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Operazione 'scalate pulite'
 

L’arresto di Gianpiero Fiorani, ex Ad di Bpi, protagonista della scalata, poi fallita, ad Antonveneta sembra aver scosso e non poco il mondo politico, dato il coinvolgimento di numerosi uomini politici. Ad infiammare un clima già di per sé rovente, ci ha pensato ieri il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, che impugnato il suo piccone di fiducia ha inquadrato tutto il polverone sollevatosi all’interno di uno scontro tra i due partiti forti dell’Unione, Ds e Margherita non troppi anni fa alleati proprio dell’ex democristiano nel dar vita al primo governo D’Alema.
Per l’ex ministro degli Interni “la vicenda di Antonveneta si inserisce in una guerra politica che è in corso da mesi, è come un detonatore piazzato su una carica di esplosivo”, la cui detonazione investirebbe irrimediabilmente il centrosinistra, dal momento che, secondo il senatore a vita i due maggiori partiti dell’opposizione “si stanno dando battaglia in vista del governo, l’economia è il terreno di scontro dove misurare i rapporti di forza”.
“Tra Prodi e i Ds – dice ancora il politico vicino alla struttura militare e filo atlantica Gladio - qualunque democratico non può che fare una scelta: i Ds”, arrivando anche ad ipotizzare che “nel breve tempo vinceranno Prodi e una parte della magistratura, ma alla lunga spero la sinistra democratica o almeno Berlusconi, che dà molte più garanzie democratiche di Prodi”.
Cossiga ha però voluto escludere ogni possibile disegno politico occulto incaricato di muovere l’inchiesta su Antonveneta anche se non può fare a meno di notare che “certi giudici si inseriscono in un vuoto di potere, e questo potrebbe avere di nuovo l’effetto di radere al suolo un’intera classe dirigente” perché “in questo momento con la guerra che c’è in corso, si stanno modificando equilibri delicatissimi: i magistrati entrano sul campo di battaglia, proprio dove si è aperta la crepa”. Crepa apertasi a sinistra nel momento in cui è iniziata la ‘guerra’ interna per l’egemonia del dopo voto, e l’unica soluzione, a detta di Cossiga sarebbe quella di “candidare a premier una delle tre punte dei Ds. Ma non lo faranno, perché continuano a credere di essere figli di un dio minore”.
Se l’avvento di un nuovo ciclone simile a quello di mani pulite e capace di spazzare un’intera classe politica viene solo accennata da Cossiga più preoccupato si mostra invece il ministro per le Politiche comunitarie, La Malfa, che in questa vicenda vede concreto il “rischio di un ritorno al giustizialismo, speriamo che non si arrivi agli eccessi di tangentopoli, a una nuova spettacolarizzazione della giustizia”.
Il capopopolo unionista Romano Prodi, plaude alla magistratura che “in una situazione di tensione di questo tipo finisce per essere l’unico potere che prende le decisioni. Fa il suo mestiere e ciò che mi dispiace è che ci sia solo quella”.
“Sono tanti mesi - ha detto ancora Prodi - che il problema della Banca d’Italia si pone, se non ci fosse questo problema sarebbe lo stesso uno scandalo ma non si metterebbe a rischio l’immagine di un Paese. Quello che mi preoccupa è il dilagare e mi auguro che vengano prese decisioni in fretta”.
Scende nuovamente in campo, a distanza di poco più di dieci anni, la magistratura e fa ovviamente sentire la sua autorevole voce il moralizzatore per eccellenza Antonio Di Pietro che ‘denuncia’ “stanno emergendo comportamenti di rilevanza penale con danni ingentissimi all’immagine internazionale del nostro paese, oltre ai risparmiatori e ai dipendenti della banca stessa. È nostro dovere dare voce alle vittime di queste azioni fraudolente e cercare di formulare proposte immediatamente operative per il risanamento morale ed economico del sistema finanziario italiano”.
Dai banchi della maggioranza prende invece la parola l’Udc Ronconi che attacca i demosinistri ed in particolare Violante che mentre chiedono le dimissioni di Fazio “non chiariscono i rapporti che direttamente e indirettamente hanno intrattenuto con le cooperative rosse e con l’Unipol nella scalata alla Bnl. È evidente che l’iniziativa della Bpi verso l’Antonveneta ha punti di connessione a quella dell’Unipol verso la Bnl ed è incredibile che ora i Ds tentino di recuperare la credibilità chiedendo le dimissioni di Fazio”.
L’arresto di Fiorani ed il grande polverone sollevato da questa vicenda non fa altro che riportare in prima pagina il ruolo delle banche italiane e i tanti dubbi sollevatisi intorno a Fazio nella scorsa estate.
La vicenda però riporta, come Cossiga e La Malfa hanno giustamente fatto notare, alla mente anche la stagione di ‘mani pulite’ quando la magistratura, spesso con metodi ed atteggiamenti anche discutibili iniziò a demolire dalle fondamenta un sistema politico per erigerne un altro, ora in questa operazione ‘scalate pulite’ siamo solamente all’inizio ma le avvisaglie sembrano essere le stesse, solo che stavolta si è partiti dal mondo della finanza.

 

Fabrizio Di Ernesto

Ultimo aggiornamento: mercoledì 21 dicembre 2005