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Alzo Zero 2007
Quando estremismo non fa rima con
terrorismo
Paolo Emiliani
I presunti brigatisti dell’ala “movimentista” arrestati in questi
giorni sembrano trovare a sinistra molta più solidarietà dei loro
colleghi dell’ala “militarista”. Quando venne arrestata la Lioce
praticamente tutti presero le distanze da lei, mentre questa volta
la cosiddetta sinistra radicale (ma non solo quella) sembra voler
assumere un atteggiamento molto più “protettivo” nei confronti degli
inquisiti. Un fatto grave, perché i centri sociali non sono altro
che il bacino elettorale di partiti di governo, con responsabilità
dirette nell’ordine pubblico e con un accesso privilegiato anche ad
informazioni molto riservate.
Quello che ci preoccupa di più è però un teorema che sta
minacciosamente emergendo dal dibattito politico di questi giorni in
seguito a questi arresti.
La sinistra (e qui non parliamo di quella estrema, ma di esponenti
della Quercia) ha più volte cercato di ribaltare l’emergenza
terrorismo anche verso destra e uomini di spicco nel panorama
politico, che in passato hanno ricoperto importanti cariche
istituzionali, tanto per fare un nome Casini, hanno nell’occasione
espresso la loro ferma opposizione, in fondo un malcelato desiderio
di repressione, verso tutti gli... estremismi.
Già, perché ora le parole terrorismo ed estremismo sembrano essere
diventate sinonimi. Una forzatura della lingua italiana, simile a
quella, ormai generalizzata, che sta confondendo l’antisionismo
(legittimo pensiero politico) con il razzista antisemitismo. Sarebbe
pericoloso confinare la politica italiana nell’attuale bipolarismo,
magari mettendo la sinistra radicale in una posizione marginale,
tollerata per precedenti servigi al regime, considerando ogni voce
fuori dal coro estremista e, quindi, potenzialmente terrorista. Noi
rivendichiamo il diritto degli uomini liberi di non uniformarsi al
pensiero unico, di essere radicali oppositori di questo regime, di
aspirare ad una società nuova e diversa fondata sul socialismo
nazionale: in pratica rivendichiamo il diritto ad essere
“estremisti”, perché estremi e rivoluzionari sarebbero i cambiamenti
di un nostro governo, che ripristinerebbe lo stato sociale, che
nazionalizzerebbe le industrie ed i servizi strategici per la
nazione, che caccerebbe l’invasore atlantico dal suolo della patria,
che eliminerebbe l’usurocrazia riportando la proprietà del denaro al
popolo. Estremisti, appunto.
Il terrorismo però è un altra cosa e non ci riguarda. Riguarda
semmai qualche amico di questo Palazzo.
24/02/2007