Alzo Zero 2008

 

“WARTERE”, L’URBANISTICA E…”L’ADORABILE TIRANNO”

 

di Filippo Giannini

 

   Questo articolo è scritto da un vero romano de Roma” di almeno sette generazioni, dopo di lui…il nulla.

   Da queste poche righe potrebbe trasparire un orgoglio per essere, appunto, “romano de Roma”; invece no.

   Ascoltate, leggete e giudicate.

   Abbiamo per Sindaco di Roma, quel certo Signor “Wartere Vertroni”, il quale invece di inaugurare il Museo dello Shoah a Villa Torlonia (vera provocazione) e di portare increduli studentelli nei così detti “campi di sterminio” (non davvero nei gulag in Siberia), avrebbe dovuto attivarsi per bloccare la decadenza dell’ex “Città Eterna”, che di “Eterna” ha, ormai, poco.

   Ebbene pochi giorni fa “er Wartere” ha presentato il nuovo (sic) Piano Regolatore di Roma, che risulterà essere, dati i personaggi che conosciamo (vi prego lasciatemi passare l’ignobile espressione perché, sicuramente è appropriata) una “nuova cacata”, esattamente come nei casi precedenti. Oltre a ciò, questa volta ha avuto l’impudenza di accompagnare la presentazione (della “cacata”) con queste parole (cito a memoria): <Finalmente Roma avrà una struttura urbanistica che manca (ascoltate, ascoltate) da oltre cento anni>; includendo, è ovvio, in questa manchevolezza, anche il periodo fascista.

   Ma c’è una buona notizia e una cattiva. La prima è che “Wartere”, ovviamente per seguire il suo partito, si è dimesso da Sindaco; la cattiva è che a lui ne seguirà un altro che farà esattamente quello che ha fatto “Wartere”: cioè nulla.

   E mi spiego.

      Andate, andate in giro per Roma, è tutto uno sfascio, un luridume ovunque, anche – e soprattutto – nelle zone dove più intenso è il transito dei visitatori. Il mio ricordo è fermo (e allora sì, l’orgoglio) alla Roma pulita, ordinata, con le radici nel passato glorioso, ma proiettata verso il futuro, consapevole, ancora una volta, di essere la “Madre di tutte le genti”. Oggi tutti possono “ammirare” come l’”urbanistica (ma quale?) democratica” è stata attuata. Andate, spostatevi nei “quartieri moderni” come San Basilio, Labaro, Boccea, ecc., strade dissestate poco più che vicoli, senza marciapiedi, casupole costruite ignorando ogni principio, non dico “urbanistico” (sarebbe troppo, da mentalità “fascista), ma addirittura irridendo alle “distanza di rispetto”. Questo “Stato dei diritti e della libertà” ha tutto concesso ai “palazzinari” che si sono arricchiti a danno  del decoro dell’Urbe.

Ma, c’era una volta… sì, c’era una volta….

 IL TEMPO DEL FASCIO E…

Era il 31 dicembre 1925, IV dell’Era Fascista: Mussolini rivolgendosi al primo Governatore di Roma con queste parole tracciò, seppure in linee generali, il suo pensiero su come Roma doveva presentarsi all’appuntamento del nuovo Millennio: <Governatore! Le mie decisioni sono chiare, i miei ordini sono precisi, sono certissimo che diventeranno una realtà concreta. Fra cinque anni Roma deve apparire meravigliosa a tutte le genti del mondo: vasta, ordinata, potente come fu nel tempo del primo Impero d’Augusto (…). La Terza Roma si dilaterà sopra altri colli, lungo le rive del fiume sacro sino alle spiagge del Tirreno (…). Darete case, scuole, bagni, giardini, campi sportivi al popolo fascista che lavora. Da tre anni Roma è veramente la capitale d’Italia. Il fascismo ha fra gli altri questo non ultimo merito, di aver dato moralmente e politicamente la capitale alla Nazione>.

Sulla base di questo incitamento gli architetti di allora impostarono i temi dell’ampliamento, della strutturazione e della modernizzazione delle grandi e medie città, seguendo il tracciato del citato discorso del Duce. Si ricorse, in altre parole, all’”Urbanistica”, l’arte, cioè, di ordinare, distribuire razionalmente ed esteticamente gli aggregati urbani. Per rendere quest’arte ancora più scientifica fu fondato, proprio in quegli anni (1930, neanche a dirlo), l’I.N.U. (Istituto Nazionale di Urbanistica) con il compito di incanalare le future esigenze delle città; e questo risulta evidente negli studi e nelle attuazioni di centri urbani come, anche Roma, Littoria, Sabaudia e tanti altri.

   Tutto questo era ignorato nell’Italia pre-fascista e posso sostenere, senza tema di essere smentito,  che questa scienza fu posta in pratica, senza “mazzette”  o “scandali”, anzi, con scrupolosa serietà, proprio nell’Italia fascista. Quanto ho scritto è confermato dal professore di Urbanistica all’Istituto di Architettura di Venezia, Alfredo Miani, che a pagina 440 del volume “L’Economia Italiana fra le due Guerre”, fra l’altro scrive: <La parola stessa “Urbanistica” entrò in vigore proprio in questi anni (…). Tutti i maggiori urbanisti operanti in regime fascista continuarono a lavorare anche dopo, alcuni con grandissima fortuna: ma nessuno poté ripetere il miracolo di allora, di prefigurare il futuro di città o campagne, sotto forma di plastici o prospettive nella convinzione di realizzarlo (…)>.

L’urbanistica del “Ventennio” non era fine a sé stessa, ma rientrava in un’ottica più complessa, quella – come dovrebbe sempre essere – della pianificazione territoriale. Cioè, per maggiore chiarezza, in una sfera più ampia che comprendeva le bonifiche, le ferrovie, le strade, gli acquedotti, le elettrificazioni, ecc., appunto la “pianificazione del territorio”. Questo principio non era ignorato anche prima dell’avvento del Fascismo, ma tutto rimaneva paralizzato nelle  intenzioni o sulla carta. Continua il professor Alberto Miani: <Fu proprio col fascismo che si parlò per la prima volta esplicitamente di “piani” – generali, speciali, zonali, di settore ecc. – e meglio e più specificatamente, di contenuti e di dimensioni tecnico-politiche, di azioni da correlare entro un programma strategico più complessivo di sviluppo: il “piano” mussoliniano dell’economia e della società italiana. Esattamente come la politica antiurbana di Mussolini era parte di un disegno molto più ampio di ristrutturazione generale della Nazione. Anche il grande impulso dato dal Fascismo alle bonifiche, per esempio, aveva di mira non tanto la sistemazione di questo o quel comprensorio, quanto il controllo del mercato del lavoro e il riassetto della bilancia dei pagamenti, obiettivi ben più estesi e importanti, di fronte ai quali l’antica finalità dei prosciugamenti – la lotta alla malaria – passò necessariamente in secondo piano (…). Quanto s’era trascinato in anni di lentezze e prudenti rinvii significava testimoniare la vitalità e l’efficienza del regime (…)>.

   Voglio ricordare che il riassetto generale del territorio durante il “Ventennio” riguardava l’Italia tutta, ma anche le colonie.

   …IL TEMPO DELLO SFASCIO

   Bruno Zevi su “L’Espresso” del 2 ottobre 1995, in un articoletto riguardante l’E.’42, cioè l’odierna EUR, scrisse queste deliranti osservazioni: <Tutti sanno (?) che questo quartiere ha determinato lo sfascio (!?) urbanistico della capitale, imponendo un’espansione forzata a sud, verso il mare, e quindi favorendo una crescita a macchia d’olio. I piani regolatori successivi, anzitutto quello magistrale (è pazzia pura) del 1962 segnato dal genio di Luigi Picconato, hanno tentato di riassorbire, con l’asse attrezzato e nuovi centri direzionali, il bubbone EUR>. Se criticassi queste asserzioni mi sentirei precipitare nel vortice del ridicolo. Voglio però ricordare che il “geniale” Luigi Piccinato era uno dei così detti “Architetti di Mussolini”, co-creatore, insieme a Piacentini e altri (e fra questi voglio citare Del Debbio, mio professore di Architettura all’Università di Roma) quindi co-responsabile del “bubbone EUR”. Se poi Piccinato si pentì – nel dopoguerra era ed è di moda – e denunciò l’urbanistica fascista è questione che riguarda lui e lui soltanto.

A pagina 468 del citato “L’Economia Italiana fra le due Guerre” si legge: <Delle immagini future di Roma resta, in sostanza, soltanto l’EUR, un grande laboratorio rimasto interrotto, dove tutte le potenzialità della nuova urbanistica, della nuova architettura, delle nuove arti avrebbero dovuto realizzare una città degna di figurare accanto alle grandi opere del “Rinascimento”>. Poi, poco più avanti: <Roma alla fine degli anni Trenta è stata ridisegnata non certamente sugli stilemi della metafisica, ma sulle basi di un piano coerente: quello di farne lo scenario per un quotidiano appuntamento di lavoro, di svago, di contemplazione e, anche di sudditanza, tutto orientato a legittimare il rapporto del regime con la storia, passata e presente, troppo ingombrante>.

  La legge sull’urbanistica è “vecchia” di quasi ottanta anni, ma non è stata né modificata né, tanto meno, sostituita: cioè dovrebbe essere ancora oggi base del nostro diritto urbanistico. I partiti tutti hanno l’interesse di nasconderla, altrimenti come potrebbero lucrare? Come potrebbero codificare la tangente? Come riuscirebbero a operare le varianti delle varianti?

<Povera Patria mia!> esclamò Pitt sul letto di morte.

   E allora quale consiglio dare al “povero” (sic) Sindaco che subentrerà? Vuoi riportare Roma ai fasti turistici di allora? C’è una sola soluzione. Uso un termine bonario col quale i romani di ottant’anni fa indicavano il Duce: “er Puzzone”. E allora “aridatece er puzzone”!

   Ma i miracoli non si ripetono. In Italia e a Roma seguiteremo a vivere nel letamaio morale che ci spetta nel ricordo di Piazzale Loreto. Letamaio che non trova soste e si “arricchisce” di nuovi elementi. Una controprova? Riporto un titolo nella “Cronaca di Roma” de “Il Messaggero” del 6 agosto 2006: <La notte di Madonna – La lunga attesa dei fan>. Lunga attesa del pubblico per assistere “a Roma”, quella città che era il nostro orgoglio, alle esibizioni di una star e alle sue esibizioni blasfeme contro la Chiesa e l’irrisione di Gesù Cristo. Se la prima (la Chiesa) si merita tutto ciò per aver tradito “er Puzzone” nel momento del massimo bisogno, perché schermire le sofferenze di Gesù Cristo? Eppure oltre settantamila spettatori impazienti e plaudenti hanno atteso, assistito plaudito le esibizioni dell’attricetta yankee.

   Ripeto: tutto ciò ce lo meritiamo. Anche peggio!

   Sin qui lo sfogo di un “romano de Roma” che ha di fronte la visione di quel che poteva essere e mai sarà più.
 

23/02/2008


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