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Alzo Zero 2007
Venezuela: Chavez? Ce lo spiega Bonanni
di Giovanni Di Martino
Parte con le armi spuntate l'attacco del segretario nazionale
della Cisl Raffaele Bonanni al presidente del Venezuela Chavez
ed alla sua amministrazione. Bonanni, reduce da un viaggio a
Caracas nel quale ha incontrato sindacalisti locali
dell'opposizione, rilascia a La stampa di Torino (numero del 5
settembre 2007) una intervista di fuoco nella quale definisce il
presidente venezuelano un “dittatore grottesco”, invitando la
sinistra italiana che tanto lo acclama a diffidare dei militari
sudamericani. Storicismo da Bignami a parte, va anzitutto
analizzato che il viaggio di Bonanni era una visita ad alcuni
politici antichavisti, e questo per sua stessa ammissione.
Bonanni non ha visitato le missioni bolivariane, gli ospedali, i
supermercati a prezzi popolari e così via, insomma non ha avuto
contatti con il popolo. Del resto non li ha in Italia, perchè
dovrebbe averli in Venezuela? É andato nella sede della Ctv,
equivalente locale della Cisl, che fa riferimento ad Hortega,
l'imprenditore che nel 2002 ha tentato di rovesciare il governo
con la forza. E lì ha sentito dire che Chavez è cattivo. Un po'
poco, è come se chiedessero a Berlusconi cosa pensa di Prodi.
Bonanni si chiede come sia possibile che una parte della
sinistra italiana plauda al modello bolivariano, giudicato alla
stregua del tipico dittatore militare sudamericano pazzo. In
realtà in Italia ad apprezzare Chevez sono veramente in pochi.
Al centro, a destra ed all'estrema destra extraparlamentare
nessuno. Nella sinistra extraparlamentare gode di una generica
stima, da certi gruppi, come il Campo antimperialista, anche più
volte esplicitata. Nella “sinistra” istituzionale invece ha meno
fortuna, visto che Margherita e DS sono all'opposto (il numero
primaverile di Limes, la rivista di geopolitica del Gruppo
Editoriale L'Espresso, lo fa passare praticamente per un
deficiente), gli scissionisti di Mussi e i liberalsocialisti di
Boselli non si sono mai pronunciati, PDCI e PRC lo appoggiano
perchè hanno sentito dire che è di sinistra e credono di esserlo
anche loro. E poi c'è il loro grande capo, Romano Prodi, il
primo a telefonare nel 2002 al presidente golpista Pedro Carmona,
nelle 36 ore del suo interregno, per fargli i complimenti.
C'è comunque mala fede anti chavista anche nel giornalista che
lo intervista, tale Alessandro Barbera, che nell'accennare al
colpo di stato di Hortega – Carmona scrive “il governo lo chiamò
tentato golpe”. Il giornalista in questione dovrebbe allora
trovare lui un altro modo di chiamare quanto accaduto nel 2002,
quando la televisione annuncia in diretta, anzi quasi in
anticipo, che il presidente di uno stato viene arrestato, che si
instaura un nuovo presidente il quale nomina dei ministri, il
tutto in un clima da coprifuoco e stato d'assedio.
Poi, non contento, Barbera scrive che il paese è diviso in due e
che gli osservatori internazionali non bastano a vigilare sul
corretto svolgimento delle prossime elezioni: sta di fatto che
alle scorse, gli osservatori internazionali non hanno avuto
nulla da obiettare sul regolare svolgimento e che, vista la
composizione del parlamento, il paese non sembrerebbe
propriamente diviso in due.
Tornando al prode Bonanni, egli ci racconta che si è fatto due
passi per le strade di Caracas ed ha visto delle facce che non
gli piacevano. Fine dell'analisi: in Venezuela si sta male.
Allora promette di intervenire di persona: “scriverò alla
confederazione mondiale dei sindacati, all'Organizzazione
mondiale del lavoro, al ministro degli esteri D'Alema. Dirò a D'Alema
che il governo italiano deve intervenire presso l'UE e l'Alto
commissariato per i diritti umani...laggiù ci sono decine di
imprese italiane che lavorano”. E ci sono anche migliaia di
lavoratori venezuelani che lavorano nelle imprese italiane,
signor segretario, o forse a lei interessano solo gli
imprenditori?
17/09/2007