LA VERITA’
DI MILOSEVIC
Marzo 2001:
all'indomani della "rivoluzione
democratica" del settembre 2000 ordita dai padroni
d'oltreoceano e che aveva destabilizzato Milosevic,
l'ex presidente jugoslavo è arrestato a Belgrado e
venduto da alcuni traditori al Tribunale Penale
Internazionale dell'Aja, dove giungerà tre mesi
dopo;sul suo capo pendono le infamanti accuse di
genocidio, crimini di guerra e crimini contro
l'umanità, relativi alla guerra in ex-Jugoslavia ed
alla guerra in Kosovo di qualche anno dopo.
Col marzo 2001 comincia quindi il calvario che porterà
Milosevic alla morte, avvenuta poche settimane or sono
nella sua cella in isolamento all'Aja. Dopo averlo
dipinto come uno dei più crudeli e feroci dittatori
del XX sec., ("L'Hitler dei Balcani"!!!), e aver
raccontato ogni sorta di amenità sulla sua vita,
giornali e telegiornali di tutto il mondo hanno fatto
altrettanto sulla sua morte. Egli, secondo i paladini
della (dis)informazione, avrebbe smesso di prendere i
medicinali prescrittigli dal suo medico per curare
problemi di cuore, allo scopo di ammalarsi a di andare
a farsi curare in Russia, dove avrebbe trovato un
rifugio sicuro. Dunque sarebbe stato lui stesso causa
della sua morte! La realtà, come sappiamo, è molto
diversa, perché la morte di Milosevic poteva far
comodo solo a chi,in cinque anni, non è riuscito a
trovare uno straccio di prova contro di lui. Che egli
fosse un leader ancora molto amato in patria lo si è
visto poi alla sua morte: scene di grande commozione,
uomini donne e bambini in lacrime ne ricordavano
positivamente carisma e carattere.
Inoltre l'impressione che Milosevic ha
lasciato,durante questi ultimi difficili cinque anni,
è quella di un uomo dotato di grande forza di volontà,
che non ha subito passivamente le menzogne che gli
venivano riversate contro, ma anzi si è difeso con
onore, passando al contrattacco e trasformandosi da
accusato in accusatore. Ha chiamato in sua difesa una
moltitudine di testimoni, esibito un'enorme quantità
di documenti e non ultimo, è spesso riuscito a far
cadere in contraddizione i testimoni che deponevano
contro di lui, contribuendo a smontare falsi storici
colossali, come il finto bombardamento e la presunta
distruzione di Dubrovnik o il sempre presunto massacro
di Srebrenica.Purtroppo su questi sviluppi del
processo è calato il sipario mediatico. Accusato di
aver fomentato l'odio etnico e di aver accelerato la
distruzione della ex-Jugoslavia creando divisioni non
solo territoriali fra serbi e non-serbi, egli è
tuttavia riuscito a smascherare e inchiodare alle
proprie responsabilità i veri colpevoli di questi
crimini: Germania e Vaticano, che avevano fomentato la
secessione di Croazia e Slovenia, e gli Stati Uniti
che avevano incoraggiato la Bosnia -con armi e
denaro,ça va sans dire- a fare altrettanto. Riusciti
costoro nell'intento di distruggere la Jugoslavia e di
spartirsi l'appetitoso boccone, argomenta Milosevic,
bisognava completare l'opera. L'obiettivo era di
creare una sorta di zona franca nella quale far
transitare l'imponente traffico di droga, armi ed
immigrati diretti in Europa: e dove se non nella
geo-strategicamente vitale regione di Kosovo,
provincia originaria dei Serbi nei Balcani? E questo è
stato il "capolavoro" dell'amministrazione Clinton: ha
inscenato in quel di Parigi (più precisamente a
Rambouillet) nel febbraio '99, delle trattative farsa
sulla questione kosovara: ai Serbi veniva chiesto di
concedere incondizionatamente il proprio territorio al
transito illimitato di uomini e mezzi Nato. In
pratica, di rinunciare alla propria sovranità
nazionale. Come l'11 settembre 2001 fu il pretesto per
attaccare l'Afghanistan, come la supposta e mai
dimostrata presenza di armi di distruzione in Iraq fu
il pretesto per rovesciare Saddam, e come la legittima
aspirazione dell'Iran a perseguire un programma di
arricchimento dell'uranio a scopi energetici sarà il
pretesto per l'attacco alla Repubblica Islamica, così
lo sdegnoso rifiuto dei Serbi alla ridicola proposta
"di pace" di Rambouillet fu per gli Americani il
pretesto per sferrare, poco più di un mese dopo,
l'attacco già preparato da tempo. Nel massiccio
bombardamento NATO su Serbia e Kosovo vengono
scaricate 11000 tonnellate di bombe all'uranio
impoverito; in Italia, la complicità del governo di
centro sinistra di d'Alema, che mette a disposizione
basi, uomini e mezzi per quest'operazione, è
dichiarata ed ingiustificabile nella sua gravità;
Milosevic fornisce un enorme documentazione, anche
fotografica, del massacro di migliaia di civili e
della distruzione di scuole, ospedali e altri
obiettivi non-militari. Anche in questo caso il
silenzio mediatico è assordante. Dimostrando di non
avere rispetto alcuno per le vittime, la procuratrice
svizzera del Tpi, Carla del Ponte, ammette quei
massacri e riconosce l'utilizzo dell'uranio impoverito
ma, afferma, "Non è competenza di questo tribunale
trattare l'argomento". Così, mentre i mass-media di
tutto il mondo mostrano colonne disperate di profughi
in fuga dal Kosovo, attribuendo questa fuga alla
pulizia etnica ordita da Milosevic, si nasconde il
fatto, da Milosevic stesso ha ancora una volta
ampiamente dimostrato, che quella gente in realtà
fuggiva dai bombardamenti della Nato! Fin qui i
bombardamenti; ma a chi affidare il "lavoro sporco",
quello di pulizia etnica dei Serbi di Kosovo, quello
del genocidio e della sistematica distruzione di città
e villaggi serbi, di monasteri ortodossi e via
dicendo? Già dal '97 partono dagli Stati Uniti
cospicui finanziamenti alla formazione albanese
terroristica dell' UCK, arricchitasi ed armatasi nel
frattempo grazie anche ai proventi del narcotraffico.
Ha così inizio uno spaventoso massacro: si contano a
decine di migliaia i Serbi allontanati dalla propria
terra oppure massacrati, prima di venire ammassati in
macabre fosse comuni, ricoperte poi dai teloni della
Nato.
A tutt'oggi, la minoranza serba in Kosovo -che una
volta era maggioranza- subisce quotidianamente soprusi
e vessazioni. La farneticazione mediatica della Grande
Serbia si è sciolta come neve al sole, ma un'altra
minaccia, ben più concreta, si sta realizzando: la
Grande Albania, sorta di neo-colonia Usa che si
formerebbe qualora la regione kosovara ottenesse
quell'indipendenza -in pratica annessione all'Albania-
tanto auspicata da Washington. La Verità di Milosevic
che emerge, quindi, è tutt'altra rispetto a quella
dataci in pasto dai media: la verità è che nello
scorso decennio la Jugoslavia è stata teatro delle
peggiori amenità che l'uomo possa commettere:
massacri, genocidi, torture, stupri di massa, pulizia
etnica, e che sono in molti, in occidente, ad avere la
coscienza sporca; fra di essi NON si trovano certo né
Slobodan Milosevic né il Popolo Serbo. "Se ho commesso
una colpa" ammette amareggiato l'ex presidente
jugoslavo, "è stata non riuscire a difendere il mio
popolo dai massacri perpetrati da Croati, Bosniaci ed
Albanesi".
Insomma, di menzogne su questi fatti ne sono state
raccontate troppe, e per troppi anni; e finché la sete
di (in)giustizia del Tpi non si sarà placata, i mass
media continueranno ad imbottirci di menzogne, com' è
loro costume; offendendo così non solo la memoria di
Slobodan Milosevic, ma anche quella collettiva del
Popolo Serbo, la cui Storia è scritta con il sangue e
le sofferenze della sua gente.
Augusto Marsigliante