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Alzo Zero 2007
L'intervista è di un paio di anni fa
ed alcune cose (ad esempio sulla Russia) sono cambiate, tuttavia,
per comprendere cosa sono gli Stati Uniti e quale pericolo
rappresentino resta un contributo molto importante.
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INTERVISTA A JOHN KLEEVES
a cura di Stefano Vernole
fonte: "Continente Eurasia", Numero 3 Anno 1 - Novembre 2005
Domanda 1)
Dottor Kleeves, nel suo primo libro “ Vecchi trucchi “ lei suddivide
in maniera suggestiva le varie nazioni in Paesi di Tipo A ( quando
gli USA hanno la possibilità di imporre totalmente la propria
volontà sul governo del Paese soggetto ), Tipo B per i Paesi
intermedi ( influenza USA non completa ) e Tipo C per i Paesi che
sfuggono al controllo statunitense. Può darci qualche esempio
attuale al riguardo? In quale Tipo rientra oggi l’Italia?
Risposta 1)
Sento di dover fare subito una precisazione, per evitare un equivoco
facile ma deleterio, e fin troppo diffuso. Gli USA sin dalla loro
fondazione perseguono il fine della sottomissione del mondo, e
perciò ovviamente classificano gli altri Paesi in primis in base al
grado di sudditanza, sudditanza in atto o solo in potenza, quei
gradi A, B e C cui lei si riferisce, ma bisogna assolutamente
distinguere il fatto che alla base della volontà USA di sottomettere
il mondo non vi è il desiderio ultimo di amministrare, di governare
gli uomini del mondo, bensì vi è il desiderio questi uomini del
mondo di sfruttarli economicamente ed umanamente, in verità di
schiavizzarli. Storicamente la volontà di conquistare allo scopo
ultimo di governare è appartenuta a quelle grandi organizzazioni
politiche chiamate “ Imperi Terrestri “, alcuni esempi dei quali
sono l’Impero Romano, l’Impero Austro-Ungarico, l’Impero Cinese,
l’Impero Russo ( i due ultimi di fatto ancora esistenti ), mentre la
volontà pura di sfruttamento è sempre stata una caratteristica degli
Imperi Marinari ( o Commerciali ), basati su traffici e commerci.
Ecco, ciò che bisogna ad ogni costo tenere in mente è che l’Impero
Americano, col quale il mondo ha a che fare da un paio di secoli a
questa parte, non è un Impero Terrestre ma è un Impero Marinaro,
come l’Impero Cartaginese sterminato dai Romani più di due millenni
fa e come l’Impero Britannico ancora sopravvivente. L’Impero
Americano quindi non è una organizzazione che magari possa non
piacere a tutti ma che sicuramente comporti almeno qualche
innegabile vantaggio ( come appunto, ad esempio, quello della
amministrazione comune che segue la pax imperiale ) ; al contrario
come i suoi simili del passato e del presente esso è una entità non
desiderabile da nessun punto di vista, totalmente negativa. Gli USA
non sono una riedizione di quell’organizzazione così bellicosa e
prepotente ma anche così benemerita e grandiosa come fu l’Impero
Romano, che tanto per dire costruì una rete di 100.000 chilometri di
strade e edificò centinaia di nuove città fatte di pietre, marmi e
mattoni; essi semmai sono una riedizione dell’Impero Cartaginese,
che sfruttò tutti e non fece mai niente per nessuno.
Per quanto riguarda la citazione di alcuni esempi della
classificazione A,B,C statunitense, non c’è niente di più facile;
possiamo anche catalogare l’intero mondo.
A ) Paesi di Tipo A. Sono innanzitutto, anche cronologicamente, i
Paesi dell’America Centrale, Messico, Honduras, Nicaragua ecc. Il
termine di Repubblica delle Banane fu coniato a suo tempo per loro.
Il Messico ci ha tenuto molto in passato a mantenere la forma di uno
status paritario col Colosso del Norte ( il nome ufficiale del Paese
in effetti è Stati Uniti del Messico – Estados Unidos Mexicanos ) ma
col passare del tempo gli sforzi per nascondere la reale situazione
di sudditanza sono sempre meno convinti. Inutile parlare delle isole
caraibiche, dove ci sono dei casi così pietosi come Haiti e la
Repubblica Dominicana. Cuba ovviamente è tutta un’altra cosa.
L’America del Sud per gli USA è una acquisizione piuttosto recente,
dovuta all’iniziativa di un Presidente la cui memoria è ancora
adorata dai progressisti, dai liberal e dai “ democratici “ di tutto
il mondo, John Kennedy: il suo slogan della New Frontier, la nuova
frontiera che era da conquistare per l’ulteriore maggiore opulenza
degli USA, si riferiva infatti – per chi lo voleva, e lo vuole,
capire - al Sudamerica. Il primo Paese ad essere scardinato secondo
i programmi avviati da Kennedy fu il Brasile, dove nel 1964 il colpo
di Stato USA-ispirato del gen. Castelo Branco estromise il
regolarmente eletto presidente Goulart ( un cattolico convinto e
bigotto fra l’altro ). E’ bello ricordare la famosa legge detta
della “ bancarotta costruttiva “ che Branco fece approvare poco
dopo: in breve tempo più della metà delle più grandi aziende del
Brasile passarono in proprietà di Multinazionali statunitensi. E si
continuò con sovversioni varie nei vari Paesi, che videro molti
colpi di Stato USA-ispirati, fra cui spettacolare quello del 1973 in
Cile.
Il controllo degli USA sui Paesi dominati è ferreo nel complesso ma
precario a livello del Paese singolo ( perché gli USA non vogliono
spendere troppo nella sorveglianza ; del resto proprio questo è lo
spirito del neocolonialismo ); così ogni tanto questo e quello
sembrano sfuggire alla guardia USA. Ora ad esempio in Sudamerica c’è
un Venezuela con un presidente Chavez che non fa mistero della sua
volontà di emancipazione. Ma bisogna attendere : nei primi anni
Ottanta si era emancipato il Nicaragua, in virtù della rivoluzione
Sandinista, e alla fine degli stessi anni il Panama del discusso
presidente Noriega, ma poi gli USA ripresero il controllo scatenando
in Nicaragua il terrorismo dei mercenari Contras ( 50.000 morti
nella popolazione civile in pochi anni ) e addirittura invadendo in
prima persona Panama nel 1989. Per quanto riguarda il Brasile non
credo che il presidente Lula – nonostante le attese - sia una
minaccia per il controllo USA: è un ex sindacalista, credo anche un
ex comunista, ma è proprio questa la gente che più si vende al
capitalismo pagatore.
L’Africa la conosciamo poco tutti, perché l’informazione al riguardo
qua in Europa ( ma anche negli USA ) è carente e imprecisa, quando
non proprio fuorviante. Grosso modo direi che è da classificare
interamente come Tipo A, qualcuno magari essendolo solo in potenza
perché gli USA al momento non vi hanno motivi di interesse. Il Sudan
vorrebbe fare per proprio conto in casa propria ma ha una regione
troppo ricca di petrolio ( il Darfur ) e non credo resisterà ancora
per molto agli assalti USA che arrivano avvolti dalla cortina
fumogena della falsa sollecitudine umanitaria di ONU-Vaticano-Ong
Varie, e della “ Comunità internazionale “, qualunque cosa
significhi questa espressione inventata dai media occidentali. Le
vecchie potenze europee ( Inghilterra, Francia, Spagna ) hanno
ancora influenza in alcuni paesi africani, ma oramai sempre in
compartecipazione con lo Zio Sam, che generalmente se vuole ha
sempre l’ultima parola. Straordinario, davvero fantastico, è il caso
dell’Algeria: come l’Occidente sempre predica tenne libere elezioni
politiche, ma le vinse il partito sgradito del Fis e allora
l’Occidente accettò e riverì la giunta militare golpista che le
annullò; ora addirittura, con la scusa della lotta a un terrorismo
che addirittura non esiste, i fuoriusciti algerini del GIS sono
arrestati e espulsi in quasi tutta Europa, Italia in testa.
Indecente anche il caso dell’Egitto, dove abbiamo un dittatore bello
e buono ( Mubarak, che tiene elezioni burletta ) ma nessuno in
Occidente obietta.
La stessa situazione dell’Africa la troviamo in Oceania, galassia di
piccoli, inermi, insignificanti Stati – arcipelaghi di microisole o
singole isole più grandicelle – che eppure qualche volta gli USA
hanno ritenuto di dover piegare in modo violento, ammazzando
qualcuno ( come il presidente indipendentista di Palau Remeliik,
ucciso al tempo di Ronald Reagan ).
Più complessa è la situazione dell’Asia. Qui il Tipo A comincia a
rarefarsi, sia come numero che soprattutto per importanza. Possiamo
nominare Turchia, Israele, Giordania, Arabia Saudita ed emirati
vari, Pakistan, Nepal, Sri Lanka, Tailandia, Laos, Cambogia,
Indonesia, Filippine, Giappone, Taiwan, Corea del Sud, qualche
altro. L’Iraq e l’Afghanistan certamente sono Paesi di Tipo A, anzi
sono neocolonie tipiche, ma lo sono da poco e in seguito a una
aggressione militare USA che è ancora in essere ed il cui esito anzi
è incerto. Tranne che per un paio di casi, anche per i Paesi ex URSS
dell’Asia centrale come Uzbekistan ecc è meglio aspettare perché la
situazione è ancora fluida.
Israele comunemente è ritenuto addirittura come l’eminenza grigia
degli USA, come colui che li dirige nascostamente utilizzando il
potere della finanza ebraica internazionale che tanta influenza ha
in Europa e soprattutto negli USA, ma si tratta di un mito, di una
leggenda alimentata in primis dagli USA cui fa comodo far credere di
essere un gigante buono ma mal consigliato ( invece è un gigante
cattivo e che fa di testa sua ). La falsità di questo mito io credo
di averla ampiamente dimostrata in passato ( vedi l’Appendice a “ Un
Paese pericoloso “ del 1999 ed il saggio “ Dietro la ‘ potente lobby
ebraica degli USA ‘ c’è qualcun altro “ dell’agosto 2003 ) ma
ammetto che è duro a morire. Israele dunque è un semplice e
miserabile Paese di Tipo A come gli altri, né più né meno. Ci si può
chiedere come si concili lo status di Paese di Tipo A, cioè
praticamente di neocolonia USA, con il possesso di armi nucleari
proprie, come si dice essere il caso appunto di Israele e anche del
Pakistan. Bè, io non credo che quei due Paesi abbiano veramente armi
nucleari proprie, cioè fabbricate da loro e delle quali possano
disporre secondo la loro volontà. Io credo che sui loro territori
siano dislocate sì armi nucleari, ma che non siano sotto il loro
controllo, ma sotto il controllo USA. USA che stanno al gioco di
farle credere in mano ai locali ( Israele deve intimorire gli Arabi,
il Pakistan deve mostrarsi alla pari con l’India ). In effetti
durante la prima Guerra del Golfo l’Iraq lanciò una quarantina di
missili terra-terra Scud su Israele, che fecero danni non
trascurabili, ma Israele fra lo stupore generale mancò di rispondere
nel modo in cui aveva sempre minacciato di fare in tali evenienze, e
cioè sul piano nucleare: i padroni USA evidentemente avevano detto
no.
Per quanto riguarda l’Europa non bisogna mai dimenticare un fatto di
enorme significato storico che invece viene costantemente e
incredibilmente passato sotto silenzio: durante la Seconda Guerra
Mondiale gli USA conquistarono molti Paesi europei. Si adoperano
altri termini, si dice che qua gli USA liberarono il tale Paese da
un regime cattivo, che qui scacciarono i Tedeschi, che là erano
alleati, che lì furono chiamati, ma il fatto è che in quei Paesi
alla fine del conflitto le uniche e vere forze presenti risultarono
essere le armate USA, che quindi avevano il potere assoluto: quei
Paesi erano dunque stati conquistati, con o senza il loro assenso,
con o senza il loro entusiasmo, ciò non importa e non interessa. Se
si esamina accuratamente la storia degli USA si vede che essi mai
hanno arretrato volontariamente o pacificamente da una conquista,
anche da una conquista solo politica ( ottenuta magari con un colpo
di Stato ), figurarsi da una conquista militare. Basti pensare al
Vietnam, dove prima di decidersi a posare l’osso sterminarono –
inutilmente – sei milioni di civili fra Vietnam, Laos e Cambogia. E
questa considerazione davvero ci costerna se pensiamo alle attuali
guerre di indipendenza degli iracheni e degli afghani. Quindi i
Paesi europei occupati al tempo della WWII sono rimasti neocolonie
USA, Paesi di Tipo A. Ciò nei fatti, ancorché non nelle forme, nelle
apparenze. Per la Francia il discorso ovviamente non vale: è il
Paese che assieme alla Gran Bretagna dichiarò guerra alla Germania
dando il via alla WWII, e per tutto il conflitto ci fu un esercito
francese attivo in quel senso ( l’armata in Africa di De Gaulle ).
Circa come fu per la RSI in Italia, ma quest’ultima legittimità non
fu mai riconosciuta, è ovvio. Per la Germania invece le cose
cambiarono dopo la riunificazione del 1989/90 : la Germania
dell’Ovest era una neocolonia USA ma quella dell’Est no, e così la
Germania di oggi è entità diversa, certo con autonomia non completa
e soprattutto non chiara, ma in ogni caso superiore a prima.
Anche per tutte le altre neocolonie USA in Europa ereditate dalla
WWII - Norvegia, Belgio, Olanda, Danimarca, Italia – bisogna
distinguere la situazione ante Caduta Muro di Berlino da quella post
CMB. E’ un concetto che ho espresso nel saggio “ Tangentopoli, Muro
di Berlino e Maggioritario “ del gennaio 2000. Prima della CMB gli
USA non potevano spremere troppo queste neocolonie perché in
un’Europa confinante col blocco URSS dovevano mostrare il loro volto
migliore se non volevano defezioni: la dominazione USA era così,
secondo l’espressione che adoperai in quel saggio, una dominazione
soft, leggera, all’acqua di rose, lasciando abbastanza autonomia ai
soggetti. Ma dopo la CMB per gli USA non ci furono più restrizioni e
la dominazione è divenuta sempre più scoperta e sempre più hard.
I Paesi dell’Europa Orientale ex URSS si sono posti nel Tipo A
praticamente di loro spontanea iniziativa, vuoi per mancanza di
reale conoscenza della realtà USA, vuoi per odio o sfiducia nei
confronti della Russia, vuoi per infatuazione per l’Occidente, vuoi
per una mancanza di alternative solide. In ogni caso hanno mostrato
una volta per tutte di che plastico materiale sono fatti gli Slavi
occidentali, e devo ammettere che per me è stata una sorpresa
spiacevole. L’Ucraina è stata incoraggiata in questa scelta da un
tot di dollari indirizzati nei posti giusti, come era successo un
anno prima con la Georgia. La Yugoslavia aveva rifiutato questa
scelta preferendo mantenere il proprio tradizionale non
allineamento, ossia l’indipendenza effettiva, e si è visto quali
porcherie le hanno fatto con la complicità dell’Albania, dell’Italia
e del Vaticano, le più belle anime del Mediterraneo. A proposito
dell’Albania il grado A mi sembra addirittura troppo lusinghiero e
mi viene voglia di introdurre la doppia o la tripla A come fa
Moody’s.
Per quanto riguarda l’Italia ho già detto che è di Tipo A. Anzi, è
il decano e il leader sia morale che politico che economico delle
neocolonie USA in Europa. Se c’è un Paese europeo che fu una
effettiva, totale e legittima preda di guerra degli USA nella WWII
questo fu l’Italia: fu una delle due potenze dell’Asse, fece la sua
guerra, la perse e fu occupata, rimanendolo sino adesso ( oggi come
oggi ci sono un paio di centinaia di basi militari USA sul
territorio italiano, qualcuno dice solo 106 ). L’Italia non ebbe
neanche la fortuna della Germania, di essere in parte occupata dai
Russi e di poter rinegoziare a Muro crollato. Logico quindi che
l’Italia sia quello che è. Certo, la situazione non venne
sbandierata ai quattro venti, anzi ci fu subito un accordo, più che
per tenerla nascosta, perché non se ne parlasse. Venne inventata la
Resistenza e la sua mistica, venne inventata una Repubblica e una
nuova Costituzione, vennero inventati i partiti e le elezioni, con
lo scopo di distrarre, ingannare, illudere. Straordinaria la classe
politica italiana post 1945, selezionata con criteri assolutamente
antimeritocratici, sia dal punto di vista professionale che
intellettuale che soprattutto morale: largo ai peggiori fu la parola
d’ordine. Era ovvio, perché i migliori – specie i migliori dal punto
di vista morale - non si sarebbero prestati, e difatti tranne le
eccezioni di pochi illusi, di pochi ingenui, non si prestarono. Si
trattava infatti non di fare politica, ma di fare polverone, di fare
sceneggiate, di darla a bere ai connazionali, nel frattempo
stornando un bel po’ di soldi pubblici per dirottarli una frazione
nelle proprie tasche e il grosso verso la categoria ora dominante,
quella dei Kapò. Infatti anche con l’Italia gli USA adoperarono il
loro solito sistema neocoloniale: la spartizione delle risorse
locali con l’elite ricca del Paese, che in cambio mantiene il popolo
tranquillo, lo addormenta e lo distrae magari con il grande
spettacolo della politica parlamentare, delle sue liti, scandali,
polemiche, elezioni, referendum eccetera, e all’evenienza lo
reprime. In questo modo l’elite ricca del Paese diviene nella
sostanza una categoria di Kapò, che in cambio di favori esclusivi
controlla e reprime la massa connazionale, che viene sfruttata a
piene mani. Naturalmente i kapò allo scopo assumono alle loro
dipendenze una numerosa manovalanza di sottokapò, i politici, gli
intellettuali, i figuranti generici, e la torma dei vigilantes,
mazzieri e tonton macutes variamente addobbati.
La spartizione delle risorse nazionali italiane fra una elite
traditrice in patria e gli USA è stata evidente: dopo il 1945, con
una certa gradualità imposta dalla discrezione, sono scomparsi
interi settori industriali strategici: aeronautica civile e
militare, cantieristica navale militare, costruzione di artiglierie
fisse e semoventi, industria elettronica e informatica, industria
aerospaziale, missilistica, estrazione del petrolio all’estero e
anche in patria ( Mattei fu addirittura ucciso per ridimensionare
l’Agip ). Ciò era allo scopo di far importare all’Italia quei
prodotti dagli USA, è evidente. Nel contempo l’Italia era invasa di
prodotti “ culturali “ USA, come musica, libri e film, contro i
quali non veniva posta alcuna restrizione. Clamoroso il caso della
cinematografia, dove il neorealismo italiano – un filone troppo di
successo anche nel mondo, dove faceva ombra a Hollywood - fu
soffocato nel giro di pochi anni privandolo dei crediti
cinematografici perché “ il genere non andava più “. Sistemi
analoghi venivano usati anche nel settore industriale: il Personal
computer fu inventato dall’ing. Perotto della Olivetti, che lo
brevettò, ma in breve tempo guarda caso il brevetto finì alla IBM.
La ricerca scientifica italiana fu di fatto proibita: fingendo
incapacità e dabbenaggine della classe politica e sciocco baronismo
della classe universitaria si evitò sempre accuratamente di renderla
agibile in Italia, allo scopo di indirizzare i ricercatori italiani
all’estero e nell’ambito in grande maggioranza, naturalmente, negli
USA. Attualmente ogni anno circa 10.000 giovani ricercatori italiani
vanno a lavorare all’estero, direi negli USA, dove seminano i
benefici industriali derivanti dalle loro scoperte, brevetti,
invenzioni. E se qualche dirigente italiano si oppone a questa
direttiva, a questa politica o, se si preferisce, a questi ordini
americani, viene durissimamente punito, e vedasi certamente il caso
dell’ex presidente del CNR Felice Ippolito. Il dottor Montezemolo in
nome della Confindustria invoca il potenziamento della ricerca e
sviluppo in Italia: bene, ma spero che sappia di cosa parla. E mi
piacerebbe ascoltare l’opinione in proposito di qualche ministro
dell’Istruzione, di uno di quelli più votati alla “ efficienza “:
efficienza per chi, per l’Italia o per qualcun altro? E’ per quello
che insistono tanto sull’insegnamento della lingua inglese, perché
sanno che i giovani talenti scientifici sono destinati agli USA? Per
quanto riguarda gli stessi ricercatori italiani all’estero, sono
addirittura orgogliosi di lavorare “ in America “ e per carità se
possono dire “ al MIT, M-a-s-s-a-c-h-u-s-e-t-t-s I-n-s-t-i-t-u-t-e
of T-e-c-h-n-o-l-o-g-y “: geni forse, ma ingenui sicuramente.
In pratica, come tutte le colonie, l’Italia deve pagare un tributo
annuo al padrone, sotto forma di una passività commerciale imposta
per importare beni che si potrebbero fare in casa ( nutro seri dubbi
sulle cifre dell’interscambio Italia-USA che vengono diffuse ). E
questa non è solo una opinione mia: nel 1995 nel suo libro “ La
grande scacchiera “ lo ha addirittura ammesso Zbigniew Brezinski,
l’eminenza grigia del regime USA. Il flusso di migliaia di
ricercatori invece è proprio l’equivalente degli ostaggi della
miglior gioventù che nell’antichità i vincitori pretendevano dai
vinti. Tutto ciò per l’Italia ha comportato e comporta la perdita di
centinaia di migliaia, forse di milioni di posti di lavoro, e ha
comportato certamente la compressione del salario di quelli rimasti
occupati, ed è realmente sbalorditivo rilevare come mai nessun
sindacalista italiano, come certamente nessun politico, abbia
protestato, o almeno mostrato di aver compreso la situazione.
Tutto ciò dal 1945 alla CMB, quando la dominazione USA sull’Italia
era soft. Dopo il 1990, in pratica quando si cominciò a parlare
guarda caso di un sistema politico bipartitico e maggioritario,
questa dominazione è divenuta hard, perché gli USA non hanno più
restrizioni né remore e quello che vogliono lo prendono. E si hanno
avuto le privatizzazioni, che hanno avuto e stanno avendo ( occorre
tempo ) il classico effetto neocoloniale: sottrazione di risorse al
popolo ( vendita a “ privati “ di aziende di erogazione, utilities,
acquedotti, reti elettriche e telefoniche, centrali, rotaie e
vagoni, immobili pubblici, assicurazioni, banche ecc; si parla anche
di vendere a “ privati “ le strade, le coste ) e loro ripartizione
tra l’elite di Kapò locali e le Multinazionali, Finanziarie e altre
Aziende USA. Al banchetto al momento sono fatte partecipare entità
anche di altri Paesi, ma ciò cesserà al momento opportuno. E tutto,
ripeto, avviene nel silenzio di politici, giornalisti, scrittori
eccetera di ogni e qualsivoglia partito, anche del più
marxisticamente o “ nostalgicamente “ puro e intransigente : la
connivenza dei sottokapò è totale. Sto forse affermando che c’è un
complotto contro il popolo italiano? Certo che sì: l’Italia è un
Tipo A e la sostanza della situazione di questi Paesi è proprio
l’esistenza di un complotto contro i rispettivi popoli.
B) I Paesi di Tipo B sono Canada, Gran Bretagna, Svezia, Australia,
Spagna, Francia. Se ce n’è qualcun altro è più probabile che sia
così perché non messo ancora alla prova.
C) I Paesi di Tipo C, quelli veramente indipendenti, sono Vietnam,
Cuba, Russia, Bielorussia, Siria, Iran, Tagikistan, Kazakistan,
India, Cina, Corea del Nord, Myanmar ( ex Birmania ), l’ultimo
arrivato Venezuela, forse il Zimbabwe ( ex Rhodesia ) e, finché
resiste, il Sudan. Come si vede si tratta dell’Asia, essenzialmente.
La lista circa coincide con quella dei rogue States – gli Stati
canaglia – denunciata dagli USA, ed è logico che sia così: sono
rogue States appunto perché non fanno quello che vogliono loro,
pervicacemente si rifiutano di ballare agli schiocchi della frusta
USA. E’ evidente che questi Paesi sono nel mirino del mostro, un
mostro che capisce solo la forza e la capacità di distruzione, di
sterminio, dell’avversario, per cui è ovvio ciò che devono fare.
Sono certo che lo sanno.
Un paio di osservazioni finali su questa rapida carrellata. Come si
vede i Paesi veramente indipendenti nel mondo sono davvero pochi:
come si concilia questa situazione con l’esistenza di una
organizzazione come l’ONU, che dichiara di riunire su un piano di
parità e uguaglianza e dignità tutti i Paesi membri, praticamente
tutti quelli esistenti ( in effetti 191 su 193 )? Paesi che nella
Assemblea Generale dispongono di pari dignità di voto, l’Italia
avendo un voto che vale come quello, poniamo, di un Iran e
l’Honduras potendo bilanciare col suo il voto di un Vietnam? Chiaro
che non si concilia, è una ipocrisia gigantesca ( davvero…
planetaria ) e l’ONU, così come pretende di essere, andrebbe
abolito. Il presidente Chavez dice che l’ONU deve traslocare da New
York per sottrarlo alla mala influenza USA ma io dico che in questa
situazione nessuna locazione potrebbe neutralizzare il dominio USA
sull’ONU; non si tratta di influenze dell’ambiente, di corruzioni
più facili, di personaggi sinistri piazzati sulla poltrona di
Segretario Generale. Si tratta di un problema, come si dice,
strutturale. Lo stesso per chi dice che l’ONU deve essere riformato
come Statuto: un tale obiettivo non potrà mai essere realizzato in
un mondo come l’attuale. No, in nome della decenza l’ONU deve solo
essere abolito, il suo personale mandato a casa a nuoto e il Palazzo
di Vetro smontato per farne finestre e serre per pomodori.
Quindi c’è da confortare chi ama la giustizia. Sembra che gli USA
abbiano già vinto la partita, visto che controllano la grande
maggioranza dei Paesi e che i loro nemici si contano sulle dita di
un primate. Ma la solidità della loro posizione è solo apparente.
Per una specie di legge fisica è chiaro che chi è caduto sotto il
dominio USA sono stati i più deboli, mentre chi ha resistito sono
stati i più forti. Così gli USA possono contare su tanti alleati, ma
si tratta in gran maggioranza di nullità. Come si vede ad esempio in
Iraq: il codazzo dei coalizzati degli USA conta una trentina di
Paesi diversi, ma è chiaro che ad eccezione degli inglesi si tratta
di figuranti ( qualcuno crede che il potente contingente italiano di
3.300 uomini se attaccato resisterebbe? ). Invece di fronte a loro
gli USA hanno pochi Stati, ma i migliori, i più moralmente integri.
L’esito non è scontato ed anzi io già in “ Vecchi trucchi “
pronosticavo l’imminente e definitiva sconfitta degli USA.
Pronostico che confermo.
Domanda 2)
Il suoi saggi parlano spesso del confronto geopolitico Stati
Uniti-Russia. Alcuni studiosi del comportamento dell’alta finanza
attribuiscono i cedimenti statunitensi nella Seconda Guerra Mondiale
o nell’invasione del Vietnam a complicità filosovietiche degli
organi mondialisti ( CFR, Bilderberg… ), lei sottolinea invece nelle
sconfitte nordamericane la debolezza delle forze terrestri USA. Come
definirebbe la fisionomia dell’establishment statunitense?
Esistono contraddizioni tra i vari organi politico-militari,
Presidenza, Congresso, Pentagono e le relative agenzie di
spionaggio, CIA-FBI-NSA…?
Risposta 2)
Per quanto riguarda il confronto geopolitico Stati Uniti-Russia
credo di essere stato proprio io a focalizzarlo per la prima volta
nella sua reale estensione, sia per i tempi che per le motivazioni.
Per l’estensione temporale sono stato io a segnalare l’importanza,
per l’inizio dell’ostilità statunitense contro la Russia, del
discorso elettorale del 1860 del senatore Henry Seward, l’uomo che
poi il neo eletto presidente Lincoln avrebbe scelto come proprio
Segretario di Stato: allora cominciò, in effetti, la Guerra Fredda
fra USA e Russia. Per le motivazioni sono stato sempre io a
indicarle nella doppia grande presenza russa, in Europa e in Asia:
in Europa la Russia detiene la chiave dell’Equilibrio di Potenza (
Balance of Power ) nell’Europa continentale, necessario per chi
vuole tagliare fuori l’Europa continentale dai traffici mondiali (
il beneficiario prima era la Gran Bretagna, poi sono diventati
essenzialmente gli USA ), e in Asia la Russia di fatto, tramite la
sua sterminata frontiera terrestre, protegge la Cina dai tentativi
di colonizzazione-neocolonizzazione portati prima essenzialmente
dalla GB e ora essenzialmente dagli USA. Per questo secondo punto mi
permetta di ricordare che sempre io segnalai, in “ Un Paese
pericoloso “ del 1999, come le colonie poi diventate gli USA siano
nate come battistrada della GB nella ricerca di una rotta a Ovest
per arrivare al Mercato della Cina ( il famoso Passaggio a Nord
Ovest – North West Passage ), obiettivo rimasto da allora nel
subconscio americano, come fosse entrato nel loro DNA: gli americani
vogliono la Cina, questa è la loro missione esistenziale. In breve,
tutto ciò significa che la Russia non è un avversario incidentale
degli USA, ma un ostacolo strutturale che va rimosso totalmente e a
ogni costo: in effetti già in “ Vecchi trucchi “ del 1991 io
predissi che nonostante gli apprezzamenti a parole in realtà gli USA
non avrebbero nella realtà gradito Perestrojka e avrebbero
continuato a tentare di distruggere la Russia ( come difatti fecero
e fanno soffiando sui contrasti etnici in Russia, vedi Cecenia,
Georgia ecc ). Credo opportuno precisare che questa mia
presentazione della doppia presenza Russia in Europa e Asia non ha
niente a che vedere con la tradizionale teoria eurasiatica, o
eurasiatista: un conto è l’auspicio di una alleanza tra Europa
continentale e Russia ( auspicio che è anche mio ) e un altro conto
è il riconoscimento di quella doppia funzione geopolitica russa che
era sempre rimasta occulta.
Con ciò direi che ho risposto alla sua domanda. Gli organi
mondialisti come CFR, Trilateral, Bilderberg ecc sono completamente
dominati dai membri statunitensi. Essi sono come il FMI e la Banca
Mondiale: ci sono tutti ma chi comanda sono sempre gli USA. Essendo
USA-controllati quelle entità non possono agire contro il loro
governo di Washington perché sarebbe come agire contro sé stessi
perché il governo di Washington sono loro. Se istituti finanziari o
singoli finanzieri operanti nell’ambito occidentale hanno a loro
tempo prestato danari o in altro modo aiutato l’URSS di Stalin e di
Breznev lo hanno fatto perché così conveniva agli USA o era per gli
USA indifferente perché è oramai un secolo che gli USA dominano il
campo della finanza internazionale e nessuno si permette
nell’ambiente di indispettirli su certe cose. Lo stesso per i
prestiti dei “ finanzieri ebrei “ alla Germania di Hitler o
addirittura allo stesso partito di Hitler: per gli USA andava bene.
Non c’è nessuno così ligio ai desideri USA come un finanziere ebreo.
Per la fisionomia dell’establishment USA, diciamo che gli USA sono
certamente – nei fatti ancorché ovviamente non nelle apparenze - una
oligarchia basata sulla ricchezza, assolutista e senza la minima
traccia di democrazia. Per rendersene conto bisognerebbe leggere i
miei quattro libri sugli USA. A suo tempo io coniai un termine che
mi sembrava più vivido e preciso di “ Oligarchia “: Dittatura
dell’Imprenditoriato. Questo per me sono gli USA, una dittatura, con
tutti i suoi strumenti, ancorché occulti, di repressione poliziesca,
di censura e di propaganda, dittatura esercitata non da una persona
o da un gruppo fisso e magari ereditario ma da una categoria
economica, certamente quella dei ricchi ma più precisamente quella
degli imprenditori, nel cui ambito naturalmente hanno il sopravvento
per legge fisica i grandi imprenditori. Essendo una dittatura, fra i
vari organi dell’Amministrazione USA non vi sono affatto contrasti
che vadano oltre la normale divergenza di opinioni. Prese le grandi
decisioni poi tutti, e dico tutti, si adeguano.
Così le sconfitte militari rimediate dagli USA non sono state dovute
a loro dissidi interni. Fa piacere pensarla così ai filoamericani,
ai Kapò degli USA sparsi nel mondo: in tal modo si illudono
dell’onnipotenza del loro padrone, che è la loro assicurazione per
la pensione e anche, in tanti casi, per la vita. In realtà, e come
ho di nuovo evidenziato io per primo nel libro “ Sacrifici umani “
del 1993, gli USA si portano dietro una tara che sembra
stupefacente: l’imbellità delle loro forze di terra. Essi cercano di
occultarla ma se si analizzano i conflitti della loro storia ( che
sono centinaia ) ci si deve convincere che gli USA non hanno mai
vinto una guerra dove erano decisivi gli scontri tra fanterie. Lo
sterminio degli Indiani ( dove pure rimediarono la clamorosa
sconfitta sul Little Big Horn ) e gli sbarchi dei mercenari Marines
in America Centrale o magari a… Grenada, evidentemente non fanno
testo. Comunque in quel libro io non ho solo descritto ma credo
anche di avere spiegato il motivo, direi scientifico, di tale
debolezza statunitense. No, la vittoria del Vietnam non va
ridimensionata. Fu una strepitosa vittoria militare, forse la più
illustre della Storia, ottenuta su un avversario numericamente
superiore ( 4-5 fanti USA contro 1 nordvietnamita o vietcong ),
naturalmente tanto meglio armato, e dotato di una volontà di vincere
spropositata, direi disumana ( come detto, prima di dichiararsi
battuti sterminarono 6 milioni di civili ).
Per quanto riguarda i “ cedimenti “ statunitensi nella WWII si
trattò di ben più che sporadici infortuni: gli USA la WWII la
persero proprio, globalmente. Anche se non lo diedero a vedere,
certo. Anche questo – non so che farci se è toccato a me fare
chiarezza su tanti aspetti di questo singolare Paese – l’ho
evidenziato io, dandone ragione in “ Vecchi trucchi “ e in “
Sacrifici umani “. Non posso dilungarmi qui, solo notare questo: gli
USA entrarono nella WWII per salvare – a loro pro - l’Equilibrio di
Potenza in Europa minacciato dalla Germania e per salvare – sempre a
loro pro - il Mercato dell’Oriente dal Giappone, che nel 1937 aveva
terminato in pratica l’occupazione di tutta la Cina, e cosa
ottennero? Nessuno dei due obiettivi, perché in Europa la Russia era
arrivata all’Elba, portando la più seria minaccia alla Balance of
Power mai vista, e in Asia non erano riusciti a prendere la Cina con
la conseguenza che nel 1949 questa sarebbe diventata comunista e
chiusa a ogni traffico. Cioè, gli USA fallirono nella WWII e
fallirono per il motivo più ovvio, perché non poterono fare di più
vista la debolezza delle loro forze terrestri. Fra l’altro abbiamo
una riprova della assoluta lealtà delle organizzazioni mondialiste
da lei citate ( CFR ecc ) agli USA: lei crede che gli USA avrebbero
tollerato una sconfitta del genere per loro colpa?
Domanda 3)
A distanza di 15 anni dall’inizio della Perestrojka, quale bilancio
si può stilare di una manovra che aveva lo scopo di eliminare
l’ostacolo ideologico fra Europa occidentale e Russia favorendone
così l’integrazione in funzione antiamericana? Attualmente qual è la
funzione della NATO che anziché sciogliersi come successo al Patto
di Varsavia si è estesa sino ai confini di Mosca?
Risposta 3)
Noto qualche residuo di eurocentrismo nella sua domanda. Perestrojka
non aveva solo lo scopo di sganciare l’Europa continentale dagli USA
( in Russia nessuno credo si sia mai illuso sulla collocazione della
Gran Bretagna ); ne aveva diversi, come li descrissi nel solito “
Vecchi trucchi “. Comunque - sempre nell’ambito delle mie
interpretazioni perché il presidente Gorbaciov non si espresse mai
in tali termini - c’era anche lo scopo di sganciare l’Europa
Occidentale dagli USA e di avvicinarla ( non di integrarla ) alla
Russia.
Scopo che sicuramente non è stato raggiunto. Può darsi che non lo
sia mai come può darsi che si tratti di un processo che richiede più
tempo del previsto. La situazione non è chiara. Forse è così solo
perché è in svolgimento, in the making come dicono gli americani. Di
sicuro gli USA si sono mostrati di abilità eccezionale nel cercare
di annullare Perestrojka, di ritorcerla contro la Russia; si sono
mossi con rapidità fulminea e chiarezza di pensiero cristallina: la
gestione della Unione Europea da parte degli USA è stata micidiale.
Non ne sono certo, perché non leggo in una sfera di vetro, ma temo
anche che i lucidi propositi di Gorbaciov si siano un po’ confusi in
Russia dopo la neutralizzazione del “ colpo di Stato “ dello stesso
e l’avvento di Yeltsin, mentre non sono ancora del tutto chiare le
reali intenzioni del successore di questi, Putin. Ciò può
significare qualunque cosa: che obiettivamente la Russia non riesce
a seguire quanto previsto da Gorbaciov, perché la Glasnost ha
scatenato delle forze centrifughe incontrollabili e impreviste; che
hanno preso il sopravvento dei sabotatori pagati dagli USA ( più di
un sospetto ha sollevato il versamento di 4 miliardi di dollari su
un conto a New York riconducibile alla famiglia Yeltsin ); che
semplicemente si è trattato di una battuta di arresto che fa solo
perdere tempo. Può anche darsi che la confusione che sembra regnare
al Cremlino sia un segnale voluto, un camuffamento necessario ( una
maskerovka ) per guadagnare tempo, come può darsi che l’inerzia
della Russia sia apparente e che essa stia rispondendo alle
incursioni anonime degli USA ( il terrorismo “ islamico “ ) con le
sue incursioni anonime ( le catastrofi “ naturali “ ). In breve,
secondo me nessuno fuori dalla Russia sa in quale direzione sta
realmente marciando il grande Paese; forse sono bravi a confonderci
le idee.
In ogni caso Perestrojka – continuiamo a chiamare così il nuovo
corso della Russia avviato da Gorbaciov - ha raccolto anche dei
successi chiari. Ad esempio ha reso più difficile per gli USA la
sovversione nel Terzo Mondo, costringendoli ad aggressioni militari
a ripetizione e in prima persona laddove prima magari potevano
muoversi per interposta persona. Furono dunque costretti a gettare
la maschera di fronte al mondo intero, subendo un danno politico di
prima grandezza, la perdita di una ineguagliabile ( ancorché falsa )
immagine che si erano costruiti con la WWII e la seguente propaganda
holliwoodiana. Essi, prima idolatrati anche nell’angolo più remoto
del mondo come massimi benefattori dell’umanità, dopo la catastrofe
delle Torri Gemelle si videro recapitare la colletta di un misero
villaggio di capanne africano, di Bantù o Masai non ricordo: anche
l’Africa più remota, più primitiva e più povera derideva il Colosso
ormai nudo. Neanche in Europa le cose sono totalmente negative. E’
vero che il Patto di Varsavia si è sciolto mentre la NATO si è
estesa sino quasi a Mosca, ma che NATO è? Forse già non è in grado
di funzionare: gli USA non sono riusciti a mandarla in Iraq, dove
davvero avevano e hanno una tremenda necessità di aiuto, e forse
quando sarà il momento non riusciranno a mandarla da nessuna altra
parte. L’opposizione di Francia e Germania non è stata incidentale;
è strutturale e non cesserà più, e per la Germania ci si ricordi che
non ha riavuto la Germania dell’Est per niente. Quindi l’immortalità
della NATO non è ancora un dogma.
Comunque lei chiede qual è ora la funzione della NATO. A mio parere
nella mente degli USA essa deve: tramite le minacce fare tornare la
Russia nella parte di spauracchio; operare la solita sovversione ai
suoi confini, come riuscito bene in Ucraina e Georgia; capitando una
escalation militare garantirsi che l’Europa occidentale ( compresa
la GB questa volta ) sia accuratamente nuclearizzata e tolta per
sempre dalle carte geografiche del pianeta ( credo che ci siamo
andati vicini con la guerra del Kosovo: grazie gen.Jackson ); usarla
per interferire nelle vicende interne dei Paesi membri, specie
condizionando i militari locali. Sono i soliti scopi, cui gli USA –
che evidentemente sono in piena euforia – ne hanno aggiunto uno che
io non avevo previsto: l’utilizzo della NATO come forza militare
ausiliaria per assecondare gli assalti colonialisti USA in tutto il
mondo.
Domanda 4)
Quali prospettive vede per una possibile indipendenza europea e
quali fattori rallentano ancora oggi l’attuazione di un serio
progetto politico? In particolare quali ruoli giocano i principali
protagonisti , Francia, Germania, Russia e Turchia?
Risposta 4)
L’indipendenza europea è legata allo scioglimento della NATO e alla
chiusura delle basi militari USA, e quindi torniamo al punto
precedente: la NATO traballa, però c’è ancora e soprattutto ci sono
ancora le basi USA. L’indipendenza europea così è ancora un
miraggio. L’UE potrebbe prendere l’iniziativa dello scioglimento
della NATO, da sostituire con quelle proprie forze che possiede in
abbondanza, ma il problema è che ci si ritrova con una UE dove non
solo c’è la GB ma si sono anche aggiunti i Paesi dell’Est ex URSS
che si sono dimostrati più legati agli USA che all’UE: questo penso
che sia stato l’errore, la mossa che non bisognava fare,
l’allargamento a Est della UE. Con l’ingresso della Turchia le cose
sono destinate ad aggravarsi, è ovvio. Occorrerebbe, per fare un
passo sicuro sulla via dell’indipendenza europea, che la Francia
prendesse la leadership dell’UE mettendo sotto la Gran Bretagna, ma
Chirac non mi sembra all’altezza: solo dopo aver subito ( assieme
agli altri continentali, specie la Germania ) il bidone USA della
guerra contro la Serbia è sembrato guarire dalla mistica del Western
World ( magico sintagma USA che sta per American Interest ), ma la
sue reazione è incerta, non emette ruggiti ma belati. La Germania
non avendo armi nucleari non ha alcun peso politico ed è così
disperata da essersi aggrappata alla Francia, il nemico di sempre,
ma il sodalizio non sembra produrre sinergie. Logica vorrebbe che
entrambi si agganciassero alla Russia, che ha pari interessi, ma
torniamo sempre al punto precedente. Per quanto riguarda la Russia
essa sta giocando la partita decisiva della sua intera storia: o
vince o scompare, forse anche fisicamente. Nel 1989, 15 anni fa, la
Russia ha fatto la prima mossa contro il suo mortale nemico,
offrendo un pedone avvelenato ( la Germania dell’Est ) che è stato
accettato. Ora la partita va avanti. La Turchia per forza sua non
sarebbe una protagonista della politica europea: è una neocolonia
USA di prima categoria, ed è anche nemica da sempre dell’Europa. Ma
gli USA la vogliono inserire in Europa continentale in funzione
antieuropea e gli europei continentali come al solito non riescono a
evitare l’ennesimo bidone targato USA. L’ulteriore pericolo
rappresentato dalla Turchia è il progetto USA di risuscitare
l’Impero Ottomano in funzione antirussa, antiaraba e antieuropea al
contempo ( sono straordinari questi americani ). Un protagonista
assoluto della politica europea invece è la Gran Bretagna. Ma quanto
c’era da dire a proposito è stato detto: non è da oggi che la Gran
Bretagna è la disgrazia dell’Europa.
Domanda 5)
Uno degli argomenti più sconvolgenti dei suoi libri è il ruolo
politico giocato dal traffico internazionale di droga nella
strategia statunitense. Può spiegarci gli obiettivi di Washington al
riguardo e alcune delle sue attuali implicazioni?
Risposta 5)
Nel mondo moderno il traffico di droga è sempre stato una faccenda
di Stato. Per quello che si sa il primo Stato a gestire il traffico
di droga per ottenere grandi scopi internazionali fu la Gran
Bretagna. Verso la fine del Settecento la GB aveva tutta l’India
come colonia, ma voleva anche le preziosi merci della vicina,
popolosa e indipendente Cina, tè, spezie, sete, pellicce eccetera.
Solo che il tutto costava, perché appunto prezioso. La GB già da
molto trafficava con l’oppio del Bengala ( il gen. Clive, 1725-74,
il vincitore di Plassey e conquistatore dell’India, era divenuto
oppiomane ) quando a un certo momento si rese conto che c’erano
molti potenziali consumatori in Cina, dove però l’oppio era
proibito. Allora in Bengala furono create enormi piantagioni di
papavero da oppio, lavorate prima da schiavi e poi da ex schiavi (
nelle colonie inglesi la schiavitù sarà abolita nel 1833 ), e
l’oppio fu contrabbandato in Cina in quantità sempre più alte; era
un contrabbando alla luce del sole, che avveniva tramite le società
commerciali insediate a Canton, ma lo Stato cinese era impotente a
fermarlo perché gli si parava davanti la Marina da guerra inglese.
Alle società inglesi impegnate nel traffico, fra cui spiccavano la
Dent & Company e la Jardine & Matheson, sin da subito si
affiancarono, anch’esse protette dalla loro Marina da guerra, delle
società statunitensi, che però anziché in Bengala reperivano l’oppio
in Turchia. Ben presto il vizio dell’oppio, la cui sostanza attiva è
l’eroina, raggiunse in Cina una diffusione straordinaria: verso il
1835 su una popolazione di 400 milioni di anime gli oppiomani erano
calcolati in 12 milioni ( saranno calcolati in 40 milioni ai primi
del Novecento ), mentre per l’acquisto dell’oppio dalla Cina
uscivano 100 milioni di tael d’argento, laddove le entrate statali
annue erano di 40 milioni di tael. La GB aveva realizzato la regina
delle triangolazioni: oppio dal Bengala alla Cina, argento e merci
dalla Cina all’Inghilterra, il tutto spendendo qualcosa giusto per i
trasporti via mare. Il governo cinese cercò con ogni mezzo di
fermare quel contrabbando di oppio che stava rovinando finanze e
popolazione ma gli Inglesi si opposero con le armi, piegando i
Cinesi in due guerre dette appunto dell’Oppio, la Prima nel 1838-42
e la Seconda nel 1856-60. In tutte queste vicende i missionari
Occidentali, sia protestanti che cattolici, stettero coi trafficanti
e se qualcuno si chiede perché mai la Cina oggigiorno non tolleri un
clero cattolico dipendente da Roma ora lo sa.
E’ impossibile che il governo degli Stati Uniti non sia implicato
nel traffico di droga. Al tempo del contrabbando in Cina appena
visto la complicità di Sua Maestà britannica era lampante:
nominalmente tutto era gestito dalla East India Company di Londra ma
questa da sempre operava per conto del governo ( Clive era un
dirigente della Compagnia ) e le protezioni della Royal Navy erano
plateali. Meno così invece per la responsabilità del governo USA,
che stava defilato. Poi le grandi società narcotrafficanti inglesi e
statunitensi a una a una chiusero i battenti, a cominciare dalla
East India Company, e lo smercio di oppio, poi diventato eroina,
continuò in Cina tramite una organizzazione criminale locale detta
Shanghai Cartel, che continuò sino alla fine della WWII, anzi direi
sino al 1949. Negli anni Trenta negli USA i rapporti con il Shanghai
Cartel erano tenuti dalla mafia italoamericana ( Cosa Nostra ), dove
spiccava il boss Lucky Luciano, che usava l’eroina per schiavizzare
la sua rete di prostitute; forse Luciano controllava anche il
trasporto dell’oppio dalla Turchia alla Cina. In ogni caso non
trapelarono collusioni significative del governo USA col traffico di
droga. Sino a che non arrivò la guerra del Vietnam e non
cominciarono a comparire negli USA prima degli sporadici articoli su
giornali e riviste e poi dei libri che denunciavano molti episodi di
intrecci fra traffico di droga e agenti e funzionari del governo
federale USA. Fondamentali al riguardo furono due libri usciti nel
1972, “ The Politics of Heroin in Southeast Asia “ di Alfred McCoy e
“ The American Heroin Empire “ di Richard Kunnes, ed uno uscito nel
1984, “ In Banks We Trust “ di Penny Lernoux. Sono testi
fondamentali per le copiose e concrete informazioni che riportano,
ma non offrono la chiave risolutiva della questione. Così come non
la offrono del resto autori e giornalisti statunitensi più recenti
come il povero Gary Webb, morto l’anno scorso, forse assassinato,
forse dall’FBI. Narrano tali scritti di tutti gli episodi in cui
agenti della CIA, funzionari di altre Agenzie, militari e mezzi del
Pentagono sono stati scoperti a trasportare eroina o cocaina, a
lucrare comunque dal traffico, e - come rivelò la Lernoux – quanto
alta fosse la presenza di ex ammiragli della Flotta USA del Pacifico
nei consigli di amministrazione di banche notoriamente dedite al
riciclaggio di narcodollari, banche situate sia all’estero e sia
soprattutto proprio negli USA, in Florida, e precisamente a Cape
Coral. Questi autori lasciano sempre la possibilità che in ogni caso
si trattasse di episodi di corruzione personale di singoli agenti e
funzionari, che approfittavano delle situazioni per arricchimenti
personali illeciti; oppure, alla peggio, che si trattasse di
operazioni di Agenzie segrete eseguite turandosi il naso per
racimolare quei finanziamenti che il virtuoso Congresso negava, come
nel caso dei Contras del Nicaragua, finanziati dalla CIA proprio col
traffico di cocaina verso gli USA: il fine buono giustifica i mezzi
cattivi.
Mancava insomma un motivo per cui il governo USA dovesse
compromettersi in prima persona, anche se con mille cautele è ovvio,
in una politica come quella della gestione di tutto o di parte del
traffico internazionale di droga: i vantaggi finanziari erano
evidenti, ma non potevano essere decisivi, specie se si pensa che
gli USA i dollari li stampano a volontà. Io credo appunto di avere
scoperto quel motivo, un motivo – era ovvio - politico, e non
economico o finanziario. E’ quanto ho appunto esposto in “ Vecchi
trucchi “ in un capitolo apposito, l’ultimo, intitolato “ La
strategia della droga “. Lì rimando per la cronistoria del
coinvolgimento USA col traffico e tanti altri dettagli. Qui
sintetizzo solo il suddetto motivo. Il controllo del traffico
internazionale di droga serve al governo USA come strumento per
influenzare, sovvertire e mantenere legati governi di Paesi esteri;
in pratica il traffico internazionale di droga per gli USA è un
sistema enorme, planetario, di distribuzione di mazzette, mazzette
poi di soldi altrui non propri. Il concetto è semplice: controllando
il traffico gli USA possono scegliere chi farvi partecipare, e
scelgono nei Paesi presi di mira quei personaggi capaci di garantire
un governo ben disposto verso gli USA, e cioè verso i loro interessi
commerciali; in pratica quei personaggi capaci di rendere i loro
Paesi di Tipo A, che sono politici, militari, poliziotti,
giornalisti, prelati, giudici ecc.
E’ uno strumento più potente di quanto non si creda. Intere aree del
mondo, direi quasi interi continenti, hanno Paesi con governi che si
possono sovvertire comprando un po’ di militari, politici e altre
figure assortite; si pensi all’America Latina, all’Africa, a certe
aree dell’Asia del sud est, all’attuale Europa balcanica e dell’Est
e ad altri Paesi ex URSS del Caucaso e dell’Asia centrale. E queste
corruzioni vengono operate dallo Zio Sam in modo indiretto ed
elegantissimo, lasciando credere all’interessato non di venire lui
corrotto ma di essere lui il corruttore. Inoltre come detto, i
danari non sono sborsati dallo Zio Sam, ma da tutti i Paesi dove si
acquista droga dall’estero. Gli esempi di interi governi
condizionati dal traffico di droga tramite il coinvolgimento dei
loro vertici sono decine: si pensi al Panama del gen.Noriega, agli
altri Stati dell’America centrale, a certi ministri e Presidenti del
Messico, ai vertici politici e militari della Colombia e
dell’Ecuador, allo straordinario caso del Paraguay, dove la cocaina
veniva normalmente trasportata con aerei cargo militari, al Cile di
Pinochet, all’Argentina di Videla, ai governi di Saigon al tempo
della guerra del Vietnam, agli attuali Thailandia e Laos,
all’Albania e alla regione del Kosovo, alla Turchia, all’Azerbaijan.
Inoltre, oltre che per corrompere governi, il controllo del traffico
di droga serve anche per reclutare, armare e mantenere interi
eserciti di terroristi, che attacchino vittime prescelte: i Contras
del Nicaragua si pagavano essenzialmente da sé, coi proventi della
cocaina che contrabbandavano dall’America Centrale negli stessi USA,
in base alla “ licenza “ rilasciata dallo Zio Sam; l’esercito
dell’UCK del Kosovo era formato da criminali e sbandati vari
attirati col traffico di eroina proveniente dal Triangolo d’Oro e
dalla Turchia, due zone di coltivazione del papavero entrambe sotto
il controllo USA; i guerriglieri della Cecenia sono pagati nello
stesso modo. E’ interessante notare come i Talebani
dell’Afghanistan, al tempo accusati dallo Zio Sam di moltiplicare le
piantagioni di papavero, invece avessero quasi eliminato quella
produzione, ripresa in grande stile dopo l’occupazione del Paese da
parte di USA-NATO. L’Italia non è immune da questa peste
statunitense: l’UCK ha smobilitato in Albania e Kosovo e si è
trasferito in Italia sotto forma di immigrati più o meno clandestini
mischiati alla massa, che ovviamente hanno ottenuto una grossa fetta
del traffico di droga, inizialmente solo eroina che portavano da
casa e poi anche cocaina del Sudamerica scambiata con eroina.
Furbi questi americani, non è vero?
***
Bibliografia di John Kleeves:
Vecchi trucchi. Le strategie e la prassi della politica estera
americana (Il Cerchio, Rimini 1991)
http://it.altermedia.info/cultura/vecchi-trucchi_922.html
Sacrifici umani. Stati Uniti: i signori della guerra (Il Cerchio,
Rimini 1993): http://www.tilsafe.com/libit/020-LDO-IC.html
http://it.altermedia.info/cultura/sacrifici-umani-stati-uniti-i-signori-della-guerra_970.htm
l
Un Paese pericoloso. Storia non romanzata degli Stati Uniti
d'America (Barbarossa, Milano 1998):
http://www.tilsafe.com/libit/002-LDO-CSEB-p-LDO.html
http://www.arabcomint.com/UN%20PAESE%20PERICOLOSO.htm
http://www.informationguerrilla.org/gli_usa.htm
Divi di Stato. Le balle spaziali di Hollywood (Settimo Sigillo, Roma
1999)
http://xoomer.alice.it/sitoaurora/Hollywar/Divi1.htm
Per acquistarli:
http://www.ilcerchio.it/ilcerchio/index.htm(inserire nella ricerca
per autore "kleeves")
30/11/2007