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Alzo Zero 2008
IL “SANTO PADRE” E’ PASSATO DOVE IO PASSAI
di Filippo Giannini
Non sono un gran credente, tuttavia sono rimasto colpito per come una dozzina di brutti scagnozzi, che pur citando Galileo Galilei, non sanno quanti giri fa una boccia prima di fermarsi, abbiano potuto proibire un normale svolgimento all’Ateneo di Roma.
Oggi, 17 gennaio, giorno dell’inaugurazione dell’Anno Accademico, ho ascoltato in televisione le frecce lanciate da Veltroni e Mussi contro coloro che hanno ottenuto quanto Karl Marx e discepoli predicarono.
Ma torniamo al fatto. I lettori avranno ben visto la pantomima dei due nipotini di Stalin sopra nominati, che si affannavano invocando il diritto che la Democrazia concede a tutti coloro che hanno qualcosa da dire e, in particolare, che l’Università è un luogo aperto e pertanto non deve conoscere censure. I lettori, inoltre, avranno notato che alle spalle dei due attori, impegnati nella recita, spiccava, maestoso, un mosaico di chiaro stile fascista, segno che anche quell’impareggiabile complesso fu opera dell’innominato regime.
Tutto ciò premesso, torniamo al titolo.
Sei o sette anni fa, passando per l’Università mi imbattei in un manifesto dal titolo: “Fascismo, Antifascismo, parliamone insieme”. Si trattava della presentazione di un libro ed era indicato pure quando e dove si poteva parlare insieme: cioè, il giorno dopo e in una aula dell’Università stessa. Era precisato, inoltre, che sarebbero stati presenti gli autori del libro in questione.
Dopo essermi liberato da alcuni impegni di lavoro, tranquillo, tranquillo, mi presentai nel luogo indicato. Era una sala, sempre nell’Università; presenti una cinquantina di persone fra adulti e giovani; dietro una cattedra erano gli autori del libro. Entrai cercando un posto dove sedermi e mi si avvicinò una signora che mi consegnò, con uno smagliante sorriso, un volantino con il quale mi si invitava ad una conferenza dell’on. Ingrao che si sarebbe svolta nel pomeriggio.
L’apertura fu affidata ad uno degli autori del libro. Ebbi immediatamente l’impressione che costoro non fecero che ricalcare le solite, stantie astrusità, costruite nel dopo-guerra, di un fascismo, cioè, a me sconosciuto trascurando accuratamente quel che fu nella realtà. Ma stetti ugualmente, buono-buono ad ascoltare. Alla fine dell’introduzione l’autore invitò i presenti al dibattito. Cosa che fu accolta da due o tre giovani. Quando vidi che non c’erano altre persone candidate a parlare, alzai la mano chiedendo la parola. Fui invitato a sedermi accanto agli autori. Ma, prima di iniziare, a scanso di equivoci chiesi quanto tempo avevo a disposizione per il mio intervento. Molto gentilmente mi fu risposto che potevo trattare i miei argomenti per il tempo che desideravo. Mi tolsi l’orologio dal polso e lo misi, ben in vista, sulla cattedra.
Così iniziai a prendere in esame quanto era stato sostenuto dai due validi autori.
I primi due o tre minuti fui ascoltato con attenzione, ma dopo cominciai a notare che, giù, diciamo in platea, qualcuno iniziava a sbuffare e con la coda dell’occhio notai che i due che mi sedevano a fianco borbottavano fra loro. Non passarono cinque minuti dall’inizio del mio intervento che colui che mi stava più vicino mi interruppe e mi disse che, avendo compreso quali fossero le mie idee, era il caso che la smettessi e che era consigliabile togliere il disturbo. Forse un po’ provocatoriamente feci osservare, indicando il mio orologio, che avevo usufruito solo di cinque minuti del tempo che mi era stato accordato.
Niente da fare. Anche se gentilmente, mi si pregò di allontanarmi da quel Komintern. Mi alzai, ringraziai, ma prima di allontanarmi dalla cattedra chiesi ai due autori che con quell’atto, veniva sbugiardato il titolo del loro libro: “Fascismo, Antifascismo, parliamone insieme”.“Insieme con chi?” chiesi. Vidi che si scambiarono uno sguardo imbarazzato e per non nuocere ancor più a quell’assise mi diressi verso la porta. Fui rincorso dalla signora che mi aveva consegnato il biglietto d’invito, quello per partecipare alla conferenza dell’ex Littore fascista Pietro Ingrao e, questa volta il suo smagliante sorriso si era trasformato in un ghigno: mi chiese di restituirle il foglio d’invito che mi era stato consegnato poco prima.
Tutto questo mi è tornato alla memoria a seguito dell’ostruzionismo messo in atto nei confronti del Pontefice Benedetto XVI.
La cosa potrebbe apparire parallela, ma così non è, perché il Papato questa situazione “se la è creata”, favorendo l’accesso, oltre mezzo secolo fa, al barbaro materialismo; mentre chi scrive queste note è sempre stato dalla parte di Colui che <riportò Dio all’Italia e l’Italia a Dio>.
Quindi sollevare oggi “lamenti e alti guai” è fuori luogo. Il guaio è che questa situazione la subiamo anche “Noi” perché “E’ stata riportata l’Italia a Satana e Satana all’Italia”.
E “Noi” Satana l’abbiamo sempre combattuto. Siamo sempre stati dalla parte di Dio.
26/01/2008