Alzo Zero 2008

 

IL RUOLO DELLA POLIZIA LOCALE E LA SICUREZZA DEI CITTADINI

 

In un momento in cui tutti in Italia parlano di sicurezza, spesso a sproposito, o per convenienza elettorale, è utile fare un po’ di chiarezza sulle iniziative che alcuni sindaci soprattutto del Nord Italia stanno portando avanti con il consenso dei cittadini.

Premesso che lo Stato nazionale debba rimanere il principale “ fornitore di sicurezza”, ruolo peraltro sempre più spesso disatteso da  ministri dell’Interno mediocri ed incapaci di imprimere vere e proprie svolte sul piano della sicurezza , i cittadini invece invocano a gran voce  misure efficaci di contrasto alla criminalità, in special modo di quella erroneamente considerata “microcriminalità”.” “..Essa non trova un riscontro diretto in campo giuridico penale”.., come osserva il Prof. Nicola  Cipriani, Presidente Aggiunto di Cassazione,..”quindi è erroneo anteporla a quella comunemente definita macro criminalità, infatti nella prima possiamo trovare reati come l’estorsione, il furto con  scasso, rapine e usura, accanto alla prostituzione o al piccolo spaccio, quindi difficile circoscrivere il tutto con l’abusato termine di “microcriminalità” e prosegue: “..essa è predatoria, dirompente e certamente più insidiosa e percettibile dal cittadino del delitto di stampo mafioso..”

Ebbene attraverso l’utilizzo sapiente delle forze di Polizia locali, che vale la pena di ribadire non  si sostituiscono a quelle nazionali, ma le affiancano, il sindaco può, volendolo , disporre di una forza valida da mettere in campo per tutelare la legalità sul territorio comunale.

La Polizia Locale ha cambiato fisionomia in questi ultimi anni, contemporaneamente con la trasformazione delle autonomie locali. La Legge principale che ha disciplinato per quasi vent’anni e che in parte lo fa tutt’ora l’azione della Polizia Locale è la n.65/1986, detta “ Legge quadro sull’ordinamento della polizia municipale”. In essa viene data ai comuni la facoltà  di Polizia Locale e prevedendo che essi possano organizzare un servizio di polizia municipale, con l’attribuzione , oltre alla vigilanza sull’osservanza delle leggi e dei regolamenti, di funzioni di Polizia Giudiziaria, stradale e ausiliarie di pubblica sicurezza. Rilevante è, nel nostro caso, proprio la qualifica di Polizia Giudiziaria, che deriva dall’applicazione dell’Art.55 del codice di procedura penale( .. “prendere notizie dei reati, impedire che vengano portati  a conseguenze ulteriori, ricercare gli autori…) ed ex art.327 del codice di procedura penale( “..il pubblico ministero dirige le indagini e dispone della polizia giudiziaria..” e quindi anche di quella locale).  Importante è anche la funzione “ ausiliaria di pubblica sicurezza, che da la possibilità agli  agenti della PL di collaborare fattivamente con le altre forze di polizia per operazioni di ordine pubblico. Sempre l’art 55 riassume in tre le funzioni di polizia giudiziaria: attività d’informazione- d’investigazione- di assicurazione.

 Nella realtà quotidiana si sono verificati tali cambiamenti, che di fatto hanno trasformato il ruolo della Polizia Locale, mandando in soffitta la vecchia ed inattuale figura del “vigile dispensatore solo di multe”. Con le leggi 142/1990 e 81/ 1993, si introdusse  il principio di “autonomia degli enti locali” e di “elezione diretta del sindaco”, l’importanza di questi cambiamenti, diede alle  amministrazioni  un maggiore responsabilità verso i cittadini, in tema anche di sicurezza. Successive leggi, come il “ testo unico delle autonomie locali” contenuto nel Dlgs267/2000, la legge costituzionale 3/2000  aprivano la strada a novità importanti per le Polizie Locali. Di fatto le Regioni, a prescindere da specifiche funzioni che restano a capo dello Stato, possono legiferare sulla Polizia Locale in modo determinante, il che implica un vasta trasformazione del concetto di Polizia Locale. Oggi  sindaci  debbono misurarsi con il peso di responsabilità dirette, perché dai cittadini giungono sempre più pressanti le richieste di “maggior sicurezza”, rivolta proprio al  politico loro più vicino, appunto il sindaco. Si andarono così a sviluppare i primi “contratti per la sicurezza”, con l’obiettivo di armonizzare le esigenze dei comuni di occuparsi di sicurezza  e la necessità dei prefetti di  utilizzare in modo efficiente sul territorio la Polizia di Stato, i Carabinieri e Guardia di Finanza: ci si rese conto dell’importanza di creare una sinergia tra tutte le istituzioni al fine di garantire la sicurezza dei cittadini al meglio.

Come conseguenza , si modificò  l’art 20 della legge 121/1981, dove venivano elencati i soggetti ammessi a partecipare al “comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico”, ammettendo anche la figura del sindaco e quella del  presidente della provincia. Quindi i comuni venivano schierati in prima linea  e non solo con la Polizia Locale, ma anche con le varie strutture di cui dispongono. Oggi il ruolo della Polizia Locale, accanto ai tradizionali compiti, riveste un ‘importante funzione  di primo contrasto contro il degrado e la criminalità urbana, proprio il controllo  di prossimità o di quartiere appartiene alla tradizione culturale della Polizia Locale, che conoscendo  il territorio, ha forse meglio d’altri corpi di polizia il “polso della situazione”, nell’interesse della collettività, che richiede a gran voce punti di riferimento, anche nel proprio quartiere, con tempi di risposta celeri, che vanno dalla segnalazione di un reato, a quella di un atto vandalico nel parco pubblico. Proprio in quest’ottica s’inquadra il programma di potenziamento voluto anche a Verona dal sindaco Flavio Tosi, che vedrà l’aumento dell’organico entro quest’anno, una migliore organizzazione delle delegazioni di quartiere, un impegno sul versante tecnologico più ampio, una sempre maggior attenzione alle necessità del Corpo , per metterlo in condizioni di operare al meglio contro il degrado che Verona ha ereditato dalla passata  amministrazione di centrosinistra, con vere e proprie zone off limits. Una strada questa, che se da un lato ha visto le solite critiche strumentali di “sindacati” come la Cgil,che si oppone all’utilizzo più ampio della Polizia Locale, in nome di chissà quali “diritti dei lavoratori”, che per altro non sono più tutelati da anni da Epifani e compagni, dall’altro lato incontra il favore della gente comune, quella fatta di padri di famiglia, lavoratori, donne e studenti.

Nel interessante libro  di Marzio Barbagli (docente di Sociologia all’Università di Bologna), e dal titolo emblematico “ Immigrazione e reati in Italia”? ( la prima edizione era uscita con il titolo non politicamente corretto “Immigrazione e criminalità in Italia”). Che prende come campione solo 4 anni dal 1988 al 2000;si dice chiaramente che oramai ben il 28% della popolazione carceraria italiana e fatta da immigrati…che i reati commessi dagli immigrati sono aumentati notevolmente- i furti per esempio da un 6,9% del 1988 sono passati ad un 42,5 del 2000-le rapine da un 3,4% ad un 18,9% -le violenze carnali da un 5,9%  a un 16,25%- il traffico di stupefacenti da un 6,8% ad un 30,3% -la prostituzione da un 9% al 56%- sempre per i medesimi periodi. Inoltre si rivela che  i fatti di sangue per risse o diverbi che interessano vittime italiane, vedono protagonisti gli immigrati nella misura del 35%…e sempre vittime italiane per reati di criminalità comune, vede gli extracomunitari implicati per ben il 27,8%…Oggi le cose sono peggiorate.

Secondo i  dati del 2006 in possesso delle forze di polizia, i romeni sono al primo posto per gli omicidi - sono il 15,4% del totale degli stranieri denunciati e il 5,3% sul totale dei denunciati -, le violenze sessuali, i furti di autovetture e quelli con destrezza, le rapine in abitazione e quelle nei negozi, le estorsioni. Ma si "affacciano aggressivamente - è scritto nella relazione sulla criminalità consegnata al Parlamento - ad altri più remunerativi circuiti criminali quali il traffico di droga, l'immigrazione clandestina e la tratta di esseri umani". "La criminalità romena va consolidandosi in modo sempre più preoccupante - proseguono gli investigatori - con l'obiettivo di inserirsi sempre più incisivamente nello scenario criminale nazionale". La mala romena, insomma, "sembra più spietata e meglio organizzata di quella albanese , bruciando le tappe di evoluzione sul nostro territorio nazionale, terra di conquista con le sue frontiere colabrodo. ".

 

Federico Dal Cortivo

 


10/02/2008


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