Alzo Zero 2007ì

La criminalità sessuale

PEDOFILIA: PAROLA DOLCE E RACCAPRICCIANTE

di Carmelo R. Viola

Pedofilia (parola greca) sta per “amore, sottinteso <sessuale> per l’infanzia”. Secondo la signora Wirtz la pedofilia non è, come dice l’etimologia, rapporto affettivo ma espressione di dominio sul minore fino all’uccisione dello stesso come punto estremo di possesso maniacale. Il fatto è grave per sé stesso perché, mancando una libido sessuale matura, e quindi il consenso del partner più debole (che può contare perfino pochi anni), il rapporto con lo stesso si consuma come un atto di violenza (stupro o peggio), che lascia tracce indelebili, fino a danni cerebrali irreparabili. La vittima, una volta adulta, può rifarsi commettendo lo stesso crimine. Si può creare un circolo vizioso, il che richiama, assieme al codice penale, anche la psichiatria e rende difficile il giudizio.
In ogni caso, si chiami punizione o terapia, il responsabile di un crimine così vergognoso, infamante e menomante, va tenuto in luoghi adatti e ben custodito per tutte la durata del recupero senza esclusione della possibilità di castrazione chimica.
Quanto è successo a Rignano Flaminio (Roma) ha riportato a galla la punta di un iceberg che tende ad aumentare a macchia di leopardo. Ma la pedofilia (o predomania) pura, sebbene criminosa in quanto necessariamente violenta fino alla distruzione totale, è forse la dimensione meno grande del tristissimo fenomeno complessivo, che si accompagna ai molteplici e spesso cruenti siti satanici con tortura (fino all’estrazioni di feti e al cannibalismo collettivo di carni delle giovanissime vite fino a rapporti forzati con animali). Le vittime scomparse comprendono anche fanciulle destinate alla prostituzione, bambini predisposti all’espianto di organi per potentati, giovanissimi da vendere come schiavi.
Negli USA questi orrori sono più frequenti (diciamo che è la “scoperta dell’America”!): secondo fonti attendibili ogni giorno scompaiono fino a 2200 fanciulli e ogni anno vengono uccisi, durante i riti in questione, circa 50 mila poveretti quasi tutti in età adolescenziale. Scotland Yard, dal canto suo, parla di 2500 sparizioni!
I responsabili di cotanta barbarie tribale comprendono anche persone di alto potere politico e finanziario (fino al Pentagono, la Casa Bianca e la Cia) per non parlare delle varie “mafie” più o meno colluse con le lobbies industriali e bancarie, il che rende difficili l’indagine, il processo e la condanna. Anzi, ricercatori, togati o no, spesso sono costretti a tacere quando non finiscono assassinati o finti suicidi.
Un caso limite di animalismo intelligente (quando diciamo, e non per amore di neologismo, “antropozoo”!) è quello di un padre che procrea un figlio con la premeditata intenzione di ucciderlo perché le cellule del minore possano ringiovanire gli organi del genitore!
Quale la ragione biologica movente? Gli specialisti considerano la pedofilia come “malattia punibile”. Malattia nella misura in cui è un impulso irresistibile come un raptus. Punibile nella misura in cui il soggetto è consapevole del male che fa e del dolore che arreca e che perciò solo se ne rende giuridicamente responsabile. La sua è una psicosociogenesi, perché l’uomo è il prodotto dell’ambiente, a sua volta prodotto anche dall’uomo. La connivenza – la società - è una “stretta repressiva” soprattutto di quell’istinto primordiale – il sessuale – che esprime due pulsioni potenti: quello proprio del soggetto e, quello più ampio, della specie (“fame della specie”).
L’animale-uomo (antropozoo) è certamente quello che trova presto motivo di ritualizzare-limitare i propri istinti. Così, ciò che trovava sfogo diretto nel “predare” (e quindi anche nell’uccidere – e mangiare la preda), nell’uomo si trova sempre più davanti a degli ostacoli. L’animale-uomo ritualizza la propria vita e da ciò nasce la civiltà. La quale non è sempre un bene meno che mai quando esaspera un istinto vitale fino a farne un’autocoazione patologica. E’ provato che la fame esasperata può fare regredire il soggetto al livello di predatore antropofago!
Ritualizzare può significare “erotizzare”, cioè trasformare in un rapporto di piacere morboso ciò che dovrebbe dare una diciamo normale soddisfazione fisiologica. Così mangiare è diventato anche un vizio e questo è assimilabile alla malattia – come nel caso del tabagismo o dell’alcolismo.
Come non erotizzare l’istinto sessuale? Il quale, oltre a costituire uno dei piaceri più potenti e non solo come soddisfazione di un bisogno (vedi le follie della molto variegata pornografia), si manifesta molto prima di quanto non si pensi. Non ricordo in questo momento il nome di un popolo primitivo che lascia agli adolescenti piena libertà sessuale.
Nella nostra civiltà abbiamo soggetti adulti superaffamati” (sessualmente parlando) e soggetti minori, che sono facili prede dei primi, i quali tendono a “nutrirsi” anche di frutti acerbi (nel modo già descritto).La civiltà greca, madre della filosofia, dava spazio alla sessualità e alla sua multiformità anche quando non esente da riti sacrificali, e si espandeva in tutto il mondo pagano, romano compreso.
Il cristianesimo ha corrotto il positivo di quel mondo inventando il peccato, il coniugio indissolubile, l’innaturalezza dell’omosessualità, il celibato del chierico e del prete e l’obbligo della castità in “religiosi” costretti a vivere in comunità. Sappiamo quale scuola propedeutica sia il seminario. Secondo stime attendibili la pedofilia sarebbe molto – se non maggiormente – diffusa fra il clero cattolico ed ortodosso. La Chiesa considera tale pratica un peccato mortale ma lo perdona (estingue!) attraverso il sacramento della confessione. E la penitenza, quando c’è, consiste in un trasferimento di sede: raramente in una sospensione “a divinis”. Questo comportamento (vedi: segreto confessionale) rende difficile il controllo (e il computo) del fenomeno da parte della stessa gerarchia ecclesiastica. C’è da aggiungere che l’autorità civile non può procedere contro il reo ecclesiastico se, punito o meno sul piano canonico, non si costituisce volontariamente all’autorità statale.
Tenuto conto che il fenomeno in questione è spesso complicato dalle finalità collaterali orripilanti già elencate, un riavvicinamento alla naturalezza – con riduzione della criminosità – si può avere solo con una –oggi “utopistica” – deposizione della civiltà capitalista che comprende una dimensione cattolica. Questo ed altro va detto senza reticenze se si vuole almeno arginare la “spazzatura sessuale” di una civiltà essenzialmente fuori strada.

Carmelo R. Viola – csbs@tiscali.it

14/05/2007


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