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Alzo Zero 2007
Segnati
di Fabio Calabrese
A volte, specialmente quando si hanno i capelli ormai grigi e la strada
da
percorrere, questo tragitto chiamato esistenza, appare nettamente più
breve
di quella già percorsa, che si senta la necessità di fare il punto,
d'interrogarsi sulle proprie scelte, soprattutto quando il cielo è fosco
ed
il cammino davanti a noi appare un procedere tra i rovi non meno incerto
e
faticoso di quello che ci siamo lasciati alle spalle. In particolare
viene
spontanea la domanda: la strada poteva essere diversa? Le cose potevano
stare altrimenti da come sono?
La politica è oggi per tutti noi forse il terreno delle più amare
delusioni.
Cosa dobbiamo pensare contemplando questa nostra povera Italia che
nell'anno
di(s)grazia 2006 si è spontaneamente riconsegnata per la seconda volta
nelle
mani degli eredi e continuatori del più colossale disastro storico in
cui un
sistema politico sia mai andato incontro, consumatosi nell'Europa
dell'est
tra il 1989 ed il 1991? Che dire del fatto che la nostra piccola "Area"
che
pure dovrebbe e potrebbe essere un punto di alternativa, di rinascita,
si
condanni alla definitiva inesistenza politica per l'incapacità di
superare
le proprie beghe interne?
Forse che la politica internazionale offre scenari migliori? Non abbiamo
forse assistito, non stiamo forse assistendo alla morte dell'idea
europea,
con l'Unione Europea che si è trasformata in un appannaggio di banchieri
dagli affari poco puliti, mentre i popoli dell'Europa, italiani in testa
non
sembrano più nemmeno avere la forza di opporsi al trend demografico
discendente che porterà alla loro sparizione in qualche decennio, mentre
i
"buchi" della nostra natalità sono sempre più occupati, come da
parassiti
che vanno ad infettare una piaga, dall'immigrazione demograficamente
esuberante dal Terzo Mondo. Davvero stiamo per assistere alla definitiva
vittoria dell'oro nella sua millenaria lotta contro il sangue?
Circostanza davvero non più fortunata, non meno pregna di sventure, il
fatto
che l'orizzonte politico mondiale sia dominato dagli Stati Uniti,
colosso
microcefalo oggi dominato da un fondamentalismo biblico - ebraico e
sempre
pronto a mettere la sua potenza a servizio di quella mostruosità
chiamata
sionismo.
Proprio riflettendo sugli squallori e le delusioni della politica, credo
di
aver capito una cosa importante: la mia storia umana e politica non
potrebbe
essere diversa da quella che è, sono un uomo segnato.
Vedrò di chiarire il concetto, di farvi comprendere in che senso dico
questo. Io sono nato a Trieste nel 1952, ed ho la ventura di essere uno
di
quei triestini che non hanno nemmeno una goccia di sangue sloveno:
figlio di
immigrati, pugliese mio padre, toscana mia madre. Mio padre non era "dei
nostri"; fu incarcerato dai Tedeschi nel 1945 per aver manifestato per
l'italianità di Trieste (erano tempi, quelli, in cui non era facile
distinguere "l'amico" dal nemico e, comprensibilmente dopo l'8 settembre
1943, "l'amico" non era troppo amichevole). "Liberato" dai partigiani
titini, passò subito nelle fila dei loro più accesi avversari non appena
si
rese conto che costoro avevano un solo scopo: cancellare la presenza
italiana nelle nostre terre, e passò i successivi nove anni in una lotta
politica nella quale manifestare per l'italianità di Trieste significava
rischiare la pelle ogni giorno.
Un mio zio, colpevole d'indossare la divisa dei carabinieri, scampò alle
foibe per puro miracolo; sua moglie, sorella di mia madre, ebbe la
salute
mentale compromessa da questa vicenda e dalle vessazioni dei titini.
Un'altra sorella di mia madre morì in seguito alle ferite riportate in
un
bombardamento americano.
Io queste vicende non le ho vissute personalmente, ma sono cresciuto
trovandomele parte dell'humus familiare. Da mio padre ho appreso
soprattutto
due cose: l'amore per l'Italia e l'odio per il comunismo che dalle
nostre
parti si presentava con la faccia dello sciovinismo slavo, e - non solo
per
il fatto di mia zia - a differenza di Berlusconi, nemmeno per gli Stati
Uniti ho mai provato un amore ardente.
Consideriamo l'età: appena arrivato come studente alle superiori, vi ho
trovato la caotica esplosione del '68, e la precisa sensazione che ai
danni
di tutti noi si stesse compiendo una gigantesca truffa: dietro
un'apparenza,
una maschera "rivoluzionaria" era condotta una sfrontata operazione di
conservazione sociale: i figli di papà barbuti e capelluti che si
scoprivano
"rossi" sapevano benissimo che per loro sarebbe stato più difficile che
nel
passato riprodurre la posizione sociale dei loro genitori,
professionisti,
funzionari dello stato, medici, avvocati, notai, perché la scolarità di
massa premeva proprio alle loro spalle; eccoli quindi adoperarsi a
distruggere lo strumento di promozione sociale rappresentato dalla
scuola,
paludati da rivoluzionari in una mascheratura che sarebbe stata ridicola
se
non fosse stata tragica per le sue conseguenze a lungo termine che
paghiamo
ancora oggi: tanti piccoli Metternich travestiti da Filippo Buonarroti.
Proprio perché figlio di lavoratori, potevo avere dubbi sulla mia
collocazione di campo?
Io non penso che la mia storia sia unica, molti avranno sperimentato
sulla
loro pelle o saputo per tradizione familiare le piacevolezze della
"liberazione" di cui fummo oggetto nel 1945, od avranno avvertito
nauseati
le ipocrisie che si celavano dietro la ventata pseudo - rivoluzionaria
del
'68 e dintorni. Quelli che non avranno represso questa consapevolezza,
saranno divenuti, come me, altrettanti segnati.
Tutto ciò verrebbe da pensare che appartenga ormai ad un orizzonte
storico
superato almeno dal 1991 con la fine dell'Unione Sovietica e dei regimi
comunisti dell'Est europeo.
Ne siete sicuri? Allora ponetevi una domanda.
Se di tragedie come quella delle foibe per sessant'anni ad occidente del
Tagliamento non se n'è saputo nulla, se nessuno è mai stato chiamato
alla
sbarra per rispondere dei tre milioni di tedeschi scomparsi nei
territori ad
oriente dell'Oder, se i democratici all'indomani della caduta del muro
di
Berlino, invece di far sprofondare ai comunisti la faccia nel fango e
nella
putredine, nel sangue da loro versato (stiamo parlando di qualcosa come
200
milioni di morti ammazzati dalle varie specie di comunismo nel corso del
XX
secolo e della confisca della libertà, della privazione di condizioni
decenti di vita per circa un terzo dell'umanità) hanno offerto a costoro
un
mantello per coprire le loro vergogne, per tramutarsi nel giro di una
notte
in "socialisti" e "democratici di sinistra", se ancora adesso la più
grande
piaga purulenta che ha infettato e devastato la storia umana è
considerata
un'ideologia rispettabile, mentre il fascismo è stato dichiarato "il
male
assoluto" e condannato ad un ostracismo che dura ormai da tre
generazioni,
non vi pare che questo ponga interrogativi non sulla natura del
comunismo ma
su quella della democrazia?
Noi siamo segnati, abbiamo avuto la sfortuna o il privilegio di venire a
contatto con verità che per il "pensiero unico" democratico che vorrebbe
impensabili le alternative a se stesso, non dovrebbero neppure esistere.
Che si tratti delle foibe, della guerra civile proseguita in Italia
sotto
forma di una lunga catena di delitti contro chi non si poteva più
difendere
per un anno e mezzo dopo la conclusione del conflitto mondiale, o del
ricordo di quattro milioni di persone sterminate dai bombardamenti
angloamericani senza nessuna utilità o giustificazione militare, abbiamo
saputo, sappiamo abbastanza di quel che non si doveva sapere, le
stranezze,
quanto meno, di una democrazia che sulla carta proclama la più totale
libertà di espressione delle idee, pretende addirittura di identificarsi
con
essa, ed all'atto pratico procede per censure, rimozioni, "reati di
opinione" in modo nulla affatto diverso da quei regimi che si proclamano
scopertamente dittatoriali.
La recente, clamorosa condanna a tre anni di detenzione dello storico
inglese David Irving avvenuta nella democraticissima Austria per
null'altro
che la manifestazione di un'opinione (e senza che le autorità e la
diplomazia di Sua Maestà Britannica abbiano mosso un dito per tutelare
il
loro suddito), non è che la punta dell'iceberg di un sistema di
repressione
esteso a tutte le "democrazie occidentali" e nel quale l'Italia non è
seconda a nessuno.
Provate ad immaginare per ipotesi che al posto di David Irving, uno
storico
le cui ricerche l'hanno portato ad una rivalutazione della parte
perdente
nel secondo conflitto mondiale, ci fosse stato un terrorista rosso
imputato
di reati di sangue: sarebbe subito diventato il beniamino della stampa
radical - chic di tutta Europa, i mass media si sarebbero mobilitati,
avremmo assistito ad appelli e campagne per spingere l'opinione pubblica
ad
agitarsi per ottenere la sua liberazione. Credete che io stia
esagerando?
Pensate a Silvia Baraldini, estremista rossa già detenuta negli USA per
fatti di terrorismo, ed ora "consulente" del comune di Roma,
lucrosamente
stipendiata con il denaro pubblico.
Tutto ciò cosa dimostra se non la consanguineità fra democrazia e
comunismo,
come sistemi basati sull'affermazione teorica della libertà, dei diritti
umani, della giustizia sociale, e la loro totale negazione nella
pratica?
Fino alla caduta dell'Unione Sovietica, gli Stati Uniti hanno costituito
il
possente e saggio scudo protettivo del mondo libero, e questo ha dato
loro
una superiorità morale che giustifica la loro egemonia sull'Europa
occidentale, e dà loro il diritto d'intervenire in qualunque area del
pianeta per imporvi la democrazia. Questa è l'immagine che l'impero
americano vuole dare di sé, questo pensano moltissime persone; e si
tratta
di una menzogna lampante, forse la grande menzogna in assoluto della
nostra
epoca.
Per prima cosa, gli Stati Uniti non sono mai stati anticomunisti ma
semmai
antisovietici e limitatamente al periodo fra il 1945 e il 1989, ma la
storia
del comunismo comincia prima, e sfortunatamente prosegue dopo di allora.
Diciamo la verità: quando nel 1941 l'Asse lanciò il suo attacco
all'impero
"rosso" allora ancora limitato alla sola Unione Sovietica, il bubbone
comunista poteva essere estirpato. Non erano più i tempi di Napoleone,
le
grandi distanze della Russia potevano essere percorse dai corazzati e
dalle
truppe meccanizzate, ed anche il vantaggio demografico, in condizioni
d'inferiorità tecnologica garantisce soltanto di creare al nemico il
problema della gestione di grandi quantità di prigionieri.
Come si vide bene nelle prime fasi del conflitto tedesco - sovietico,
l'impero di Stalin era sul punto di crollare, e fu solo il massiccio
invio
di aiuti americani a salvarlo. Ancora nel 1944, quando il vento era
ormai
cambiato, l'Abwehr, il servizio segreto militare tedesco calcolò che la
distruzione di anche uno solo dei convogli di rifornimenti che gli Stati
Uniti inviavano all'Unione Sovietica attraverso le rotte artiche,
avrebbe
ritardato la marcia dell'Armata Rossa verso occidente di un mese. La
distruzione o, s'intende, il mancato invio, perché la semplice verità è
che
l'Unione Sovietica non avrebbe potuto insediare il proprio dominio su
metà
dell'Europa ad occidente della Vistola se gli Stati Uniti non l'avessero
permesso e voluto. Sappiamo cosa ha significato ciò: privazione della
libertà, miseria e morte per centinaia di milioni di persone.
Le dichiarazioni a questo riguardo del presidente americano di allora,
Franklin Delano Roosevelt, senza alcun dubbio uno dei personaggi più
nefasti
della storia umana, non lasciano dubbi: era palese il suo progetto di
porre
fine all'egemonia che l'Europa aveva esercitato sul mondo dal XVI al XIX
secolo, e che per ottenere ciò l'Europa andasse essa stessa ridotta a
colonia, spartita fra Americani e Sovietici.
La distinzione fra anticomunismo ed antisovietismo non è accademica:
pensiamo solo all'atteggiamento di amicizia che gli USA hanno sempre
tenuto
nei confronti dell'altra testa del bicefalo mostro comunista a partire
dagli
anni '70 circa, quella cinese, prima in funzione antisovietica, poi per
altri motivi. Il comunismo del "grande timoniere" Mao Tse Tung (o Mao
Dse
Dong, come vuole la grafia più recente dei nomi estremo orientali) non
ha
tormentato il suo miliardo e passa di sudditi con orrori minori di
quelli
generosamente dispensati da Stalin e dagli altri despoti che si sono
succeduti alla testa dell'Unione Sovietica, orrori che continuano ancora
oggi. Al momento presente la Cina conta una "popolazione carceraria" di
internati nei gulag pari circa a quella degli Stati Uniti, lattanti
compresi.
L'alleanza fra la barbarie dell'Estremo Oriente e quella dell'Estremo
Occidente non ha mancato di produrre risultati tragici ed insieme
grotteschi.
Pur in una galleria di personaggi ricca di figure sinistre (non a
caso!),
probabilmente il primato della peggior banda di pazzi, fanatici,
assassini
con la bandiera rossa di tutti i tempi, spetta ai Khmer rossi della
Cambogia
che, saliti al potere nella disgraziata nazione asiatica dopo la guerra
del
Vietnam, riuscirono in tre anni di governo a massacrare un terzo dei
loro
compatrioti, 3 milioni di morti ammazzati su 9 milioni di abitanti.
Cacciati
dai vietnamiti di Hanoi, hanno continuato per altri quindici anni una
guerriglia contro i cambogiani colpevoli di essere sopravvissuti, da
basi
poste in Thailandia, stato che era ed è un vassallo degli Stati Uniti.
Per gli Stati Uniti l'appoggio ai peggiori assassini comunisti della
storia,
significava non solo dare man forte ad un vassallo dell'amica Cina, ma
un
modo per creare problemi al Davide vietnamita che aveva messo in
ginocchio
il Golia americano e dimostrato al mondo intero che non è invincibile.
E oggi? Oggi, grazie al "miracolo" della globalizzazione scopriamo che
il
capitalismo selvaggio ed il comunismo cinese non solo sono pienamente
compatibili, ma complementari: la Cina con il suo "mercato del lavoro"
di
braccia a bassissimo costo di centinaia di milioni di moderni schiavi
privi
di qualsiasi diritto, è la realizzazione del sogno più sfrenato della
grande
industria capitalista.
Verrebbe da pensare che chi fa contemporaneamente professione di
anticomunismo e filoamericanismo, come Berlusconi e Fini, sia in
perfetta
contraddizione, che sia o un cretino o in malafede, tuttavia è evidente
che
i leader delle due maggiori forze politiche del centrodestra non possono
essere dei cretini.
Il caso può governare i piccoli episodi della nostra vita, sicuramente
non i
grandi movimenti storici. Tutto ciò avviene perché comunismo e
capitalismo/democrazia made in USA sono due facce della stessa medaglia.
Karl Marx è un autore che gli antimarxisti dovrebbero leggere quanto e
più
dei marxisti, che si sforzano di non capirlo per non vederne le
contraddizioni.
La soluzione marxista non è che un ulteriore stadio dello stesso male,
ma
ciò non toglie che Marx abbia colto assolutamente nel segno
nell'individuare
la radice dei mali del capitalismo, ma potremmo dire più in generale
della
modernità, che egli identifica in ciò che chiama reificazione, ossia la
tendenza dei rapporti fra gli uomini a trasformarsi in rapporti
economici,
rapporti fra cose, fra merci, regolati unicamente dal denaro.
Le società tradizionali erano società organiche, fondate su di un
principio
di solidarietà reciproca fra i loro membri e su di un sistema di valori
condivisi. La società moderna è una società meccanica dove i rapporti
fra le
persone sono rapporti fra cose, regolati dalla legge del denaro e della
concorrenza, ossia una guerra ritualizzata di tutti contro tutti, la cui
violenza è in teoria ben nascosta, ma molto spesso esplode allo
scoperto, e
si rivela spietata soprattutto verso chi non ha nulla da "offrire sul
mercato": i poveri, i malati, gli anziani.
Ideali, valori, fedi, o non esistono più, o sono l'alibi per edulcorare
o
nascondere le varie forme dello sfruttamento.
Questa reductio Marx la chiama reificazione, ma potrebbe avere altri
nomi,
forse quello che le conviene di più è semplicemente quello di modernità.
Comunismo e capitalismo - americanismo - democrazia sono due facce
speculari
dell'avvento del mondo disumano; la prima si è rivelata una direzione
abortita, la seconda prosegue la sua folle corsa fino a quando non avrà
lasciato più nulla di non contaminato, di non devastato.
Noi siamo segnati, non abbiamo scelto di esserlo, ma le nostre storie
personali ci hanno portati a vedere ciò che non si doveva vedere, la
trama
sottintesa degli eventi. Possiamo voltare le spalle, battezzarci
nell'acqua
di Fiuggi nella speranza di rifarci una verginità (gli esempi dei
"camerati"
che si sono aggregati al carro della CdL durante la campagna elettorale
politica dello scorso anno dimostrano che non è mai troppo tardi per
farlo),
ma se lo faremo, sapremo sempre che è un tradimento e una fuga. Come i
membri della Compagnia dell'Anello, ci è stata affidata una missione che
non
abbiamo scelto, ma dalla quale non possiamo ritirarci. "Il segno" è la
nostra maledizione e il nostro privilegio. Il privilegio di
rappresentare la
verità sommersa da un fiume di menzogne e dai mille balbettii privi di
senso
che escono dalla grancassa mediatica.
Rappresentare la verità, testimoniarla, trasmetterla; ed ecco il
miracolo:
si trovano sempre nuovi giovani cui trasmettere la fiaccola, anche se il
loro numero può parere esiguo nella moltitudine di coscienze smarrite
che ci
attornia. La verità che non tace, non tacerà finché non abbia trovato
udienza, finché non si sia trasformata in giustizia storica ed umana, ed
in
rinascita. Per questo noi persevereremo, con sofferenza ed orgoglio.
15/04/2007