|
|
Alzo Zero 2008
ANCORA “BULOW”
di Filippo Giannini
Alcuni lettori ricorderanno il mio intervento su Arrigo Boldrini,
nome di battaglia “Bulow”, Medaglia d’Oro al Valor militare,
Presidente dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia).
Arrigo Boldrini è morto a Ravenna, sua città natale il 22 gennaio
2008.
Dopo aver ricevuto in vita innumerevoli encomi e alti
riconoscimenti, in occasione del funerale il Presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano inviò un telegramma al sindaco di
Ravenna ove, dopo aver espresso il suo cordoglio per la scomparsa
del valoroso partigiano, fra l’altro, ha detto: <(Esprimo) la
gratitudine dell’intero paese per il prezioso patrimonio di
dedizione alla causa della libertà e dell’indipendenza nazionale e
insieme del progresso sociale e civile del paese che Arrigo Boldrini
ha saputo impersonare>.
Nel confermare completamente quanto scrissi nel mio precedente
articolo, compreso l’augurio che la Sua anima trovi la pace,
trascrivo un’altra testimonianza che riguarda direttamente Arrigo
Boldrini, comandante della 28^ Brigata Garibaldi “Mario Gordini”.
Questa testimonianza è riportata come “lettera al Direttore” e
pubblicata il 2 febbraio scorso su un quotidiano nazionale di ampia
divulgazione. Riporto interamente la lettera che ha per titolo: “MIO
PADRE, IL MEDICO DI BULOW”. Tralascio ovviamente la firma in quanto
non sono autorizzato a indicarla.
Ecco il testo: <Vorrei chiarire un aspetto quasi sconosciuto del
defunto on. Boldrini detto Bulow, pludecorato per meriti
resistenziali. Si tratta di una verità mai indagata a livello
politico e giudiziario. Boldrini era approdato al movimento della
Resistenza per poi comandare la “28esima Brigata Garibaldi Mario
Gordini” nella Romagna e confine Veneto. In “1945 – Ravennati Contro
– La strage di Codevigo” scritto da Gianfranco Stella, si può
leggere di cosa si rese responsabile la famosa Brigata
principalmente dal 1943-1945. A guerra finita, dopo il 25 aprile e
precisamente dal 29 aprile al 10 maggio, la Brigata comandata da
Boldrini con il commissario politico Gino Gatta, poi primo sindaco
di Ravenna, su ordine di Bulow organizzò nella zona di
Codevigo-Bussolengo un feroce rastrellamento di giovani ex militari
della Rsi già smobilitati e in movimento per tornare a casa. In
tutto furono torturati e fucilati 106 giovani, sepolti a Codevigo i
3 fosse comuni (ero presente all’esumazione nel 1962 e vidi che
molti erano stati legati con fil di ferro, le mani trapassate da
chiodi di 20 cm. Con il quali erano stati inchiodati alle porte
delle stalle e poi finiti con un chiodo, “una ciudela” nella nuca)
17 sepolti a St. Margherita, 12 a Brenta d’Adda, 15 a Santa Maria,
18 a Punta di Brenta. Un macello di giovani civili. Mio padre,
medico condotto a Ravenna, spesso curava l’on. Boldrini e in tutti i
30 anni in cui lo vide professionalmente. Bulow mai una volta si
disse pentito della responsabilità dell’eccidio, così come Gino
Gatta, che pur curava e che chiamò mio padre quando la moglie iniziò
le doglie perché non si fidava dei medici di partito! Mio padre curò
anche il commissario aggiunto poi senatore del Pci Ennio Cervellatim
di cui era amico d’infanzia, l’unico a pentirsi di ciò che era
successo tanto che rifiutò un funerale di partito. Segue la firma>.
Come si vede poco da aggiungere a quanto scrissi nel precedente
articolo, se non una serie di particolari agghiaccianti di torture.
Questo è stato Arrigo Boldrini, detto “Bulow”, eroe della
Resistenza.
Che la sua anima trovi la pace.
10/02/2008