Alzo Zero 2007

 

Piazza San Giovanni, hanno vinto i gay. Ma la stampa di regime tace. Perché…

 

di Enrico Oliari

 

E’ stato senza dubbio un successo. Anche perché le cifre parlano chiaro e la Questura di certo non fa sconti agli organizzatori delle manifestazioni di piazza: hanno preso parte al Gay Pride di Roma 2007 fra le 300 e le 400.000 persone. Vabbè, siccome non siamo la polizia, diciamo pure un milione, ce lo possiamo permettere; esattamente come Mastella, Pezzotta and company fecero in occasione del Family Day del 12 maggio, dove la Questura dichiarò la cifra di 240.000 partecipanti, salvo poi ritrovarci fra le mani il dato di un milione di strenui difensori della famiglia tradizionale.

D’altro canto diversamente non si poteva fare, anche perché gli esponenti della Chiesa che tanto urlavano contro i DiCo e, da atavici farisei, si stracciavano le vesti, si son ben guardati dal prendere parte alla farsa finanziata con i soldi dell’8 per mille. Si tratta del classicissimo “armiamoci e partite”, ma la Chiesa di Roma ha questa strategia iscritta nel uso DNA, quindi nulla di anormale. E’ evidente tutt’oggi, che la manifestazione del Family Day è stata voluta per dare addosso ai gay ed alle loro richieste di uguaglianza e di libertà, dal momento che pure gli sprovveduti sanno che la famiglia italiana non è sotto attacco per colpa della minoranza omosessuale, semmai del precariato, dell’alto costo della vita e del caro casa di cui la classe politica è l’unica vera responsabile.

E così, all’indomani del Gay Pride, dopo solo un solo giorno di notizie, sono sparite dalle pagine dei giornali sia la manifestazione omosessuale che quella dei familisti bigotti, quest’ultima schiacciata letteralmente dal milione di gay in Piazza San Giovanni (scelta, questa, non casuale), un numero che neppure l’oracolo di Mastella poteva prevedere. E’ la dimostrazione, come se già non si sapesse, che la stampa è in mano a chi governa e che spesso la libertà di stampa è semplicemente un’opinione.

Inoltre quest’anno la Gay Parade ha assunto un significato particolare, perchè il movimento gay italiano si è (finalmente) staccato dai partiti di centrosinistra ed ha iniziato un lento processo di autodeterminazione, guadagnandoci in autenticità ed in credibilità. La Spagna di Zapatero ha i matrimoni civili fra persone dello stesso sesso, mentre in Italia, in uno scandaloso gioco al ribasso per non urtare la sensibilità di re Ruini ed in seguito di re Bagnasco, si è parlato di Pacs, poi di Unioni civili, poi di DiCo (e qui spariva, fra una raccomandata e l’altra, nientepopodimeno che la coppia) ed oggi si vocifera di possibili incontri davanti al notaio per vedere riconosciuti i diritti dei singoli componenti la coppia.

Il movimento gay oggi lotta per l’allargamento del matrimonio civile alle coppie omosessuali, istituto giuridico che già c’è e che, a fronte di determinati doveri, chiede determinati diritti; si tratta di attenersi al principio dell’egalité, e scusate se è poco.

Perché creare un istitutino di serie “B” quando ve n’è uno bello, consolidato e pronto?

La Chiesa, quella che nasconde i preti pedofili semplicemente spostandoli da una parrocchia all’altra, sostiene che se i gay diventeranno famiglia richiederanno il diritto di adottare minori; ciò in realtà non potrà mai accadere, perché il nostro sistema giuridico non prende in considerazione il diritto della coppia di adottare, neppure per quella eterosessuale, ma quello del minore di essere adottato e quindi di crescere in una famiglia che possa garantire un sereno sviluppo nell’età della crescita, con particolare riferimento ai processi identificativi.

Semmai c’è da dire che chi semina vento, raccoglie tempesta, e le continue intromissioni di Bagnasco sulla questione gay hanno ottenuto l’effetto di creare tensione sociale su tensione sociale, spaccando (ma ora siamo solo agli inizi) la società fra clericali ed anticlericali ed avviando una frattura che potrebbe costare cara alla stessa Cei.

Anche i partiti politici a lungo andare potrebbero rimetterci l’alone della laicità e quindi della credibilità, perché la questione gay è diventata una vera e propria Cartina di Tornasole per capire chi ha a cuore gli interessi della Chiesa e chi quelli del Popolo italiano.

L’immobilismo e l’ipocrisia da una parte, il bigottismo e l’omofobia dall’altra, sono diventati pesi insostenibili per i 3,5 milioni di gay italiani, i quali potrebbero far mancare, ad esempio, un certo apporto di voti al nascente Partito Democratico, come già è successo con il centrodestra, tutt’altra cosa rispetto all’UMP di Sarkozy, che ha perso le politiche per 25.000 voti.

Ormai l’Italia è un Paese governato non dal popolo (e quindi dai partiti di centrodestra o di centrosinistra), ma dai poteri forti, fra i quali la Chiesa e quindi non c’è da stupirsi se la nostra classe politica è fra le ultime dell’Europa occidentale a toccare la questione del riconoscimento dei diritti delle coppie omoaffettive; certo, dispiace ai bigotti o ai machisti politici la richiesta di cittadinanza di una coppia gay o lesbica, ma l’Europa è anche quella dei diritti e delle libertà civili, non solo quella dell’euro, dei contributi per le vacche della val Camonica o del Fondo sociale europeo. E, sembra incredibile, siamo superati persino da Paesi del Terzo mondo.

Un gay Gay Pride importante e ben riuscito quindi, ma soprattutto autentico e simbolo di una comunità che chiede diritti, senza volerli negare agli altri. Al contrario della Cei.

22/06/2007


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