Alzo Zero 2008

 

 HIZB'ALLAH: EVOLUZIONE DI UN MOVIMENTO ISLAMICO DA MILIZIA DEGLI OPPRESSI A PARTITO POLITICO CENTRALE NEL PANORAMA LIBANESE

 

di Dagoberto Husayn Bellucci, direttore responsabile Agenzia Stampa "Islam Italia" -

 

 

Il movimento sciita di Hizb'Allah rappresenta nello scenario politico libanese una formazione multifunzionale:

partito politico, movimento rivoluzionario e esercito di liberazione nazionale il partito di Dio ha svolto nel corso degli ultimi venticinque anni un ruolo sempre più rilevante in seno alla politica locale libanese emergendo come organizzazione di primo piano sullo scenario geopolitico regionale del Vicino Oriente.

Hizb'Allah si caratterizza essenzialmente per il suo duplice ruolo di movimento nazionale per la liberazione del Libano meridionale e per la sua peculiarità sciita che ne contraddistingue soprattutto nei primi anni l'azione politica e militare: braccio armato della Rivoluzione khomeinista secondo esperti di politica internazionale e avanguardia filo-iraniana nella lotta per la liberazione della Palestina a parere dell'Intelligence di mezzo mondo.

In realtà l'influenza iraniana sulla formazione sciita , già diretta da Sayyed Abbas Musavi e successivamente al suo martirio da Sayyed Hassan Nasrallah, è presente fin dalla sua fondazione avvenuta nel 1982 a seguito di contrasti in seno al movimento sciita di 'Amal diretto dall'avvocato Nabih Berry. La frattura ideologica e teologica tra i due partiti gemelli del panorama sciita libanese verrà definitivamente ricucita soltanto nel corso delle elezioni legislative dell'estate 2005 quando entrambi concorrerano in un blocco unico favorendo l'affermazione sciita nelle regioni meridionali e nella Bekaà settentrionale.

Filo-siriano e relativamente più laico il movimento di Berry, filo-iraniano e strettamente legato al principio della walayat et faqhy (la dottrina del Giuriesperto proclamata dall'Imam Khomeini fin dagli anni settanta) Hizb'Allah.

Il partito di Dio riconosce nella Guida della Rivoluzione iraniana, oggi Sayyed Alì al Khamine'i, la leadership e il massimo punto di riferimento per quanto concerne la dottrina teologica mentre opera in seno alla realtà politica locale libanese con grande autonomia e indipendenza da Teheran.

Duttile e responsabile il partito di Dio si situa dunque nell'alleanza con Teheran in posizione di rigorosa fedeltà dottrinaria ma senza rinunciare alla sua principale caratteristica che rimane quella di un partito politico libanese il cui braccio armato, la Resistenza Islamica, rappresenta il principale deterrente dinanzi alle minacce sioniste.

La diplomazia iraniana fondamentalmente si è sempre dimostrata interessata allo scenario geostrategico del paese dei cedri essenziale per la sua vicinanza con l'entità sionista e per il suo particolare panorama sociale e la sua differenziata composizione etnico-confessionale. Nel corso della sua azione politica in seno alla società libanese Hizb'Allah ha pertanto dovuto modificare alcuni dei suoi obiettivi anche, se non soprattutto, a causa di due dati inequivocabilmente immodificabili: la repubblica libanese non ha alcun futuro quale modello istituzionale a base confessionale , con una distribuzione anacronistica del potere sul piano interno, nè tantomeno è possibile convertire il paese dei cedri in una Republlica Islamica.

E' questa presa di coscienza del proprio ruolo nazionale che modifica le strategie tattiche del partito di Dio: nel corso degli anni Novanta Hizb'Allah si trasformerà sempre maggiormente in una forza politica e militare a base nazionale e sociale che lavorerà attraverso le proprie istituzioni per migliorare il livello di vita della comunità sciita.

Le relazioni del partito sciita libanese con Teheran andranno istituzionalizzandosi non solo attraverso il sostegno finanziario per la formazione militare dei membri della Resistenza ma anche mediante una fitta rete di centri e di iniziative sociali, con la creazione di università, ospedali, scuole, istituti per la formazione e l'istruzione della gioventù. Assieme a una rete di moschee e centri religiosi Hizb'Allah costituisce una sorta di stato-parallelo nelle regioni meridionali, nelle banlieus a sud della capitale e nella Bekaà i tre principali centri di sviluppo della comunità sciita. Un lavoro attento di composizione di un'insieme eterogeneo di realtà che vanno dall'informazione (garantita dalla televisione del movimento "al Manar" , il faro, fino alla radio "al Nour") all'attività di propaganda, dall'uso delle moderne tecnologie informatiche fino alla ricostruzione delle infrastrutture distrutte nei diversi attacchi lanciati dai sionisti nel 93, 96 e 2006.

E' in questa trasformazione , intervenuta fin dalla prima metà degli anni novanta, che si deve inquadrare il nuovo rapporto che lega Hizb'Allah all'Iran. La natura delle relazioni tra il partito sciita libanese e Teheran si modifica in funzione delle strategie di politica interna, delle decisioni assunte dal partito rispetto a quelle prese dall'esecutivo al potere a Beirut e soprattutto rispetto alla politica regionale che inevitabilmente assume un ruolo determinante su tutto lo scenario interno al paese dei cedri.

Hizb'Allah è diventato quindi un fattore di stabilità all'interno della politica interna libanese, indipendente da Teheran rispetto al periodo del conflitto civile negli anni ottanta ma sostanzialmente collocato all'interno di quell'asse strategico rappresentato dall'alleanza regionale irano-siriana.

E' a cominciare da questo dato fattuale della situazione del Vicino Oriente, dalla somma dei dati e dall'analisi delle alleanze che si dovrebbe partire per comprendere il fenomeno Hizb'Allah e la sua recente evoluzione: dalla sua centralità nel panorama politico libanese, delle sue alleanze con altre formazioni di quella che , dal dicembre 2006, verrà definita Opposizione Nazionale Libanese fino alla storica decisione di aprire , nel marzo dello stesso anno, al movimento nazionalista e laico del Gen. Michel Aoun che , di fatto, porrà il partito sciita al centro di qualsiasi sviluppo della situazione interna al paese dei cedri.

Hizb'Allah dunque non rappresenta oggi solo il risultato finale dell'esportazione della rivoluzione islamica khomeinista  in Libano , ma la somma di differenti elementi e di una dialettica molto più complessa determinata dalla preesistenza e dal rinascimento politico e culturale di una comunità, quella sciita libanese, fino agli anni ottanta tenuta rigorosamente ai margini del potere.

Alla dichiarazione del capo spirituale della comunità sciita libanese, Ayatollah Sayyed Mohammad Hussein Fadlallah, che fino alla metà degli anni novanta rilevava come "la lotta contro Israele non ha il senso limitato come in precedenza ma forma parte di un jihad condotto sul retto cammino dell'apostolato islamico, un obbligo morale di tutti i musulmani, determinata a sua volta dalla particolare relazione con Dio e dalle sue relazioni con la vita degli esseri umani." -  una lotta che, secondo Fadlallah, tiene particolari implicazioni con la dominazione imperialista delle superpotenze nella regione e nel mondo - si sostituirà una visione pragmatica e realista della situazione politica libanese espressa chiaramente nelle dichiarazioni del segretario generale del partito di Dio in occasione dello storico discorso di piazza Riad el Sohl dell'8 marzo 2005 quando Sayyed Hassan Nasrallah sosterrà che "il Libano non è la Georgia , non è l'Ucraina nè la Somalia. Il Libano è diverso.".

Un riposizionamento all'interno del quadro nazionale, una riforma tattico-strategica del partito che diviene necessaria quanto più evidenti sono le mire e le strategie americane e sioniste contro il paese dei cedri e che condurrà la formazione sciita ad aderire , dopo le legislative 2005, ad un governo di unità nazionale diretto dal premier Fouad Siniora e con la partecipazione di formazioni ostili a Hizb'Allah (quali la Corrente Futura di Sa'ad Hariri o il partito falangista di Amin Gemayel).

Un tentativo indispensabile per evitare un conflitto civile predeterminato dai centri studi strategici statunitensi e dal sionismo internazionale interessati a ripetere in Libano le tattiche sediziose risultate vincenti nel vicino Iraq. Hizb'Allah rifiutando queste tendenze saprà destreggiarsi nella tormenta politico-istituzionale che oramai da quindici mesi contraddistingue il Libano capitanando un eterogeneo fronte nazionalpatriottico e rifiutando qualunque provocazione proveniente dalle stesse forze di una maggioranza di governo sempre più schiacciata sulle posizioni dell'amministrazione statunitense.

 

23/02/2008


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