustezza” estremamente relativa. Ricordo, alcuni decenni fa, quando fu introdotta in Italia la legge sull'aborto, di aver assistito alla televisione ad un dibattito fra sostenitori ed avversari della legge, ad un dibattito che si poteva definire demenziale, o meglio ancora “demente” tout court. Su di un punto, sostenitori ed avversari della legge che si voleva introdurre nel nostro ordinamento, concordavano pienamente, nell'escludere l'aborto per motivi eugenetici, ossia per prevenire la nascita di creature malformate, cosa che – guarda caso – è forse l'unica situazione nella quale l'aborto può essere realmente giustificato, forse l'unico caso nel quale benessere della persona e sanità della stirpe, della popolazione, del corpo sociale, si trovano in pieno accordo.

Nel caso dei cattolici, tale opposizione era ovvia e scontata, e ci sarebbero da ricordare le amare ed acute parole di Nietzsche sulla predilezione cristiana per tutto ciò che è deforme e mal riuscito. Da parte dei sedicenti “liberi pensatori”, invece valeva e vale il dogma che il piacere e la soddisfazione dell'individuo, piuttosto che la salute biologica e sociale, deve essere l'unico metro, ma se per caso, ciò che è conforme al benessere dell'individuo lo è anche alla salute della stirpe e della società, allora, con una specie di ascetismo non si sa bene in omaggio a quale dio (forse la “Dea Ragione” di Robespierre), allora si dovrà chiedere alla persona di sacrificare il proprio benessere.

Capite cosa significa questo in concreto? Se un nascituro ha la possibilità di avare davanti a sé una vita sana, normale, che potrebbe dargli gioie e soddisfazioni, ed essere un membro utile della società nella quale vive, allora, strappargliela, quella vita, sarà legittimo, quasi doveroso, ma se una donna è in attesa di una creatura malformata, predestinata ad una vita di dolori e sofferenze, allora quella gravidanza non dovrà essere assolutamente essere interrotta.

Cattolici e “liberi pensatori” si appellano a visioni della vita, dell'uomo, delle relazioni fra gli uomini, entrambe distorte. Io credo che se si dovesse decidere nella disputa fra gli uni e gli altri con un lancio a testa e croce, la monetina probabilmente cadrebbe in piedi.  

Sono proprio indispensabili i dogmatismi cattolici per capire che dietro i dogmatismi dei “liberi pensatori” in realtà non c'è nessun “libero pensiero” ma paraocchi spessi come macigni? Sui DICO, ad esempio, occorre proprio andare a scomodare il “carattere sacramentale” del matrimonio (che può essere vincolante solo per chi nei sacramenti ed in tutto il resto, ci crede) per capire che è logico e naturale che la famiglia eterosessuale (usiamo pure il termine “politicamente scorretto”), la famiglia normale abbia qualche vantaggio in più rispetto alla coppia omosessuale, perché non è certamente su quest'ultima che ricade l'onere di continuare il futuro del corpo sociale e della collettività nazionale attraverso la procreazione? E questo non dovrebbe essere tanto più vero oggi che l'Italia è in una condizione di spaventosa contrazione demografica?

Altro esempio: occorre davvero andare ad impelagarsi in contorte argomentazioni teologiche per capire che riguardo alla questione della procreazione assistita, la fecondazione eterologa (da seme di “donatore”) riduce la paternità ad una mera finzione giuridica senza alcun riguardo alla continuità biologica fra genitore e figlio?

Cercare di capire l'avversario è sempre buona norma: se tu lo comprendi mentre egli non capisce te, hai un vantaggio su di lui. Bene, cosa sta al fondo della mentalità di sinistra? C'è, ovviamente, la massa dal pensiero semplicistico, che si accontenta di slogan; i “rossi” che credono ancora che la sinistra stia coi lavoratori, a cui il fatto che i fortunatamente crollati regimi comunisti dell'Est europeo fossero società oppressive e spietatamente piramidali dove i lavoratori non avevano alcun diritto né godevano di alcun benessere, non ha insegnato nulla, così come non ha insegnato nulla il crollo di quegli stessi regimi; ed i “verdi” seguaci dei movimenti “ecologisti” la cui (il)logica consiste nel dire di no a qualsiasi scelta di qualunque tipo in materia di ambiente e di energia (no ai combustibili fossili, no al nucleare, no alle centrali a carbone, no al GNL), ed alla fine, grazie a costoro, ci si accorge che non scegliendo si sono imboccate le strade più deleterie in termini sia energetici ed economici, sia ambientali.

Di tutti costoro dobbiamo preoccuparci fino ad un certo punto: in ogni momento storico, ogni ambiente umano ha avuto ed ha la sua fetta maggioritaria di cretini.

“In fascia alta” troviamo gli intellettuali che, quando sono persone intelligenti che comprendono realmente le cose, sono in piena ed assoluta malafede, stanno a sinistra per convenienza, perché questa è la collocazione politica che offre maggiori possibilità di carriera, pur essendo consci di porsi in una posizione che non arreca altro che danni al corpo sociale, ingiustizia, menzogna, privazione di libertà.

Qualche esempio? Pier Paolo Pasolini era uno che il comunismo lo conosceva bene, avendo avuto un fratello trucidato dai comunisti alle Malghe di Porzus, ma sapeva anche che nel dopoguerra solo militando nel PCI un intellettuale poteva fare carriera; ebbe un soprassalto di dignità nel '68 quando, dopo gli scontri di Valle Giulia prese le parti dei poliziotti, lavoratori e figli di lavoratori, contro i “compagni” figli di papà di estrazione altoborghese, e per questo fu espulso dal PCI, e ci ha lasciato uno strano “testamento” nel quale consegna il mandato di lottare per riportare un po' di onestà e di pulizia ad un giovane neofascista.

Giorgio Bocca; potremmo anche prescindere dal fatto che in gioventù è stato un fascista convinto e che è autore di una recensione dei Protocolli dei savi anziani di Sion di tono aspramente antisemita. Una guerra perduta ed il trascorrere degli anni possono ben far cambiare idea. Ciò che è forse più interessante, è un'ammissione che c'è nel suo libro L'inferno, dove ci spiega che sono stati proprio il '68 ed il diffondersi di una mentalità di sinistra sospettosa e pronta a vedere rigurgiti neofascisti in tutto ciò che sappia di legalità e di potere dello stato, che hanno permesso che l'Italia diventasse facile preda delle organizzazioni mafiose e dei traffici internazionali di stupefacenti.

Massimo Cacciari: del filosofo – sindaco di Venezia si può in particolare ricordare una memorabile intervista concessa a Maurizio Blondet e da questi riportata nel libro Gli Adelphi della dissoluzione: il cristianesimo come causa prima del dissolversi dell'ethos europeo, la modernità come causa finale della rottura dell'antico nomos, la guerra brutale di sterminio spesso ??preventivo?? condotta dal ??pensiero unico?? moderno contro le superstiti culture tradizionali e contro il fascismo ed il nazionalsocialismo – tentativi ??neopagani?? di riallacciare la società ad un ethos – Veramente, da un maestro della tradizione, da De Maistre a Julius Evola, non ci saremmo potuti aspettare un linguaggio più esplicito.

Si potrebbe proseguire con gli esempi, ma credo che questi bastino. L'intellettuale “di sinistra”, se è veramente tale, non crede seriamente alle corbellerie che finge di professare per convenienza politica; di più, è generalmente conscio della loro nocività.   

Rimane la fascia mediana, quella dei semi-intellettuali, che non si accontentano di slogan evidentemente falsi, e che non hanno coscienza di partecipare a quella che probabilmente è la più gigantesca truffa mai esistita nella storia umana. Bene, proprio in questa fascia, di marxisti “puri” se ne trovano relativamente pochi, mentre vi sono molti cattocomunisti o “theo-dem”, frutti ibridi di una doppia aberrazione, e molti “liberi pensatori” e radicali.

Cosa significa libero pensiero? Se veramente significasse l'arte di pensare liberamente con la propria testa rifuggendo da condizionamenti, idee pre-pensate, influenze mediatiche e simili, credo che sarei fra i primi ad avere la tessera di un simile club. Purtroppo, le cose stanno ben altrimenti; non solo i sedicenti “liberi pensatori” specialmente quelli del “pollaio” radicale, non brillano per nessuna indipendenza di giudizio, ma sono forse quelli che hanno i paraocchi dogmatici più spessi, al punto che “schiavi non pensanti” è forse la maniera più corretta di definirli.

La Chiesa “libera pensatrice” i cui dogmi sono stati fissati dalla non rimpianta “profetessa” Oriana Fallaci è forse la più oscurantista e dogmatica di tutte le Chiese, quella che pretende più di ogni altra dai suoi adepti la rinuncia all'esercizio di un minimo di facoltà critiche. Come si potrebbe, altrimenti, non accorgersi che Israele per cui costoro professano una devota ammirazione, è uno stato razzista e genocida, oltre che basato su di un plumbeo fondamentalismo religioso ed un oltranzista sciovinismo etnico che sta attuando un genocidio al rallentatore nei confronti del popolo palestinese cui di fatto è negato qualsiasi diritto, e che per di più si ritiene in diritto di aggredire e bombardare a piacimento qualsiasi altro stato della regione mediorientale?

Come potrebbero costoro, se non avessero la testa avvolta in una cappa di piombo, non accorgersi che gli Stati Uniti che “laicamente” adorano, sono oggi in preda ad una ventata di fondamentalismo religioso quale non si vedeva dai tempi della caccia alle streghe di Salem?

Se costoro non fossero plagiati da guru come Pannella, Bonino e Capezzone, come potrebbero non accorgersi che tutte le loro scelte, dalla dissoluzione dell'istituto familiare alla libera tossicodipendenza (e mettiamoci pure l'eutanasia, forse giustificabile nei casi disperati, ma della quale una volta introdotta come “diritto” certamente si abuserà) vanno contro la vita, la sanità del corpo sociale, la salute e il futuro delle giovani generazioni?

Pensiamo per esempio al caso di Piergiorgio Welby che ha commosso e diviso l'Italia. Se tutti quanti non fossero stati accecati da dogmatismi di segno opposto, ci si sarebbe resi conto che non era questione di eutanasia, ma di evitare l'accanimento terapeutico, poiché quel poveretto era costretto a proseguire una vita di sofferenze solo perché attaccato ad una macchina respiratoria che ne impediva il naturale decesso. Se si agisse con buon senso invece di essere drogati dagli opposti dogmatismi cattolico e "libero pensatore", sarebbe relativamente facile arrivare ad una legge che consenta di venire incontro a casi del genere senza per questo dare la possibilità a qualche mascalzone di sbarazzarsi di un genitore anziano ed "ingombrante" sopprimendolo.

Oggi assistiamo ad un “dibattito” (se è lecito chiamare così la contrapposizione di opposte sordità che strepitano) che sembra avere rimesso indietro di un secolo e mezzo l'orologio della storia. A ben guardare, c'è solo un modo di venirne fuori; non è difficile vedere che entrambi gli opposti contendenti partecipano della stessa matrice, ed è una matrice mediorientale, non europea, se al cristianesimo ed alla Chiesa cattolica si contrappongono ambienti che hanno la loro cultura d'origine nella tradizione massonica che sogna di “ricostruire il tempio di Gerusalemme” e simili stronzate esoteriche.

Se noi vogliamo cominciare a porre sul tappeto la questione di una ricostruzione non solo politica ma spirituale, non è a nessun Grande Oriente, ma alla Grande Europa - che non è sicuramente l'UE di Maastricht e delle banche, ma l'Europa del grande retaggio storico che abbiamo alle nostre spalle -  che dobbiamo guardare: l'Europa ellenica, romana, celtica e germanico – cavalleresca, l'Europa delle Termopili, di Zama, di Poitiers, di Lepanto, di El Alamein. Se avremo capito questo, sapremo riconoscere ciò che nella vita è veramente nobile e veramente grande, e sapremo esattamente in che conto tenere sia le pruderie dei cattolici sia le fregole dei “liberi pensatori”.   


04/05/2007


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