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Alzo Zero 2008
L’informazione è controllata. Ma da chi, esattamente?
di Massimo Mazzucco
luogocomune.net
Ogni volte che prendiamo in mano il telecomando, per sapere che cosa
è successo nel mondo, ci muoviamo ansiosi dalla Rai alla CNN alla
Fox alla BBC, convinti di aver accesso a molteplici fonti, da paesi
e culture diverse, per riuscire in qualche modo a mettere insiemi i
frammenti del puzzle informativo.
In realtà molti hanno ormai capito che si tratta di un unico
messaggio, trasmesso da dozzine di presentatori diversi, in lingue e
da luoghi diversi, ciascuno incorniciato da una una grafica
differente, ma perfettamente identico nella sostanza, ovunque nel
mondo.
Ma come può avvenire – meccanicamente, intendo dire, nella realtà
quotidiana - la propagazione effettiva di questo “messaggio
unificato”, che sarebbe confezionato a monte della messa in onda?
Dove nasce la notizia originale, chi decide quale debba essere, e in
che modo costui riesce ad imporla con tale apparente facilità al
mondo intero, praticamente nello stesso istante?
E’ davvero possibile che esista “un signore” (o un gruppo
ristretto), seduto in qualche oscuro bugigattolo dei famosi “piani
alti”, che analizza sistematicamente le notizie in arrivo, le
manipola, e fa diffondere solo quelle che ha deciso lui, nel modo e
con il taglio che vuole lui?
Se davvero esistesse questo “centro unificato di controllo”, come fa
l’informazione mondiale a raggiungerlo in primo luogo? Se infatti i
canali mainstream (i nostri televisori) rappresentano solo la fase
di “uscita”, cioè l’emissione della notizia già manipolata, ...
... attraverso quali canali arriva al “bugigattolo” la notizia
reale, “in entrata”?
Dobbiamo forse immaginare che tutti i reporter del mondo abbiano nel
cellulare un “numero segreto”, da chiamare ogni volta che ritengono
un fatto degno di essere riportato? Oppure, se non tutti i reporter
- che sarebbe ovviamente assurdo – almeno tutti i direttori delle
grandi testate mondiali?
Ve lo vedete, l’inviato di Chicago che chiama il direttore della CNN
ad Atlanta e dice “Pare che ci fosse in atto un tentativo di far
esplodere la Sears Tower, da parte di un gruppo di terroristi
islamici. Che faccio, direttore, indago?” “Aspetta un attimo”, gli
risponde il direttore, il quale telefona di nascosto al “Grande
Vecchio” e gli chiede: “Può interessarle un tentativo di far
esplodere la Sears Tower da parte di un gruppo di terroristi
islamici?” “Uhm, sì sì, molto interessante. Manda, manda, che poi ti
faccio sapere io come ne devi parlare”.
Proviamo davvero a immaginarlo, questo “centro di potere occulto”,
un bugigattolo con mille linee telefoniche che viene tempestato
ininterrottamente da tutti i direttori di testata mondiali, i quali
cercano nello stesso momento di fargli avere le informazioni reali,
“prima” che vengano manipolate e diffuse sui canali mainstream:
poichè le news viaggiano in tempo reale, e nel mondo succede
costantemente di tutto, ci vorrebbero come minimo venti batterie di
telefoniste che ricevono, filtrano e riorganizzano le informazioni,
per poi passarle ai livelli superiori.
I ”Grandi Vecchi” saranno anche potentissimi, ma di orecchie ne
hanno due come tutti gli altri.
Se quindi quel bugigattolo esistesse, non potrebbe che avere le
sembianze di una vera e propria redazione - come appunto quella
della CNN - dove arrivano in continuazione informazioni da tutto il
mondo, e vengono filtrate, riorganizzate e reindirizzate ai livelli
superiori, prima di essere elaborate per la messa in onda.
E ai piani alti c’è il direttore, che già di suo normalmente filtra,
scarta, seleziona, e modifica le notizia, prima che venga messa in
onda. Lo fa perchè quello è il suo ruolo, ed è stato messo lì per
quello.
Ma la “catena” della manipolazione si ferma lì, deve farlo per
forza: la stessa notizia infatti arriva contemporaneamente alla Fox
come alla Rai come alla BBC, e queste non aspettano certo la CNN per
sapere cosa raccontare ai loro telespettatori, ma anzi cercano di
batterla sul tempo, per fare bella figura con gli sponsor e
incassare più soldi al rinnovo del contratto. Come fare allora ad
accertarsi che esca contemporaneamente lo stesso messaggio in tutto
il mondo, manipolato con la stessa angolazione e omologato in misura
tale da essere effettivamente uno solo?
In realtà non c’è alcun bisogno di un Grande Vecchio, che passi le
giornate a decidere di cosa debbano parlare le tv di tutto il mondo,
perchè il sistema stesso è congegnato in modo da fare che ciò
avvenga.
°°°
Due fatti, apparentemente non correlati, ci aiutano a capire meglio
come funzioni l’attuale sistema di informazione mondiale, un
baraccone rumoroso e appariscente, ma del tutto privo di sostanza.
Il primo fatto riguarda la retata mondiale antimafia avvenuta pochi
giorni fa. Il giorno prima che si diffondesse la notizia, ho
ricevuto da parte di un nostro iscritto una email che diceva:
“Ti scrivo per raccontarti un fatto che mi ha inquietato: qualche
ora fa (alle 21.00 circa) ero seduto al tavolo di un bar in una zona
centrale di Roma e al tavolo accanto c'era una signora che parlava
al cellulare con un'amica. Non ho potuto fare a meno di origliare ed
ecco cosa è venuto fuori: detta signora è una giornalista delle reti
Sky (purtroppo non ha detto il suo nome), e ad un certo punto ha
invitato la sua amica a seguire il suo intervento DOMANI alle 16.00
circa, spiegandole che succederà qualcosa di grosso tra Stati Uniti
e Sicilia e lei, se non ho capito male, commenterà o comunque si
occuperà di questo fatto sul sito di Sky (credo Sky TG). E' sembrato
che l'amica chiedesse maggiori informazioni riguardo quello che deve
accadere, ma la giornalista ha risposto (accortasi che stavo
ascoltando) che non poteva dirglielo e di aspettare semplicemente
domani.“
Che cosa significa tutto questo? Che il nostro amico si era per caso
seduto proprio accanto al Grande Vecchio (con sembianze femminili,
in quel caso), oppure accanto a qualcuno che gli è particolarmente
vicino?
No di certo, visto che nessuno in una posizione così importante si
metterebbe ad annunciare in pubblico – e su un cellulare oltretutto
– quello che dovrebbe tenere rigorosamente per sè.
E nemmeno un giornalista serio, che avesse avuto quella dritta
attraverso qualche canale privilegiato, sarebbe così stupido da
rivelarlo pubblicamente, invece di sfruttarlo a proprio vantaggio
professionale.
Quella era sicuramente una mezzacalza qualunque, che non ha
resistito alla tentazione di vantarsi con l’amica per quello che
evidentemente credeva essere lo scoop del secolo. E’ invece
risultato che all’ora indicata non solo Sky News, ma il mondo intero
riportasse la stessa identica notizia.
Se quindi lo sapeva in anticipo una “giornalista qualunque”, vuole
dire che nell’ambiente lo sapevano più o meno tutti. C’era stato
cioè, a monte, il classico “leaking” da parte di chi voleva
accertarsi che la notizia uscisse con il dovuto peso, e non finisse
invece relegata in qualche pagina interna, coperta magari da un
fatto più importante.
In altre parole: conoscendo la natura competitiva del giornalismo,
il modo migliore per far uscire una notizia in grande stile è quello
di comunicarla “segretamente” ad una o più testate, facendo
ovviamente credere a ciascuna di essere l’unica a saperlo (da cui
l’eccitamento incontenibile della signora al cellulare). A quel
punto saranno loro stessi a voler uscire con la notizia per primi,
marcando addirittura l’ora esatta in cui comunicheranno al mondo il
fatto appena avvenuto.
Se fai questo con una dozzina di testate importanti, ti sei
garantito le prime pagine di tutto il mondo, perchè a quel punto le
altre seguiranno a ruota, ansiose di non fare la figura degli
sprovveduti.
I media quindi condizionano prima di tutto i media stessi:
soprattutto ora che c’è Internet, le varie redazioni nel mondo
passano la maggior parte del tempo a riaggiornare le prime pagine
delle testate concorrenti, per vedere chi si muove per primo su una
certa notizia, e come lo fa. A quel punto, basta che una notizia
raggiunge la soglia critica, come presenza sulle testate importanti,
che le altre si adegueranno tutte automaticanente, senza una sola
eccezione.
(Lo abbiamo visto anche da noi, con l’undici settembre: prima era il
silenzio più impenetrabile, poi uno di loro ha osato parlarne, e di
colpo tutti gli altri si sono buttati a capofitto).
Veniamo ora al secondo esempio: la famosa notizia del crollo del
WTC-7, data con oltre mezz’ora di anticipo dalla BBC di Londra.
Quando si scoprì che la BBC aveva dato la notizia verso le 16.50
(l’edificio è poi crollato alle 17.25), si è subito formato in rete
un fronte di complottisti “all’ultimo stadio”, che sostenevano che i
media “sanno già tutto in anticipo”, e che questo episodio lo
dimostrasse in maniera inequivocabile.
Naturalmente, nessuno si è domandato perchè mai il “Grande Vecchio”
avrebbe avuto interesse, in quel caso, a far sapere in anticipo alle
TV del crollo, quando tutte le telecamere del mondo erano già
puntate sul World Trade Center, e nessuna avrebbe comunque mancato
di registrarlo in diretta mondiale.
Ma c’è soprattutto una spiegazione molto più semplice, per un
episodio che è solo apparentemente “misterioso e sinistro” come
questo. Poichè in strada già sapevano da alcune ore che il WTC
sarebbe stato demolito (ci sono diverse testimonianze in questo
senso, chiare e inequivocabili), la notizia in qualche modo deve
aver raggiunto la redazione della CNN, che intorno alle 16.30 ha
comunicato al mondo che “un altro edificio è crollato, o sta per
crollare”.
A quel punto – fra la tensione di quella giornata, la confusione
generale, e la tendenza istintiva di tutti i newscasters a dare le
notizie prima possibile - non è difficile immaginare come quel
dubbio sia potuto diventare una certezza prima ancora che il fatto
avvenisse. (Oggi la cosa fa scalpore, poichè il WTC7 appare
perfettamente in piedi alle spalle dell’annunciatrice che ci informa
del suo crollo, ma a quel tempo nessuno avrebbe saputo riconoscerlo
da un qualunque altro grattacielo di Downtown Manhattan. Inoltre la
CNN aveva parlato di “un altro edificio”, senza specificare quale).
Questo secondo episodio sembra quindi confermare sia la difficoltà
pratica di controllare le notizie in tempo reale, sia una certa
caratteristica del sistema di informazione, che riesce da solo a
generare i mostri più spaventosi senza nemmeno rendersene conto.
Quella dell’informazione è una macchina, enorme e complicata, nella
quale è sufficiente piazzare i direttori giusti al posto giusto, per
vederla funzionare a meraviglia. Una volta che costoro avranno
filtrato e scartato – ciascuno in maniera del tutto indipendente, ma
curiosamente omogenea, visto che sono gli stessi direttori ad
assomigliarsi fra di loro – sarà la macchina stessa a fornire
l’energia per replicare e diffondere all’infinito quello che non
potrà che apparire come un messaggio unico sin dalla partenza.
23/02/2008