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Alzo Zero 2007
IL PERICOLO VIENE DA DESTRA
di Gianfredo Ruggiero
In passato abbiamo combattuto il comunismo, quando questo
rappresentava un pericolo reale per l’Italia e per l’Europa, e
non ci siamo accorti che nel frattempo il capitalismo,
un’ideologia subdola, ammantata di democrazia e libertà,
inquinava le nostre coscienze e minava la nostra civiltà.
Non abbiamo compreso, ed è questa la nostra colpa più grave, che
il pericolo viene da destra, da quell’idea di Stato forte,
autoritario, a tratti violento che trova nel capitalismo la sua
essenza ideologia e nel modello americano della “tolleranza
zero” il suo riferimento ideale.
Il capitalismo che tanto piace alla destra di Berlusconi e Fini
e che non dispiace alla sinistra di Veltroni, nasce trecento
anni fa dalla mente di Adam Smith, un’economista che, al pari
del suo omologo di sinistra Karl Marx, pretendeva di ridurre il
genere umano alla sola dimensione economica e materiale (come se
cinquemila anni di storia fossero passati invano) con il
risultato di stimolare i peggiori istinti dell’uomo come
l’arrivismo, l’egoismo e l’individualismo e di creare i
presupposti per società aggressive e senza valori.
Prende forma in quell’immensa carneficina chiamata rivoluzione
francese dove, tra teste mozzate, massacro di contadini nella
cattolica Vandea e terrore poliziesco, s’inneggia ipocritamente
alla fratellanza, all’uguaglianza e alla libertà per portare al
potere la borghesia illuminata e gettare le basi dell’odierna
democrazia mercantile. Finalmente l’economia governa la
politica.
Il capitalismo deve le sue fortune ad un grande equivoco: quello
di confondere la libertà d’impresa, il diritto alla proprietà
privata, il progresso tecnico e scientifico, la voglia di
crescere e di scoprire che sono sempre esistiti in quanto insiti
nella natura umana (Marco Polo non è andato in Cina per turismo)
e che prima dell’avvento del capitalismo trovavano stimolo e
armonia in una visione spirituale della vita, con questa
ideologia materialista che ha un solo scopo, il profitto ed una
sola regola, il mercato.
Il capitalismo rappresenta il dominio assoluto delle grandi
concentrazioni economiche e finanziarie che fanno tabula rasa
attorno a se: i piccoli esercizi stanno scomparendo, strozzati
dalla grande distribuzione, le banche non esistono più,
assorbite dai colossi finanziari e assicurativi, la produzione è
spostata all’estero dove i costi diminuiscono e gli utili
aumentano, ora in Cina, domani in India, dopodomani nei balcani….
un paese alla fame ci sarà sempre. I Privati gestiscono tutto,
ai loro prezzi e alle loro condizioni, prossimamente anche
l’acqua sarà loro. E lo Stato? Tace e acconsente… anzi favorisce
e svende.
Con la globalizzazione il disegno di Adam Smith si completa: è
il trionfo dell’appiattimento e della omologazione culturale per
creare il cliente unico mondiale, tutti uguali con gli stessi
gusti e le stesse abitudini ai quattro angoli del mondo. Così le
multinazionali, le uniche che possono sostenere i grandi numeri
di produzione, non hanno difficoltà a piazzare gli stessi
prodotti in ogni parte del pianeta. E dove si resiste, come nei
paesi musulmani che non vogliono saperne di bere coca-cola e
mangiare hamburger, ci pensa l’America a portarvi le
multinazionali…...pardon, la democrazia.
Sono loro, le corporation, che regolano la nostra vita
attraverso il controllo dell’informazione di massa che ci
condiziona e ci assoggetta. Berlusconi da politico accorto ci fa
la morale sulla famiglia e poi, da imprenditore liberale,
c’inonda della peggior spazzatura televisiva made in Usa e ci
martella di pubblicità per indurci a vivere all’americana e a
spendere tutto ciò che guadagniamo.
Stiamo passando dalla civiltà dei consumi alla civiltà degli
sprechi. E l’ambiente soffre: Stati Uniti e Cina (altro paese
che ha imboccato la strada del capitalismo) pur essendo i
maggiori responsabili dell’inquinamento planetario si rifiutano
di firmare gli accordi di Kyoto per non rallentare la loro
produzione industriale. L’Italia, il paese del sole e dei fiumi,
non investe seriamente in energie rinnovabili perché al privato
non interessa. Hai voglia fare concerti rock …
Ogni tanto per lavarsi la coscienza gli stati occidentali
intervengono sul debito dei paesi poveri, ma lo fanno a modo
loro, facendoci pagare con le tasse gli interessi usurai che il
Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale impongono ai
paesi del terzo mondo senza dargli, peraltro, la possibilità di
estinguere il debito per non perdere il vitalizio.
Il paradosso è che più il capitalismo manifesta i suoi guasti in
termini di precariato, violenza diffusa, immigrazione, povertà
crescente, perdita dei valori e decadimento dei costumi e più da
destra (ma anche da sinistra, che ha capito da che parte gira il
vento) si spinge l’acceleratore verso forme ancora più
esasperate di liberismo, accompagnate da misure sempre più
limitative della nostra libertà. Telecamere ad ogni angolo di
strada, massiccia presenza delle forze dell’ordine, inasprimento
delle pene, carabinieri nelle scuole, condanne esemplari, pugno
duro e tolleranza zero, sono queste le uniche risposte che il
sistema sa proporre per arginare i danni che produce. Misure
violente e repressive che lo Stato non è neppure capace di
mettere in atto, basta dare uno sguardo al sud d'Italia e in
certi quartieri di Milano per rendersene conto.
“Tanto alla fine ci votano lo stesso”, sussurrano tra loro i
nostri politici. Ed è vero, perché sessant’anni di terrorismo
culturale ci hanno inculcato l’idea che l’alternativa alla
democrazia è la dittatura, per cui teniamoci buono questo
sistema anche se lo deploriamo e stringiamoci attorno ai nostri
politici anche se li detestiamo. Provate a chiedere ad un
passante cosa ne pensa della politica e dei partiti: vi
risponderà peste e corna, eppure la stessa persona alle prossime
elezioni andrà diligentemente a votare per paura che torni
l’uomo nero.
Morale: dobbiamo rassegnarci? Neanche per idea! L’alternativa a
questo sistema falsamente democratico esiste e non ha bisogno di
ideologie. Si chiama partecipazione.
Partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese
attraverso l’ingresso in Parlamento dei rappresentanti
liberamente eletti del mondo produttivo e della società civile.
E’ nelle assemblee legislative che si devono trovare le
soluzioni ai nostri problemi, coinvolgendo e dando dignità
istituzionale a tutte le parti sociali, e non nelle piazze tra
scioperi e blocchi stradali.
Partecipazione dei lavoratori alla gestione ed agli utili delle
grandi Imprese per responsabilizzare e coinvolgere tutti coloro
lavorano per il bene dell’Azienda, per limitare l’ingerenza dei
grandi gruppi finanziari e per superare l’antistorica
contrapposizione padroni-operai di cui si nutrono tanto il
comunismo quanto il capitalismo.
Partecipazione del popolo all’elezione del Capo dello Stato
quale garante della pace sociale e dell’interesse nazionale.
Chiamatela democrazia diretta, chiamatela società partecipativa,
chiamatela struttura organica…. chiamatela come vi pare, ma
superiamo il capitalismo e torniamo a sperare.
Se vogliamo rimanere uomini e non trasformarci, come vorrebbe la
destra, in articoli di magazzino.
Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Excalibur
CIRCOLO CULTURALE EXCALIBUR
16/07/2007