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Alzo Zero 2007
Enrico Galoppini
Rigassificatori:
questione locale o geopolitica?
Con questo
breve intervento intendo affrontare la questione dei
rigassificatori - che tanto, soprattutto a livello locale, fanno
discutere - da un punto di vista che trascende le pur
comprensibili preoccupazioni di carattere localistico e/o
ambientalista che tale questione suscita.
Cominciamo col dire che questi rigassificatori servono a chi ci
vuol vendere, trasportandolo via mare, gas allo stato liquido. E
questo non è il caso né del gas che arriva dalla Russia né di
quello che giunge dall'Algeria... Coi gasdotti, il gas arriva
direttamente dagli Stati produttori (Algeria e Russia), le cui
società sono a controllo pubblico. Per di più, la
trasformazione, per pressione, allo stato liquido (nonché il
trasporto via nave), impone un costo aggiuntivo, quindi quei
rigassificatori di cui si parla - ed il cui elevato numero (17)
configura un progetto vero e proprio - ci darebbero un gas
oltretutto più caro...
Infatti, il gas naturale si estrae dal sottosuolo sfruttando la
pressione stessa del giacimento: si "buca" il terreno che lo
tiene rinchiuso e quello risale da sé ad una pressione tanto
forte che viaggia dalla Russia ai fornelli di casa nostra senza
bisogno di stazioni di pompaggio (quelle invece utilizzate dagli
oleodotti). Sia la Russia che l'Algeria, disponendo di gasdotti
che giungono fino in Europa, utilizzano questo sistema per
trasportarlo. Siccome, però, posizionare un gasdotto sott'acqua
è problematico (su scala marittima già ci si riesce, mentre su
scala oceanica è ancora impossibile), è stato inventato anche il
trasporto in forma liquida. Il gas naturale si può liquefare (GNL)
con uno speciale trattamento che, tra le altre cose, prevede
temperature bassissime. Il GNL si può poi trasportare con
apposite navi-cisterna, ma il ricevente deve disporre d'un
rigassificatore.
I rigassificatori sono da alcuni ritenuti pericolosi, perché il
gas, passando dallo stato liquido a quello aeriforme, aumenta
enormemente il proprio volume. Quel che è certo è che sono
costosi, che è costoso il procedimento di trasformazione e che
al mondo, per ora, ve ne sono pochissimi.
Chi nell'UE vuole costruirli lo fa in nome della famosa
"differenziazione" delle fonti energetiche, cioè per dipendere
un po' meno dalla Russia (ed un po' più dall'Egitto, che sarebbe
il principale fornitore di GNL dell'Italia). Per di più, non si
capisce perché il gas dovrebbe arrivare da Paesi lontani (si
parla anche della Birmania) quando lo abbiamo molto più vicino.
Inoltre, non convincono né la ricerca di una "diversificazione"
della provenienza (la “concorrenza” non porta quasi mai risparmi
ai consumatori) né la loro "convenienza" (una volta costruito un
rigassificatore dicono che il gas costi di meno, anche se ho i
miei dubbi considerati tutti i chilometri che farebbe via mare).
E qui arriviamo al punto più importante. La Russia,
recentemente, ha patrocinato una sorta di 'cartello del gas' con
i Paesi del Golfo e con l'Algeria, Paese col quale anche la Cina
sta intessendo stretti rapporti commerciali. Appena conclusi
importanti accordi russo-algerini, ad Algeri (davanti al palazzo
del Governo), l'11 aprile 2007, c'è stato un attentato firmato "Al-Qa'ida
per il Maghreb islamico"...
La Russia oggi, dopo la fine dell'Urss (e sino a quella data
percepita dai più come una realtà lontana e pericolosa, quasi
“orientale”, tant’è vero che “Europa orientale” era chiamata la
fascia di Paesi satelliti di Mosca), per forza di cose (basta
guardare un atlante) tende ad integrarsi con il resto
dell'Europa. Innanzitutto mettendo a disposizione le sue enormi
riserve energetiche, ponendo le necessarie premesse per la
costituzione di un superblocco europeo che, data la natura
eurasiatica della Russia, si proietta come la base per
l'integrazione grande-continentale dall'Atlantico al Pacifico.
Le potenze marittime (quelle che vorrebbero portarci il gas via…
mare), prima la Gran Bretagna, poi gli Stati Uniti, hanno sempre
temuto questi processi d’integrazione, facendo sempre di tutto
per tenere divisa, di fatto e idealmente, l’Europa dalla Russia.
Infatti sono ancora qua, con le loro oltre 100 basi, quando la
scusa per restare (l’Urss) era finita. Così, proprio nel
’90-’91, nasceva il “problema islamico”, prima con l’Iraq di
Saddam Hussein (il cui petrolio era nazionalizzato), poi con “Al-Qa’ida”,
che guarda caso spunta anche in Algeria dopo che vi sono stati i
russi.
Il gioco di chi perora la causa dei rigassificatori è evidente:
una strategia per slegare l'Italia, e perciò una parte dell'UE,
dalla Russia, ed impedire un’integrazione grande-continentale
approfittando dell’appetito dei soliti politicanti italiani
(alcuni progetti sono già fermi a causa di scandali), nella loro
maggioranza senza alcun senso dello Stato e del bene pubblico, e
privi di una visione lungimirante.
Quanto alle proteste, non sono giuste di per sé. Sta
diffondendosi la moda di protestare e di opporsi a qualsiasi
infrastruttura in nome d’interessi localistici, magari agitando
pericoli di carattere ambientale. Tali proteste sono da valutare
di volta in volta, sulla base dell’assunto che l’epoca in cui
viviamo impone la creazione di grandi aggregati sopranazionali,
che per loro natura non possono non essere che
grandi-continentali. La protesta contro i rigassificatori è
perciò giusta, ma sarebbe auspicabile che chi la guida fosse
cosciente che la sua portata va ben oltre i paventati rischi di
carattere locale e/o ambientale.
17/09/2007