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Alzo Zero 2007
FRANCO CARDINI: IRAN e ISRAELE
Cari Amici,
chi mi conosce sa bene quanto io sia tollerante e comprensivo.
Tuttavia vi sono cose che non tollero: la prima di esse è che si
mettano in dubbio il mio coraggio civico e la mia onestà
intellettuale. Sapete bene quanto sia ingiustificato e ingiusto
dubitare dell'uno e dell'altra: l'ho dimostrato più volte nei miei
libri, sui giornali e in TV. Tutte le volte che ho potuto: e
un'imponente documentazione lo dimostra. Ora, Luigi De Anna mi passa
un documento che metterebbe in dubbio la mia coerenza. Si tratta di
un appello promosso da "Il Foglio" nell'aprile 2006 contro la
pericolosità internazionale della Repubblica Islamica dell'Iran: io
figuro tra i firmatari, insieme peraltro a studiosi illustri e cari
amici, come Massimo Cacciari. Naturalmente, si tratta di un equivoco
(spero non di un volontario abuso di quel quotidiano). In effetti,
in seguito a un discorso del presidente Ahmedinejad che -
sommariamente tradotto e diffuso dai "media" occidentali - aveva
l'aspetto di un appello alla distruzione d'Israele, "Il Foglio"
promosse una campagna pro-Israele costituita da un appello e da una
manifestazione. Mi fu chiesto esplicitamente, come ad altri, di
firmare l'appello. Risposi al Direttore Ferrara che accettavo "toto
corde" di schierarmi per la difesa al diritto di esistere d'Israele
(un fatto che ormai non dovrebbe più nemmeno esser oggetto di dubbi
e di discussioni), che peraltro sarà possibile solo in un contesto
di rinnovata e ritrovata giusta pace in tutto il Medio Oriente. Ma
aggiunsi che non condividevo affatto il giudizio espresso
dall'appello per quanto concerneva il carattere e la natura della
Repubblica islamica dell'Iran. Sono un pessimo archivista di me
stesso, sia per il cartaceo sia per l'informatico, ma ho eccellente
memoria e ricordo bene che un "paginone" de "Il Foglio" rendeva
conto delle varie risposte al suo appello ed evidenziava la mia
riserva. Evidentemente, a parte, l'appello era riprodotto nel suo
testo integro e la mia firma vi compariva in calce priva di
asterischi o di altri segnali che ne evidenziassero il carattere
condizionato. Voglio credere che la scorrettezza non sia stata
intenzionale. Ad ogni modo, quel che penso della Repubblica Islamica
dell'Iran, dell'ingiustizia del trattamento che la comunità
internazionale le sta riservando e del modo assurdo nel quale si
pone oggi il problema del nucleare, è testimoniato in molti miei
scritti (anche il Santo Padre, nel suo messaggio di Capodanno, ha
ricordato che l'originario impegno internazionale era per il disarmo
atomico generale: non per la folle ingiustizia della
"non-proliferazione"); così come è un fatto che la "minaccia
nucleare iraniana" a tutt'oggi non esiste (e, anche se il governo
iraniano fosse intenzionato a tradurla in realtà, li sarebbero
necessari alcuni anni), laddove l'Iran è letteralmente circondato da
potenze nucleari ostili (Pakistan, Israele, missili nucleari dalla
basi USA in Turchia).
Quanto alle minacce di Ahmedinejad contro Israele, ho più volte
affermato - anche sulla base dell'originale in far sì delle sue
dichiarazioni, che ho potuto controllare con amici iranisti - che
egli ha dichiarato, anche in termini duri e ostili, che sono lontano
dal condividere - non già che sia necessario distruggere Israele (e
tanto meno gli Israeliani), ma che Israele non potrà sopravvivere se
non muterà profondamente il proprio assetto istituzionale e non
troverà un'equilibrata forma di convivenza con il circostante mondo
arabo, anzitutto consentendo a un'autentica libertà e autonomia
della comunità palestinese. Il discorso del presidente iraniano
potrà apparire incoerente e strumentale, forse perfino ipocrita: ma
non è lecito attribuirgli parole e intenzioni che non siano le sue,
correttamente analizzate e interpretate. L'immagine di un
Ahmedinejad che auspica la distruzione apocalittica d'Israele è
politicamente ridicola e moralmente infame: l'ho dichiarato anche in
TV, ad esempio in una trasmissione di
"Canale 10" (Firenze) in novembre: il direttore di tale emittente,
il noto giornalista Umberto Cecchi (ex parlamentare di Forza
Italia), non avrà difficoltà a confermarlo. Quanto al mio pensiero
sulla Repubblica Islamica dell'Iran, l'ho espresso nella mia
prefazione all'edizione italiana del libro dell'Imam Khomeini. Non
so quali pubbliche affermazioni improntate a libertà e indipendenza
di giudizio come quelle or ora citate siano state ultimamente
formulate da cari amici che, dalle loro comode cattedre
universitarie site in civilissimi ma decentrati paesi europei, mi
chiedono severamente conto del mio coraggio e della mia coerenza.
15/04/2007