Alzo Zero 2007

 

Il fiume sotterraneo del socialismo nazionale


Un corteo di contadini con al seguito mogli, figli, padri e parenti occupa con buoi, aratri e carriaggi l’agro incolto di Fragalà, di proprietà del latifondismo locale. Arriva la polizia che intima lo scioglimento dell’assembramento e lo sgombero dei mezzi. I braccianti rispondono gridando “viva il lavoro”. Dalla folla partono dei fischi all’indirizzo delle forze dell’ordine, gli animi si scaldano, inizia qualche tafferuglio. Dopo un lancio di lacrimogeni dallo schieramento degli agenti di Ps partono degli spari ad altezza d’uomo. A terra rimangono tre morti, i feriti sono sedici. La terra di Fragalà si bagna di sangue. La polizia è quella di Scelba, il ministro degli Interni di De Gasperi che chiese ed ottenne dal parlamento la legge che vietava la ricostruzione del partito fascista.
Dei tre caduti, uno, l’animatore della protesta, si chiamava Francesco Nigro, disoccupato, iscritto all’Msi di Torre Melissa. Su quei poveri morti ammazzati cadde presto il silenzio.
A ottobre dell’anno scorso l’Unità pubblica un articolo sulla protesta di Fragalà raccogliendo la testimonianza di un contadino allora iscritto al Pci che dice: “i fascisti rivendicarono quei morti come loro. Pensandoci bene, avevano ragione”.
Da quelle parti la rievocazione fatta dal giornale di sinistra-rosa trova consensi, se ne parla in paese e al consiglio comunale. Qualche avvoltoio prova a sfruttare l’occasione. Lo fanno i destristi di “Area”, un mensile correntizio di Via del Maiale che beccava le fette dalla Parmalat di Tanzi. Visto che alle ultime elezioni An ha perso un bel pacchetto di voti, per rilanciarsi hanno deciso di aprire una sezione a Torre Melissa.
E sapete chi hanno voluto come madrina all’inaugurazione? Matilde, la sorella di Francesco Nigro, ormai 89enne e inferma. Sono andati a trovarla a casa dopo più di cinquant’anni.
Le hanno faticosamente fatto capire cos’è An perché lei non lo sapeva e le hanno detto che volevano ricordare pubblicamente suo fratello. La poverina ha accettato e così, in pompa magna, alla presenza della stampa c’è stata l’apertura del partito a spumante e pasticcini.
Ecco gli anali sono anche questo. Al posto delle facce hanno dei gran popò. L’ottuagenaria faceva al caso loro come il sangue degli “altri”. Hanno rinverdito a Matilde il dolore sopito dal tempo e dalla vecchiaia. Roba da macelleria per poter dire in giro che… in fondo in fondo sono sempre quelli di una volta. La gente del paese è da quattro anni che li vede bazzicare signorotti e consorterie, padri padroni e padrini.
A qualche chilometro di distanza da Fragalà un nipote del cardinale Giordano, indagato dalla magistratura per usura, è transitato dalla “Dc” ad An. Si vede che gli conviene.
Intanto a Melissa gli agrari non fanno più sparare ai braccianti. Si sono riciclati in capibastone del voto di scambio, in dirigenti di banche e sottogoverno con le mani in pasta dappertutto.
Gli basta tenerli a caporalato, stagionali e precari dopo averli scavalcati con manodopera del terzo e quarto mondo, al nero e multietnica.
A Melissa non è cambiato nulla e in tutto in Sud ci sono sempre i vecchi padroni.
Francesco Nigro, il disoccupato di Fragalà, che scelse di occupare la terra il 28 ottobre, trascurò per un’ultima volta di ricordare che lo stato sociale dell’Agro Pontino, di Littoria e di Sabaudia era ormai morto e sepolto. Sulle baionette degli Alleati erano tornati i campieri a cavallo e i vecchi santi dell’ Italietta liberale di Crispi, i baciapile di Sturzo, i cislini di Pastore con la faccia cattiva della polizia di Scelba e dell’amerika mafiosa di Charles Poletti, del separatismo siciliano e di Portella della Ginestra. Così Francesco Nigro, militante del Msi, invece della terra che chiedeva per sfamare la sua famiglia ebbe piombo e legno.
Da quella Dc di ieri, che oggi con altri nomi e altri uomini, ma con la stessa “cultura delle clientele e del parassitismo” governa a mezzuccio con il “centrodestra”, il Pd, ‘ndrangheta e compari, la Calabria dei nipoti di sua sorella. Anche loro disoccupati in attesa di lavoro sbeffeggiati dalla Caritas e dagli agrari riciclati.
E Prodi sghignazza. Sghignazza contento come una pasqua. Questo Partito del popolo delle libertà, cespugli a pagamento e “Alleati” lo fanno dormire tra due guanciali.


16/12/2007


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