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NOTIZIE
La chiamano "giustizia". E’ una vergogna
Paolo
Emiliani
La
riforma della giustizia attuata dal precedente governo fu, in verità, una
riformina: si poteva fare molto di più.
L’allora ministro Guardasigilli, il leghista Roberto Castelli, ha comunque
il merito di averci provato fino in fondo, riuscendo a portare a casa quel
che poteva, viste anche le defezioni e i comportamenti ambigui che allora si
registrarono all’interno della maggioranza, soprattutto da parte di An e Udc.
Anche quella riforma è però risultata indigesta al centrosinistra, da tempo
legato mani e piedi alla lobby delle toghe, che non ha perso tempo per
affossarla.
Dopo aver eletto tutte le principali cariche istituzionali a colpi di
maggioranza, mostrando scarsissima attitudine al confronto, ora però
l’Unione pretenderebbe di concordare in qualche modo con la CdL il
“suicidio” della riforma Castelli.
Le trattative, però, come era prevedibile ed anche auspicabile, sono però
fallite.
Ieri, prendendo atto della fumata nera, il commento del presidente dei
senatori della Lega, che per ironia della sorte è proprio Castelli, è stato
lapidario: “hanno vinto i falchi della magistratura”.
A questo punto si andrà al voto in Aula. Con tutti i rischi legati
all'esiguità dei numeri dell'Unione a Palazzo Madama, ancora più in pericolo
dopo la defezione di De Gregorio dal partito di Di Pietro.
Il presidente dei senatori del centrosinistra, Anna Finocchiaro, insiste
però con la storiella del confronto (che per la sinistra è tale solo quando
vengono accolte le sue tesi). “Andiamo avanti con il ddl sulla sospensiva,
ma sul merito non interrompiamo il confronto - ha detto la Finocchiaro - Ci
sono alcune questioni che sono bisognose di una riforma e su cui escludo che
si possa trovare un accordo subito”.
Schifani di Forza Italia ha cercato fino all’ultimo una “mediazione
accettabile”, ma il più azzeccato sembra essere l’ironico commento del
presidente della commissione Giustizia del Senato Cesare Salvi: “l'acqua è
bassa e la papera non galleggia...”.
Già, la giustizia italiana sembra proprio una papera, ma una papera zoppa.
Scatenato invece il ministro Mastella che ha chiesto in Aula di “Sospendere
l'avvio della riforma dell'ordinamento giudiziario perchè altrimenti si
verrà a determinare un terremoto negli uffici giudiziari”.
Magari ci fosse un terremoto che permettesse di rifondare una giustizia
giusta, la riforma Castelli avrebbe promosso al massimo una scossa
registrabile strumentalmente, ma le toghe non vogliono sopportare nemmeno
questa.
Due le strade su cui sta lavorando il governo. Da una parte la riduzione dei
termini di sospensione dei tre decreti di attuazione della riforma
dell'ordinamento giudiziario, dall'altra la verifica dei margini per
intervenire su parti di articoli dei singoli decreti che resterebbero in
vigore.
Il centrosinistra deve molto ad una parte della magistratura ed ora che
questa intende difendere fino in fondo i suoi privilegi pretende la massima
mobilitazione dai suoi politici di riferimento.
Ci auguriamo che questa volta il centrodestra non ceda all’inciucio, che
questa ennesima violenza al diritto ed alla volontà dei cittadini italiani
non sia scambiata con qualche poltrona eccellente.
In certi casi bipartisan fa troppo rima con voto di scambio.
Si vada avanti con un confronto duro e magari con una crisi, ma questo
sarebbe sperare veramente troppo. Vedremo intanto se i senatori a vita
avranno il coraggio di fare la ruota di scorta della sinistra anche questa
volta.
03/10/2006