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Alzo Zero 2007
"Il gazzettino"
Da Bassora al Kurdistan la situazione va peggiorando.
21/12/2007 Massimo Fini
La Gran Bretagna, che controllava l'area di Bassora con 4.500 uomini
che entro la primavera saranno ridotti a 2.500, ha passato
formalmente le insegne del comando della zona al governo iracheno di
Al Maliki. Mai il termine 'formalmente' è stato più appropriato.
A Bassora infatti il governo centrale non conta assolutamente nulla.
A comandare sono ventotto milizie, tutte sciite, le più importanti e
note delle quali sono l'Esercito del Mahadi, che risponde al leader
Moqtada al-Sadr, le bande del Partito della Virtù (Fadila), le
Brigate Badr che sono il braccio armato del Supremo Consiglio
Islamico (Siic), che è il partito di maggioranza in Parlamento , ma
i cui miliziani non hanno nulla a che fare nè con l'esercito
governativo nè con la polizia.Queste milizie hanno imposto nell'area
di Bassora la Shaharia. Ora, la Shaharia è una dura legge, che
conculca diritti che per noi occidentali sono fondamentali, ma è pur
sempre una legge la cui violazione comporta un accertamento, un
processo, una sentenza. Le milizie sciite non solo interpretano la
Shaharia a loro arbitrio ma la applicano a modo loro: ammazzando
direttamente, senza nemmeno l'ombra di una procedura giuridica, i
presunti colpevoli.
Vittime sono soprattutto le donne. Quarantotto sono state
assassinate negli ultimi sei mesi per i più svariati motivi: per
essere andate in giro a capo scoperto o in compagnia di un uomo che
non era loro parente oppure per aver lavorato con degli stranieri. I
delitti d'onore, impuniti, sono aumentati in modo esponenziale
(peraltro non solo a Bassora ma in tutto il Paese, persino nel quasi
indipendente Kurdistan iracheno). Poi ci sono gli ammazzamenti
quotidiani, sia fra le milizie che si contendono il potere, sia ai
danni della popolazione.
Gli inglesi lasciano quindi Bassora in condizioni ben peggiori di
quando in Iraq regnava Saddam. E se questo è il risultato ottenuto
dagli inglesi, che per la loro lunga esperienza coloniale e per la
valentia del loro esercito sono i più adatti a fronteggiare simili
situazioni, si può immaginare che cosa sia successo nelle aree
controllate dai contingenti di altri paesi. I più hanno preferito
filarsela o hanno annunciato il ritiro delle loro truppe entro la
fine dell'anno. Via via si sono defilati gli spagnoli, gli italiani,
la Corea del Sud (terzo contingente per numero), la fedelissima
Polonia, la Danimarca, i Paesi Bassi.
In pratica in Iraq restano solo i 160 mila soldati degli Stati Uniti
i quali stanno pensando a loro volta a una 'exit strategy' che gli
consenta di salvare la faccia.Il paradosso dell'aggressione
americana all'Iraq, che in cinque anni ha provocato 700 mila vittime
fra gli indigeni e 3.500 morti fra gli stessi soldati Usa, è che i
suoi risultati sono un diametrale contrasto con la politica che
Washington segue da più di venticinque anni. E' dal 1980, dalla
rivoluzione khomeinista, che gli Stati Uniti cercano di stoppare
l'Iran sciita. Per questo nella guerra che l'Iraq scatenò contro
l'Iran (1981) fornirono a Saddam le famose 'armi di distruzione di
massa', per questo fermarono l'esercito iraniano quando era davanti
a Bassora e stava per prenderla (il che avrebbe provocato la caduta
immediata di Saddam), per questo hanno fatto votare all'Onu, in
estate, due risoluzioni contro il programma atomico degli ayatollah
anche se poi la stessa Cia ha scoperto che questo programma, ammesso
che sia mai esistito, era stato fermato dal governo di Teheran dal
2003. Adesso, con la pseudo democrazia imposta a Bagdad, ha
consegnato tutto l'Iraq del sud agli sciiti, che sono la maggioranza
(i due terzi) nel Paese, i quali finiranno fatalmente per
ricongiungersi alla madrepatria iraniana.Non solo. Una parte della
politica americana è stata dedicata a tagliare le unghie
all'indipendentismo curdo in funzione della Turchia, che è il loro
grande alleato nella regione, dove i curdi sono dieci milioni (un
sesto della popolazione).Adesso il fatto che il Kurdistan iracheno è
diventato in pratica indipendente ha risvegliato gli appetiti
dell'irredentismo curdo in Turchia che è una grandissima minaccia
per Ankara. Bisogna convenire che George W. Bush è proprio un grande
stratega. Gli iraniani e i curdi, se potessero, lo farebbero
rieleggere per la terza volta.
27/12/2007