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Alzo Zero 2008
Il Gazzettino, 21 mar 08
di Massimo Fini
C’era una volta in Europa...
Se vi dicessi che c'è in Europa un Paese dove non esiste la
disoccupazione, non esiste il lavoro precario, non esiste il
problema dei pendolari, non esiste l'inflazione, dove le tasse sono
al 10\%, dove ognuno possiede una casa e quanto basta per vivere e
quindi non ci sono poveri, mi prendereste per matto. E avreste
ragione. Perchè questo è il Paese che non c'è. Ma è esistito. E'
esistito un mondo fatto così. E si chiama Medioevo Europeo.
La disoccupazione appare, come fenomeno sociale, con la Rivoluzione
industriale. Prima, con una popolazione formata al 90/95\% da
agricoltori e artigiani, ognuno, o quasi, viveva sul suo e del suo,
aveva, nelle forme della proprietà o del possesso perpetuo, una casa
e un terreno da coltivare. E anche i famigerati 'servi della gleba'
(i servi casati), comunque una realtà marginale, se è vero che non
possono lasciare la terra del padrone non ne possono essere nemmeno
cacciati. Non esisteva il precariato perchè il contadino lavora
tutta la vita sulla sua terra e l'artigiano nella sua bottega che è
anche la sua casa (per questo non esiste nemmeno il pendolarismo).
Il giovane apprendista non percepisce un salario, ma il Maestro ha
il dovere, oltre che di insegnargli il mestiere, di fornirgli
alloggio, vitto e vestiti (due, uno per la festa, l'altro per i
giorni lavorativi; ma, in fondo, abbiamo davvero bisogno di più di
due vestiti?). Dopo i sette anni di apprendistato il giovane o
rimarrà in bottega, pagato, o ne aprirà una propria. Senza
difficoltà perchè c'è posto per tutti. Gli statuti artigiani infatti
proibiscono ogni forma di concorrenza e quindi, di fatto, la
formazione di posizioni oligopoliste. Per tutelare però l'acquirente
(oggi diremo 'il consumatore') gli statuti stabiliscono regole
rigidissime per garantire la qualità del prodotto.
Nelle campagne il fenomeno del bracciantato si creò quasi a ridosso
della Rivoluzione industriale quando i grandi proprietari terrieri
cominciarono a recintare i loro campi (enclosure) rompendo così il
regime delle 'terre aperte' (open fields) e delle servitù
comunitarie (ad uso di tutti) su cui si era retto per secoli lo
straordinario ma delicato equilibrio del mondo agricolo. Per molti
contadini, non avendo più il supporto delle servitù, la propria
terra non era più sufficiente a sostentarli. Ma fu un fenomeno
tardo. Perchè la concezione di quel mondo, contadino o artigiano,
era che ogni nucleo familiare doveva avere il proprio spazio vitale.
Scrive lo storico Giuseppe Felloni: "Le terre sono divise con
criteri che antepongono l'equità distributiva all'efficienza
economica".
Le imposte, comprendendovi quelle statali, quelle dovute al
feudatario, nella forma di prelievo sul raccolto e di corvèes
personali, la 'decima' alla Chiesa, non superarono mai il 10\%. E'
vero che anche i servizi erano minimi, ma per molti aspetti di
quello che noi oggi chiamiamo 'welfare' sovveniva la Chiesa,
naturalmente nei modi consentiti dai tempi.
Non esisteva l'inflazione. I prezzi rimanevano stabili per decenni.
Una delle rare eccezioni fu la Spagna degli inizi del XVII secolo a
causa dell'oro e dell'argento rapinati agli indios d'America. E nel
suo 'Memorial' Gonzales de Collerigo scrisse con sarcastica
lucidità: "Se la Spagna è povera è perchè è ricca". Che è poi la
paradossale condizione in cui si trovano molti Paesi
industrializzati di oggi.
In quel mondo, per quanto a noi appaia incredibile, non esistevano i
poveri. Il termine 'pauperismo' nasce nell'opulenta Inghilterra
degli anni '30 dell'Ottocento. Fu Alexis de Tocqueville, uno dei
padri del mondo moderno, ad accorgersi per primo dello sconcertante
fatto che nel Paese del massimo sforzo produttivo e industriale
c'era un povero ogni sei abitanti mentre in Spagna e Portogallo,
dove il processo era appena agli inizi, la proporzione era di 1 a 25
e che nei Paesi e nelle regioni non ancora toccate dalla Rivoluzione
industriale non c'erano poveri. Perchè è la ricchezza dei molti,
alzando il costo della vita, a rendere poveri tutti gli altri. Che è
quanto sta accadendo oggi in Russia, in Cina, in Albania, in
Afghanistan e persino in Italia.
Su tutto questo, credo, dovrebbero riflettere coloro che fra un mese
saranno chiamati a governarci.
31/03/2008