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Alzo Zero 2007
Perchè Luigi Ciavardini non si chiama Adriano Sofri?
di Gabriele Adinolfi
La Cassazione conferma la condanna a trent'anni per Bologna a Luigi
Ciavardini pur nell'assenza di qualsiasi elemento a carico
Due volte lo aveva condannato Bologna. La prima come esecutore
materiale della strage (supertestimone Izzo...); avendo la
Cassazione stabilito che non era possibile che fosse lui, allora
come complice per aver restituito al Fioravanti un documento falso
che gli aveva prestato per la latitanza. Per diritto d'usucapione,
sostiene la Corte di Appello bis di Bologna (costituitasi apposta
per giudicare lui), egli poteva rifiutarsi e se non si era rifiutato
questo voleva dire che era funzionale al progetto dei coniugi. I
quali, si sa, vennero condannati per un'illazione, dicasi illazione,
di un altro superteste, il bandito Sparti che scontava una pesante
condanna ma che dopo la sua grande rivelazione venne scarcerato per
ragioni di salute in quanto affetto da un tumore terminale. Al quale
sopravvisse quasi venticinque anni, mentre le cartelle mediche che
avevano causato la sua scarcerazione scomparivano per sempre.
Con questa logica, per questa teoria secondo la quale Ciavardini
poteva non restituire il documento falsificato e non avendolo fatto
copriva chissà quale segreto, gli sono stati comminati trent'anni di
reclusione; il massimo assoluto visto che all'epoca era minorenne.
Una sentenza politica? Sì, senza dubbio; una sentenza politica che
avrebbe creato qualche imbarazzo ai tribunali staliniani. Ma la
Cassazione almeno poteva cancellare una sentenza che più o meno
tutti coloro che hanno avuto occasione d'incontrare il Comitato Ora
della Verità, uomini di centro, di sinistra, di regime, confermarono
essere tanto voluta quanto campata in aria. La Cassazione avrebbe
dovuto rigettare quella decisione politica; non lo ha fatto. Aiutata
in questo anche dall'immagine che un criminale incallito e recidivo,
in catene per rapina, offriva alla sbarra.
Condannato un mese fa a un'eternità di prigione quando aveva dalla
sua tanti e tali di quei testimoni e tanti e tali di quegli indizi
che chiunque altro in quelle condizioni non sarebbe stato nemmeno
rinviato a giudizio. Sicché Luigi è stato condannato due volte, con
elementi che farebbero urlare allo scandalo chiunque, se solo li
vedesse, se solo glieli presentassero, se solo ne parlassero, se
solo non ci fossero a coprirli la coltre del silenzio, la cortina di
fumo. Luigi è stato condannato e nessun'altra pista è stata seguita.
Non tanto quelle del dossier Mitrokyn che sanno anch'esse di
costruito, ma almeno quelle chiare. Nessuno ha perseguito i
dirigenti dei servizi segreti che crearono depistaggi allora; colti
con le mani nel sacco, benché nei tentativi di incastrare i neri
utilizzassero lo stesso esplosivo della strage quando ancora non era
stata effettuata la perizia e nessuno quindi sapeva quale fosse
detto esplosivo, malgrado avessero ideato i depistaggi ancor prima
che la strage si consumasse, vennero processati e condannati
solamente per calunnia e detenzione di esplosivi. Del resto,
dell'esplosivo utilizzato, della preveggenza sulla strage, nessuno
chiese loro niente.
Questa gente in Italia non paga mai. La verità in Italia non viene
fuori. Mai. E questo lo sapevamo e siamo oramai abituati ad
accettarlo, è dal 25 luglio di sessantaquattro anni fa che siamo
abituati; ma da qui ad accettare che esista chi ha il coraggio di
blindare in galera un innocente, una persona palesemente innocente,
ce ne corre. Ce ne corre davvero. Io non so proprio con quale
coscienza – è una parola che ha un senso per qualcuno? - si possa
scippare la vita ad un uomo che se l'è ricostruita coraggiosamente
contro ogni avversità, come si possa cancellargliela per il quieto
vivere degli alti piani. Paradossalmente, con beffarda ironia, la
mattina della condanna di Luigi esplodeva a Milano un ordigno che
rischiava di causare una strage; in un luogo che si sarebbe dovuto
inaugurare sabato prossimo, da parte di gente dello stesso popolo di
Luigi. Il ragionamento che passa in qualunque testa allora è rapido,
immediato: ci minacciano, forse ci uccidono e intanto ci condannano
anche se palesemente innocenti. L'esasperazione è evidente, è
inevitabile perché tutto può accettare un uomo, forse anche i
soprusi, forse anche l'ingiustizia, ma soprusi e ingiustizia insieme
no. Tutti, dicasi tutti, gli studiosi degli Anni di Piombo
concordano che la lotta armata da questo lato dello scacchiere
nacque così.
Nacque perché ci sparavano addosso le forze dell'ordine, ci
ammazzavano quelli che “uccidere un fascista non è reato” (e che
infatti non lo pagarono mai) e i giudici ci condannavano più o meno
come hanno condannato Luigi. A questo hanno pensato coloro che hanno
emesso una condanna così leggera, neanche avessero a giudicare un
nick name e non un uomo in carne ed ossa, in nervi e vasi sanguigni?
Si sono resi conto di quello che han fatto? Perché non si rischi di
aprire un giorno gli armadi, allora si sono aperte oggi dighe
pericolose . Se non si ascolta la coscienza non si è nemmeno più in
grado di rendersi conto della propria incoscienza? Cosa si sta
seminando? Cosa? È mai possibile che in Italia, perché tutto non
vada a schifio, si debba fare affidamento solo sulla nostra
maturità? Che si debba pretendere da giovani ai quali ribolle il
sangue – e non potrebbe essere diversamente per chiunque abbia
sangue – che ragionino da anziani saggi? È difficile, davvero
difficile operare in queste condizioni, signori che fate e disfate
senza pensare minimamente agli uomini. È difficile ma ce la faremo,
malgrado voi.
15/04/2007