|
|
Alzo Zero 2007ì
Italia sempre più vecchia e
straniera
L’Istat ha pubblicato a fine aprile le stime sulla popolazione residente in Italia al primo gennaio 2006.
Il quadro che emerge è preoccupante.
Il nostro è un Paese sempre più anziano. Uno su cinque è
ultrasessantenne e i giovani sotto i 14 anni sono sempre meno.
La popolazione totale è cresciuta
ed ora sfiora i 59 milioni, ma questo solo grazie (si fa per dire)
all’immigrazione. Rispetto all’anno precedente, infatti, gli
stranieri iscritti in anagrafe sono aumentati dell'11%, superando i
due milioni e 670mila, ai quali vanno naturalmente aggiunti i
clandestini, la cui stima reale sembra ormai diventata impossibile.
Una lettura superficiale del dato sull’immigrazione potrebbe persino
generare ottimismo visto che l’incremento degli stranieri in Italia,
pur consistente, è stato inferiore a quello registrato tra il 2004 e
il 2005 (+20,7%) e a quello intercorso tra il 2003 e il 2004
(addirittura+28,4%). Complessivamente, tra il gennaio 2003 e il 1
gennaio 2006, e questo è il numero veramente impressionante, gli
stranieri residenti in Italia sono aumentati del 72%.
Gli stranieri costituiscono ora il
4,5% della popolazione residente complessiva, siamo pericolosamente
vicini a quel 5% considerato da tutti i sociologi come la soglia di
estremo rischio per conflitti xenofobi. Gli stranieri sono
soprattuto giovani maschi, di età media sui 31 anni, residenti in
maggioranza nel Nord-ovest e nel Nord-est del Paese. Anche questo
squilibrio tra i sessi sarà presto ulteriore motivo di tensione
perché ovviamente minaccia il naturale rapporto uomo donna tra la
popolazione italiana.
Il tratto fondamentale del popolo italiano resta invece l'età
avanzata. Al 1° gennaio 2006 la popolazione di 65 anni e più,
ammontava al 19,7% (quasi uno su cinque) contro il 18,7% del 1°
gennaio 2002. E' aumentata analogamente, anche la popolazione over80
che incide ora per il 5,1% del totale, ossia un residente su 20. Una
minaccia evidente per le casse pensionistiche che vedranno sempre
meno occupati a fronte di sempre più pensionati.
Una minaccia che pesa soprattutto sul nord, mentre nel Mezzogiorno
c’è ancora abbastanza equilibrio, ma con una chiara tendenza verso
un ulteriore processo d’invecchiamento.
La popolazione dei giovani fino a 14 anni è scesa nel 2006 al 14,1%
del totale, contro il 22,6% del 1980. Conseguentemente, è aumentato
il rapporto tra anziani e giovani, passato dal 58% del 1980 al 140%
del 2006.
Il quadro tracciato dall’Istat conferma il dato ben noto della
preponderanza femminile della popolazione con un saldo attivo per le
donne di quasi un milione e 700.000 unità rispetto ai residenti
maschi. Questo è però un effetto della maggior longevità media
femminile (circa sei anni) e quindi questo squilibrio è fortemente
concentrato nella fascia più anziana della popolazione.
Un italiano su due è sposato, ma sembra essere sempre più
posticipata la data delle nozze: anche questo è un segnale
inquietante delle difficoltà economiche delle giovani coppie,
soprattutto nel reperimento di un’abitazione.
In quattro anni, la popolazione coniugata è comunque diminuita dello
0,5% a vantaggio di quella celibe o divorziata. Gli uomini hanno
però una spiccata propensione a contrarre seconde nozze. Contro un
1,7% di divorziati maschi, le femmine sono infatti solo l’1,2%.
Insomma,
l’Italia sta diventando sempre più vecchia e straniera. Le frontiere
aperte tanto desiderate da questo governo faranno certo entrare
presto molte donne e con l’aumento delle famiglie straniere forse
tornerà in equilibrio il rapporto tra giovani e vecchi. Peccato che
a fronte di vecchi italiani avremo uno stuolo di ragazzini...
multietnici, con tutto quel che ne consegue.
14/05/2007