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Alzo Zero 2008
Rimboccarsi le maniche
di Ugo Gaudenzi
Il dissenso - il rifiuto di partecipare ad un gioco elettorale
destinato purtroppo e comunque a soffocare la necessaria rinascita
politica, economica, sociale e culturale dell’Italia - si è rivelato
la terza più corposa scelta del nostro popolo.
La forte astensione, il “no voto”, ha evidentemente condannato senza
attenuanti un sistema democratico frutto della totale sudditanza
della nostra comunità nazionale ai poteri forti che la condizionano
e la opprimono.
Ma sappiamo bene che il “non voto” non è certo un risultato attivo:
il dissenso, da oggi in poi, andrà infatti canalizzato nella
costruzione a tappe forzate di un’alternativa politica, di un’unità
di popolo da noi collocata nella “sinistra nazionale”, luogo
geometrico dove tessere la coincidenza di intenti tra ex opposti,
dove imporre la rinascita nazionale e la giustizia sociale per la
nostra patria.
Se l’astensione si è rivelata un forte segnale di dissenso,
montante, generalizzato e trasversale, occorre fare tuttavia i conti
con la rivoluzione del quadro politico italiano operata dal
bipartitismo all’americana inventato da Pd e Pdl.
Andiamo, sommariamente, per ordine.
La vittoria scontata del nuovo “mostro” liberal di centrodestra del
Cavaliere ha fatto il paio con l’emergere di un pari “mostro”
liberal-giustizialista di centrosinistra. E questi due mostri hanno
da oggi nelle loro mani il destino del popolo italiano. E
probabilmente produrranno lo sconquasso di quella carta
costituzionale che, nel male ma anche nel bene, da oltre sessantanni
detta le norme sulle quali dovrebbe convergere il vivere sociale di
questa Repubblica. Temiamo in particolare che presto la loro furia
liberaldemocratica porterà alla cancellazione sic et simpliciter di
quegli articoli costituzionali che garantivano al nostro popolo,
almeno nei principii, il rispetto di uno Stato di diritto e di
un’economia partecipata e sociale.
Qualche minimo beneficio - forse, ma del tutto imprevedibile perché
frutto di capricci contingenti - potrà essere “devoluto” dalla
coalizione di centrodestra vincente a noi sudditi in materia di
ammodernamento di servizi e infrastrutture. Resterà però inevasa la
domanda di una giustizia giusta: l’incremento del peso specifico di
un Di Pietro, porrà di fatto una seria ipoteca sulle garanzie
costituzionali dei cittadini italiani. Mentre resta il rischio che
una Lega ebbra del risultato ottenuto possa disunire piuttosto che
unire la nostra comunità nazionale.
Se il fallimento della ricostituzione della disciolta Democrazia
Cristiana toglie il peso dell’esistenza di una “palude” solcata da
barche a vela controvento, la reductio ad minimum della falsa
sinistra “arcobaleno” libera notevoli energie di popolo fin qui
ingabbiate da falsi difensori degli sfruttati e da falsi
intellettuali in servizio permanente effettivo. Assieme al non voto,
questa rottura dei ranghi vetero-ideologizzati è in fondo la
migliore notizia emersa dalle urne. Perché foriera di impegno vero,
per il benessere futuro del nostro popolo.
Nello stendere il classico velo pietoso sul resto dei competitori -
quelli destri, parlanti, consumatori, teocon, cinesi e chi più ne ha
più ne metta - adesso non c’è altro da fare che rimboccarsi le
maniche per riprendere in mano il nostro futuro.
16/04/2008