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Alzo Zero 2008
Un telecomando per spegnere il
solito teatrino della politica
Uscito su "Il gazzettino" il 07/03/2008 Massimo Fini
C'è un delizioso racconto di Dino Buzzati intitolato "Il crollo
della Baliverna". In un o stracco pomeriggio di sabato un ometto
qualun que, un sarto, e suo cognato fanno un a gita in campagna, in
un luogo dove sorge, isolato, un mastodontico e possente edificio,
anche se a guardarlo con attenzione, parecchio diroccato, la
Baliverna appun to. Il cognato, che ha passioni da entomologo, si
ferma nei prati circostanti per osservare gli insetti. Il sarto
gironzola un po' intorno all'edificio poi, notando che ha parecchie
sporgenze, gli salta in testa di arrampicarvisi sopra. Non che
intenda arrivare fino in cima all'immenso e altissimo edificio:
vuole solo sgranchirsi le gambe. Sale quindi, ma arrivato
all'altezza di due metri un 'asta di ferro cui si era attaccato
cede, e lui capitombola a terra con essa. L'asta sosteneva però un
'ampia mensola che a sua volta reggeva alcun i mattoni che ruzzolano
giù. Nel muro si apre un a crepa. Insomma, per farvela breve, "per
un a mostruosa concatenazione di cause ed effetti", in pochi minuti
l'intero edificio collassa al suolo.
L'improvviso crollo di ascolti del mastodontico Festival di Sanremo
potrebbe essere il crollo della Baliverna e portare, in un a serie
di concatenazioni, alla fine di un regime politico che sembrava
indistruttibile. La gente comincia ad averne la tasche piene della
Televisione, della sua ossessiva ripetitività. Del suo pensiero un
ico mascherato da dibattito, del suo continuo ossequio a un a classe
politica pletorica e perenne. E la Tv generalista, Rai + Mediaset, è
il perno di questo regime come quell'apparentemente innocua asta di
ferro lo era della Baliverna. L'eterno mascherone di Baudo, che si
accorge che "l'Italia è di merda" perchè non lo ascolta più, mentre,
per la sua parte ne è stato un o dei protagonisti, equivale agli
eterni mascheroni di Berlusconi, di Veltroni, di Fini, di
Bertinotti, di Casini che adesso si affannano a cambiare sigle e
schieramenti perché intuiscono, sia pur ancora vagamente, che
l'Italia non li segue più. Il faraonico e inutile Festival di
Sanremo fa il paio col faraonico e inutile cicaleccio dei nostri
politici che si spalma sui talk show, su "Radio anch'io" e su tutte
le altre trasmissioni in cui sono onnipresenti, coi soliti discorsi,
con le solite vetuste idee (si fa per dire), con le solite promesse
che ascoltiamo da decenni.
Come, da anni, non c'è ragazzo che compri un disco uscito dal
Festival di Sanremo, così da anni sono pochissimi gli italiani per i
quali i nostri uomini politici, di sinistra o di destra, abbiano un
qualche appeal. Un a recente indagine Eurispes documenta che solo il
14\% dei cittadini (compresi quindi gli uomini degli apparati, i
protetti, i favoriti, i famuli, le troiette di regime) ha fiducia
nei partiti. Altro che "popolo della sinistra" o "popolo della
destra". Quattro gatti, i più direttamente interessati.
Dopo il tracollo del Festival, Vittorio Feltri, cui tutto si può
negare tranne l'intuitaccio giornalistico, ha sparato un a bordata
pesantissima contro la Casta, ricomprendendovi anche Berlusconi di
cui è stato servitore fedele, anche se intelligente, per anni.
Scrive che gli italiani sono cambiati, maturati, diventati adulti e
come non sopportano più le banalità del Festival di Sanremo non
sopportano più le banalità della Casta. Non credo si tratti di
maturazione. È che, come dicono in Toscana, "il bisognino fa trottar
la vecchia". La crisi economica costringe la gente a porsi delle
domande che vanno oltre l'economico, a chiedersi che cosa
rappresenti realmente la nostra classe politica, che cosa sia
realmente la democrazia in cui viviamo, che senso abbia, e di che
lacrime grondi e di che sangue, il modello di sviluppo di cui i
nostri reggitori, nazionali e internazionali, sono sponsor.
Certo per innocuizzare il Festival di Sanremo basta spegnere il
telecomando . Mentre noi siamo costretti ogni tot anni ad andare a
scegliere, con le elezioni, da quale oligarchia preferiamo essere
schiacciati, prevaricati, umiliati, offesi, presi in giro. Ma in
fondo, un telecomando c'è anche qui. Basta non andare a legittimarli
col voto. Lasciamoli soli. Con i loro Festival.
16/03/2008