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Bashar Assad
aperto al dialogo
Alessia
Lai
Le
dichiarazioni del presidente siriano Bashar Assad al quotidiano ‘Al
Hayat’ pubblicate lunedì prevedibilmente hanno suscitato commenti
negativi nella maggioranza governativa libanese.
Punti sul vivo dalle affermazioni del presidente siriano, per l’ennesima
volta mostratosi aperto al dialogo e al confronto nonostante la
martellante campagna atlantica contro il suo governo, gli amministratori
libanesi legati a doppio filo con Washington e Parigi hanno replicato
con la solita levata di scudi e le trite accuse di connivenza con gli
assassini di Rafiq Hariri.
Assad, nell’intervista, aveva in particolare evocato le divisioni tra i
libanesi, affermando inoltre che la Siria è pronta ad accogliere il
primo ministro Fuad Siniora (foto) e che le sue porte sono aperte anche
al capo di ‘al Mustaqbal’, Saad Hariri ed al generale Michel Aoun,
sottolineando che quest’ultimo, un tempo feroce nemico di Damasco, oggi
difende la Siria dagli attacchi dell’Occidente.
Da Berna, dove si trovava lunedì, il capo del governo libanese non ha
fatto altro che rifiutarsi di commentare le dichiarazioni di Assad,
limitandosi ad affermare che “i libanesi sanno di che si tratta”,
sminuendo quindi la portata dell’apertura siriana.
Il ministro delle Telecomunicazioni di Beirut, Marwan Hamadé, ha invece
definito l’invito rivolto da Assad a Michel Aoun una ‘strizzata
d’occhio’. “Quanto all’affare di Saad Hariri – ha poi commentato Hamadé
- è come se qualcuno tentasse di comperare la sua innocenza dopo avere
avuto un ruolo, in un modo o in un altro, nell’assassinio di Rafiq
Hariri. Non conosco nessuno della famiglia Hariri che avrebbe chiesto
tale appuntamento. Con il rispetto che ho per la separazione tra
l’indagine internazionale e le relazioni con la Siria, non credo che
Saad Hariri visiterà Damasco o che accetterà un invito prima della fine
dell’indagine, come ha del resto affermato sulla scalinata della Eliseo”,
ha dichiarato il ministro libanese sottolineando, con il riferimento
all’Eliseo, lo stretto legame del governo libanese con la ex potenza
coloniale francese, ispiratrice e sostenitrice di tutte le risoluzioni
che dal 2004 ad oggi pongono paletti nei rapporti tra Siria e Libano e
nelle faccende interne di questi due Stati sovrani.
Sull’invito al primo ministro, Fuad Siniora, Hamadé ha inoltre affermato
che l’appuntamento che gli era stato fissato era una specie di
“convocazione, cosa che è indegna del capo del governo del Libano”, ha
sottolineato, dimenticando probabilmente quali sono state le vere
provocazioni: una su tutte la pretesa della Commissione di inchiesta Onu,
guidata dal giudice Mehlis, di interrogare Bashar Assad alla stregua di
un qualsiasi cittadino siriano prescindendo, quindi, dall’immunità
concessa dalla legge internazionale a tutti i capi di Stato.
Il ministro dell’Informazione libanese Ghazi Aridi, si è aggiunto alla
schiera di ‘commentatori’, e dopo aver ricevuto l’altro ieri
l’ambasciatore degli Stati Uniti, Jeffrey Feltman, ha dichiarato che
“esiste una campagna condotta contro il primo ministro Siniora”,
affermando poi che, secondo lui, le opinioni di Assad “confermano quanto
detto dal ministro siriano dell’Informazione alcuni giorni fa (venerdì
scorso, ndr), come pure le parole del ministro degli Esteri, Walid
Moallem. Entrambi avevano respinto la visita di Siniora”.
Aridi ha imparato bene la lezione statunitense, stravolge la notizia e
la usa per dipingere il solito quadretto in cui il governo libanese è
vittima delle prepotenze siriane. Diffamate, diffamate…qualcosa resterà…